Storia dell’istruttore di nuoto nei secoli

Tradizione vuole che, con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, il movimento natatorio abbia subito una brusca interruzione.
In verità le discipline acquatiche già da un paio di secoli declinavano insieme alla moralità dei cives romani, irreparabilmente corrotti dalle mollezze e dediti alla pederastia (celeberrimo l’affresco della domus natatoria raffigurante un istruttore nell’atto di sollevarsi la tunica e intimare agli allievi “attaccatevi al bastone!”).
I cosiddetti barbari erano invece ottimi nuotatori: Unni, Vandali, Normanni, Ungari (questi ultimi particolarmente versati per la disciplina dei misti, che allora prevedeva una diversa alternanza degli stili: farfalla, massacro, dorso, stupro, rana, cannibalismo, stile libero, genocidio) amavano cimentarsi negli sport acquatici. Tuttavia, l’abitudine di nuotare in vasche colme del sangue delle popolazioni sottomesse rese il nuoto una disciplina inevitabilmente invisa alle popolazioni latine per molti secoli a seguire.
Ma, nel chiuso dei monasteri, veniva tramandata l’arte natatoria (nonché la pederastia, ma questo è altro discorso), riassunta -si fa per dire- in monumentali tomi vergati a mano, tra i quali è indispensabile citare almeno la Summa natationis di Tommaso d’Aquino e le Questiones super pueris indisciplinatos di Duns Scoto.
La riscoperta del nuoto coincide con l’avvicinarsi dell’Anno Mille: il proliferare di profeti invasati prefiguranti un imminente nuovo diluvio universale spinge un numero sempre crescente di cittadini verso le poche piscine rimaste.
Passata la psicosi millenarista, con l’avvento della società dei comuni si assiste alla costruzione delle prime piscine pubbliche, che si diffondono a macchia d’olio grazie alla fruttuosa prassi di impalare sulla pubblica piazza i funzionari comunali che rallentano la realizzazione delle opere.
Il nuovo movimento natatorio europeo cresce e si fa spavaldo: documenti recentemente scoperti dimostrano inequivocabilmente che le Crociate furono in realtà trasferte di massa per partecipare a meeting internazionali in Medio Oriente.
Particolarmente sensibili all’innovazione, i crociati sviluppano i primi prototipi di total body suit che, a causa dell’arretratezza tecnologica, vengono realizzati in ferro battuto e chiamati “armature”: inevitabile la disfatta di fronte ai più leggeri e funzionali caffetani degli sprinter arabi.
Fallita l’espansione nel Medio Oriente, gruppi sempre più consistenti di nuotatori si imbarcano per cercare nuovi stimoli e nuove metodologie di allenamento: inizia l’epoca delle esplorazioni, che culmineranno con l’impresa di Cristoforo Colombo il quale, partito dal Portogallo per circumnavigare il globo e studiare le tecniche di allenamento dei nuotatori cinesi, i quali si favoleggiava possedessero tecniche straordinarie e applicassero una preparazione sofisticatissima (ma che in realtà già allora erano semplicemente dopati come cavalli da tiro), approda sulle coste americane. Annichiliti dalla superiorità tecnica ed atletica dei nuotatori locali, Colombo e i suoi epigoni adottano una metodologia assolutamente innovativa: sterminano le popolazioni indigene, eliminando così la concorrenza e riprendendosi la supremazia natatoria.
Nel frattempo, l’Italia dei comuni è pronta a dar vita a una delle più straordinarie vicende sportive di ogni tempo: il Rinascimento natatorio.

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