È finita

È finita, è chiaro.

La campagna vaccinale, dopo gli inevitabili singhiozzi iniziali, procede spedita ed efficace. C’è ampia evidenza che il rischio di trasmissione del virus all’aria aperta e tramite contatto superficiale è insignificante.

La prova del nove l’hanno involontariamente fornita i diecimila subumani che lo scorso 2 maggio si sono ammassati in piazza Duomo a Milano per festeggiare lo scudetto conquistato dall’Inter senza che ciò abbia minimamente interferito con le curve di contagio. Siamo entrati nel vivo della pandemia in coincidenza con una partita di calcio, la famigerata Atalanta-Valencia del 19 febbraio 2020, ne siamo usciti con Crotone-Inter del 2 maggio 2021. Federico Buffa ne trarrebbe certamente un meraviglioso storytelling, noi limitiamoci ad osservare che dal Covid si guarisce, dal pallone purtroppo no.

Stante la situazione, è abbastanza evidente che proseguire con il sudoku delle restrizioni non ha più senso. Spingere ulteriormente sulla vaccinazione, mantenere obbligo di mascherina sui mezzi pubblici e altre situazioni di compressione sociale, stabilire limiti ragionevoli di affollamento negli spazi chiusi in base alle metrature e riprendere le operazioni di tracciamento, test e trattamento frettolosamente abbandonate con l’arrivo della bella stagione 2020: questo è ciò che stanno facendo i paesi che più rapidamente stanno tornando alla normalità.

Purtroppo, come in ogni fase di emergenza, i pezzi di apparato che hanno visto espandersi a dismisura le proprie competenze sono restii a retrocederle, e quindi ci aspettano sei-dodici mesi di delirio normativo, fra linee guida governative, ordinanze regionali provinciali e comunali, disciplinari di settore e categoria. In poche parole: un immane casino, nel quale ovviamente sguazzeranno i controllori: prepariamoci a verifiche di enti e organi di vigilanza a tutte le ore del giorno, ciascuno con la propria check list che ovviamente contraddice quella del verificatore precedente.

D’altronde chi lo spiega alle starlette della virologia che per un anno e mezzo hanno imperversato sui media e dettato l’agenda pubblica, spesso avvelenandola (cfr. “il virus clinicamente morto”), che devono tornare nel buio e nell’anonimato dei loro laboratori e corsie? Li vedete in questi giorni che si affannano in tivù, appesi con le unghie e i denti agli ultimi inviti nei talk show come naufraghi aggrappati al relitto della notorietà.

Speriamo che quando verrà il suo turno il generale Figliuolo sia più accondiscendente.

Ph. ©Cottonbro @Pexels

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