Storia dell’istruttore di nuoto nei secoli

Le fertili piane comprese fra il Tigri e l’Eufrate videro finalmente crescere e prosperare una scuola nuoto organizzata.
Recenti ritrovamenti hanno dimostrato come il codice di Hammurabi comprendesse un articolato e rigoroso “Regolamento per l’utilizzo dei bagni pubblici pensili di Babilonia”.
Ispirato anch’esso alla legge del taglione, è stato decifrato solo in alcuni frammenti, qui di seguito riportati:
“Io, Hammurabi, principe di Bel, sublime patrono di Ekur, colui che ha conquistato i quattro quarti del mondo, reso grande il nome di Babilonia, quotidianamente venerato in Saggil, tralcio reale creato da Sin (segue per altre 130 lastre) (…) così comando,
che qualora qualcuno perda delle lezioni, non le recuperi, ma se le lezioni sono andate perdute per incuria dell’insegnante, ad esso siano amputate tante dita della mano sinistra quante sono le lezioni perse;
che in piano vasca non vi siano sedie, ma se ciononostante l’insegnante posa le natiche su alcuna superficie orizzontale, venga percosso sulle medesime natiche per millecinquecento volte con uno scudiscio di cuoio ed osso;
che le mamme degli allievi non sostino a bordo vasca, ma se esse insistono nel sostare, siano gettate in vasca con una macina da molino legata ai piedi;
che se un allievo non impara a nuotare entro un anno dal primo ingresso in piscina, la sua famiglia prenda possesso della casa dell’insegnante e ne goda il bestiame e i frutteti, e se l’insegnante si presenta chiedendo indietro del suo, gli venga mozzata la lingua”
Questi pochi stralci appaiono già più che sufficienti a spiegare l’eccellenza del movimento natatorio babilonese, costantemente vincitore nei confronti dei tradizionali rivali egizi.
Pur avendo l’intero Nilo a disposizione, gli Egizi non seppero mai dare vita a un team vincente, e ciò nonostante la pratica del nuoto conoscesse un’amplissima diffusione, come testimoniato da migliaia di geroglifici raffiguranti cittadini di ogni censo nell’inequivocabile atto di effettuare la bracciata a crawl e dalla diffusa abitudine di rappresentare il faraone munito di scettro e di un mezzo marinaio.
Le ragioni di queste continue debacle non sono del tutto chiare, ma senz’altro influirono la scelta di utilizzare blocchi di partenza piramidali, con il vertice rivolto verso l’alto, e l’abitudine degli atleti di percorrere le distanze di allenamento facendosi trascinare da due dozzine di schiavi nubiani, i quali non potevano però prendere parte alle competizioni.
Un altro serio problema era rappresentato dall’appello: terminato di trascrivere in geroglifici i nomi degli allievi presenti, il tempo della lezione era ormai concluso.
La scuola nuoto egizia lasciò comunque un segno importante con l’introduzione dei primi costumi integrali, formati da lunghi bendaggi di lino avvolti intorno all’intero corpo -purtroppo, alcuni inesperti effettuavano il bendaggio mantenendo le braccia lungo il corpo e le gambe unite: i resti di questi sfortunati nuotatori sono ancor oggi visionabili al Museo del Cairo*.
La tendenza ad innalzare a dismisura i blocchi di partenza per avvantaggiare i propri atleti, che trovò il proprio culmine nell’edificazione delle piramidi di Cheope Chefren e Micerino, portò prima alle vibrate proteste e poi al definitivo boicottaggio delle competizioni da parte dei Babilonesi, che diedero vita alla Lega Mesopotamica, il top del nuoto antico sino all’avvento della scuola ellenica, della quale parleremo in futuro.

*Dall’egizio: mum-mjah: “espediente che fa nuotare veloce come il pesce l’uomo che ha l’agilità della pietra del granito”

PRIMA PARTE

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