Cesare Butini: “Il nuoto merita attenzione. Sarà un Sette Colli spettacolare”

La stagione natatoria entra nel vivo. Manca poco più di un mese all’inizio dei Campionati Mondiali di Gwangju, ma nell’attesa, con il solstizio d’estate Roma apre le porte alla 56° edizione del Trofeo Sette Colli. Le grandi stelle del nuoto si daranno battaglia nella piscina definita da molti “la più bella del mondo”, teatro di tante prestazioni maiuscole e di record del mondo, ancora ad oggi imbattuti. Abbiamo dato la parola al Commissario Tecnico della Nazionale Italiana, Cesare Butini, che oltre a fornire un quadro della situazione in avvicinamento alla rassegna iridata, da il suo parere in merito al mondo dell’informazione sportiva attuale, alle nuove tecnologie e come queste abbiano influenzato il rapporto coach-atleta.

Cesare, cosa pensa dell’informazione sportiva odierna?

Il nuoto è movimento importante, che merita un’attenzione altrettanto importante. È sicuramente utile avere dei portali interamente dedicati al nuoto e agli sport acquatici in generale. Io non sono un cultore dei giornali sportivi, poiché non amo il calcio, che attualmente ha il monopolio dell’informazione sportiva italiana. Tuttavia ritengo che Nuotopuntoit al suo tempo, oggi Nuotopuntocom, o il sito istituzionale della Federazione rappresentino un veicolo di propaganda del nostro sport, ma anche d’informazione per noi tecnici. Mi piacerebbe che oltre ai risultati, prestazioni e report di manifestazione, si abbinassero anche gli aspetti più tecnici: corner dedicati alle esperienze degli allenatori, nuove metodiche di allenamento, ma anche le impressioni degli atleti. Bisogna trattare il nuoto a 360 grandi, senza dare troppo spazio al gossip, che a me personalmente non diverte. È vero che da appeal, ma io, da tecnico, preferirei saperne di più riguardo all’allenamento di un grande campione o il punto di vista di un allenatore e delle occasioni per migliorare.

Trova che i progressi tecnologici abbiano influito sul rapporto di comunicazione tra atleta e allenatore?

L’allenamento moderno si è evoluto, dando spazio e centralità alla tecnica. L’intensità è sempre alta e si ricerca un livello sempre molto vicino a quello di gara, pertanto si da molta attenzione al gesto tecnico e grazie all’ausilio di sussidi quali camere, tablet e smartphone riusciamo a stimolare l’interesse dell’atleta per quanto riguarda correzioni che possono, a primo impatto, sembrare banali. Il feedback dopo una ripresa è immediato e l’atleta ha modo di mettere in pratica la correzione all’istante. In quanto al rapporto di comunicazione con gli atleti.. beh parla con una persona che non ha né Facebook, né Instagram, ma so per certo che se ho bisogno di interagire con uno dei miei atleti e necessito di una riposta istantanea Whatsapp è utile, non ci sono email o telefonate che tengano. Dal punto di vista comunicativo abbiamo fatto senza dubbio un passo avanti. Del resto, non amo i social network, poiché trovo che se ne faccia un uso improprio  per l’80 per cento dei casi. Fermo restando che preferisco la sana comunicazione face to face. Comunicare significa condividere, avere un obiettivo e uno scopo comune: in questo consiste il rapporto tra atleta e allenatore.

Stiamo entrando nel cuore della stagione. Venerdì inizierà il Settecolli e poi i Campionati Mondiali. Quali sono le sue aspettative?

Sarà un Settecolli di altissima qualità. Un evento importante, poiché si tratta dell’ultima occasione per gli atleti per staccare il pass per i Campionati Mondiali di Gwangju. Sarà, inoltre, una sorta di termometro per capire la situazione a quattro settimane dalla rassegna iridata. Non mi aspetto prestazioni esagerate dagli atleti già qualificati, ma è importante avere un’idea della condizione in linea di massima. Purtroppo, a causa del calendario internazionale, non avremo a disposizione i giovanissimi, poiché la settimana successiva la nazionale giovanile partirà per Kazan in occasione degli Europei Juniores; un cruccio, ma al contempo utile perché stiamo pensando a un ricambio generazionale per il 2024. Premesso ciò, sarà una manifestazione spettacolare, le finali alle 19 in un ambiente magico, nonché una location eccezionale come lo Stadio Del Nuoto.

Secondo lei com’è cresciuto il nuoto in questi anni? Cosa si aspetta alla fine di questo quadriennio che si concluderà con le Olimpiadi di Tokyo 2020?

Io ho vissuto l’epopea eccezionale del nuoto italiano. Il momento d’oro di Sidney 2000 che è proseguito, crescendo esponenzialmente, fino a una piccola flessione in corrispondenza dell’Olimpiade di Londra, che non è stata positiva dal punto dei vista dei risultati e delle medaglie, ma già dal mondiale di Barcellona 2013 ci sono stati segnali di ripresa, un miglioramento lento, ma piuttosto costante. La squadra sta migliorando, si sta arricchendo di pedine giovani e proprio in questo consiste il valore aggiunto: la capacità di coniugare i giovanissimi agli esperti, in maniera eccezionale. Quest’anno avremo una ragazzina del 2005, che parteciperà al Mondiale, al fianco di Federica Pellegrini e Fabio  Scozzoli classe ’88 o Piero Codia classe ‘89. In questo modo affianchiamo l’entusiasmo tipico dei giovani all’esperienza dei grandi campioni. Il futuro? Sarà sempre più difficile mantenere una situazione di questo tipo. Un conto è arrivare in alto, un altro è rimanerci. Ricordo una bellissima frase che disse Federica Pellegrini, citando il suo storico tecnico, Alberto Castagnetti: “Quando arrivi in alto, ti devi mettere il cappotto e coprirti bene”.  Noi cercheremo di spingere il più possibile per mantenere questa situazione, la Federazione deve essere al fianco di società e atleti, supportandoli il più possibile, ma ammetto che non è semplice rimanere al top. Tuttavia ci impegneremo per farlo, grazie anche all’alta qualità degli atleti a disposizione.

Photo A.Masini/Deepbluemedia

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