Whitewashing

Il 18 luglio si celebra il Nelson Mandela Day. Quest’ anno ricorre il centounesimo anniversario della nascita del leader africano che condusse, e vinse la lotta contro l’apartheid, la politica di segregazione dei cittadini di colore. Per quarantasei anni gli atleti sudafricani sono stati vittime di un contrappasso: l’apartheid impediva la partecipazione del loro paese a qualsiasi manifestazione sportiva internazionale. Così, talenti come Jonty Skinner, probabilmente il miglior velocista al mondo nella seconda metà degli anni Settanta, dovettero accontentarsi di competere nelle gare casalinghe e in qualche manifestazione del circuito di college USA. La fine della discriminazione ha consentito a due generazioni di nuotatori di iscrivere il loro nome nell’albo d’oro delle olimpiadi: Penelope Heyns, Roland Schoeman e i suoi compagni della 4×100 stile libero di Atene, Cameron Van Den Burgh (nella foto), Chad Le Clos. Ma dietro lo scintillio delle medaglie, natatoriamente il paese è ancora largamente spaccato a metà. Ne ha scritto sul Daily News la giornalista Cheryl Roberts, che ci ha autorizzato a tradurre una parte della sua inchiesta.

Le squadre di nuoto sudafricane sono così bianche che vi si potrebbe perdonare se vi convinceste che davvero i neri non sono portati per il nuoto. Nessun nuotatore nero ha mai rappresentato il Sud Africa ai Giochi Olimpici. I neri possono nuotare ad alto livello, e lo fanno anche in Sudafrica, in manifestazioni molto bianche: bianchi gli ufficiali di gara, i nuotatori, i genitori, gli allenatori.

Ma i neri ci sono. Alcuni giovani sono dei talenti straordinari, come la diciassettenne Khwezi Duma di Durban. Ma qualcuno si prenderà cura di questi talenti?

Il nuoto in Sudafrica è bianchissimo. I bianchi, i privilegi dei bianchi, l’arroganza dei bianchi pervadono qualsiasi evento. Ma giovani nuotatori di tutti i colori fraternizzano fra loro, si sostengono a vicenda, chiacchierano nelle vasche di riscaldamento, come una grande famiglia colorata.

Ma nel nuoto non basta il talento. Serve forza mentale. Io seguo con particolare attenzione le ragazze nere, e a venticinque anni dalla fine dell’apartheid il Sudafrica non ha ancora espresso una campionessa di colore. Le ragazze più dotate vengono indirizzate verso i “migliori” allenatori, che guarda caso sono tutti maschi bianchi.

Siamo certi che questi coach siano realmente interessati a coltivare il talento di queste ragazze fino portarle al podio olimpico? Sono seguite e curate come ogni altro talento? Soprattutto: i loro allenatori credono realmente nelle loro potenzialità?

Per adesso, sembra che oltre al cronometro i nuotatori neri debbano sfidare anche la bianchezza del nuoto sudafricano.

©Cheryl Roberts/Daily News

Leggi l’inchiesta completa

Vai al sito di Cheryl Roberts

Ph. ©Giorgio Scala/DeepBlueMedia

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