Problemi alimentari nello sport, la posizione della Federazione Italiana Psicologi dello Sport

In questi giorni è stato evidenziato anche in Italia (all’estero ad esempio se ne parla già da molti anni con ricerche effettuate in Australia e in alcune nazioni del nord Europa) un problema gravissimo inerente l’alimentazione “scorretta” che è venuto alla ribalta con la denuncia delle atlete della Ginnastica Ritmica.

Lo sport che sottomette è un’immagine della quale vorremmo fare a meno ma purtroppo con questi comportamenti venuti alla cronaca in modo esplosivo non possiamo ignorarla.

In questo caso si può evidenziare quello che viene chiamato complesso di Adone, ossia la vigoressia che è più pericolosa della classica anoressia, meno conosciuta e se ne sottovaluta la pericolosità. In poche parole si tratta di un mondo spesso frainteso perché in questo caso si vede un fisico tonico e muscoloso che è più facile che venga interpretato come sinonimo di buona salute ma è ovvio che la spinta al dimagrimento, e soprattutto la costante pressione verso queste/i atlete/i per ridurre la quota di grassi nella composizione della massa corporea alla fine facilita nei soggetti vulnerabili uno sviluppo di pratiche volte a ridurre l’apporto calorico che alla fine scatena abitudini alimentari molto alterate, anomalie nel ciclo mestruale sino all’amenorrea, un rischio di osteoporosi e fratture ossee e una forte alterazione psicologica che può sfociare in stati di depressione profonda.

Una formazione dei tecnici poco adeguata, poco empatica e non basata sullo sviluppo dell’intelligenza emotiva non permette di capire questi segnali.

Purtroppo questi sport basati esclusivamente sull’immagine perfetta dell’atleta portano allo sviluppo di comportamenti abituali volti al controllo totalitario del peso corporeo con azioni, spesso alimentate da comunicazioni errate, quali il digiuno, il vomito, l’uso di pillole dietetiche, lassativi e diuretici.

Sono riconosciuti, quindi, come fattori di rischio di un’alimentazione errata il perfezionismo, la tendenza al forte impegno, l’eccessiva compiacenza alle richieste altrui, per non scordare tratti ansiosi e/o ossessivo compulsivi, la pressione ambientale a perdere peso, un’enfasi eccessiva per un corpo magro/snello, il timore del fallimento, la bassa autostima, sregolazione emotiva e sicuramente più gravi le pressioni delle compagne/membri del gruppo e dell’allenatore.

Va ricordato che l’eccessiva magrezza è dannosa anche e soprattutto ai fini della prestazione sportiva. Questi comportamenti che vengono sviluppati e rinforzati per raggiungere gli obiettivi prestazionali basati sull’estetica (semi-digiuno, purganti, attività fisica eccessiva) hanno in realtà un effetto contrario sulla salute fisica e psicologica di queste/i atlete/i.

Tutto questo, ricordando che lo sport è salute e benessere oltre agli aspetti agonistici, può essere evitato aiutando gli atleti, ma anche gli allenatori con una formazione strutturata anche su questi aspetti psicologici e con l’intervento, non sporadico, da parte di uno psicologo dello sport laureato e preparato in questo ambito con competenze anche neuropsicologiche nelle squadre e nelle federazioni. Questo è uno dei compiti che come Federazione Italiana Psicologi dello Sport ci siamo dati.

Diego Polani, Vicepresidente FIPsiS
Photo G. Scala/Deepbluemedia

 

Questa sera alle 18 su RAI Isoradio sarà messa in onda una trasmissione in diretta con alcuni personaggi tra cui il prof. Diego Polani, Vicepresidente nazionale della Federazione Italiana Psicologi dello Sport, su questo tema

 

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