Chi ben comincia

Non era partita bene la carriera natatoria di William Smith. A sette anni aveva avuto la meningite. Era un bambino hawaiano e nel 1937 quelle isole non erano certo il centro di ricchezza turistica che sono oggi. Scampata la morte, rischiò l’uso delle gambe, che non volevano saperne di muoversi. Il padre lo portava tutti i giorni nella spiaggia di Waikiki, lo seppelliva nella sabbia calda per riavviare la circolazione, poi gli massaggiava le gambe con olio di noci kukui, la medicina universale delle isole, poi lo costringeva a muovere le gambe malate, poi lo costringeva a nuotare fino allo sfinimento. Dopo un anno Bill era guarito ed era anche diventato un nuotatore. A quindici anni cominciò a gareggiare. Perse due olimpiadi a causa della guerra, quando era il più forte stileliberista del mondo. A 24 anni era considerato vecchio, ma all’appuntamento olimpico, cui aveva sempre aspirato, non poteva mancare. Lo fecero capitano, per rispetto alla carriera, e vinse due ori per gli Stati Uniti d’America: 400 e staffetta 4×100 stile libero.

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