Gareggiare sapendo (probabilmente) di avere già perso

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Paradossale la situazione che sta vivendo in questi giorni a Gwangju il nuotatore cinese Sun Yang, il quale, secondo un’inchiesta resa nota dal Times, lo scorso settembre avrebbe manomesso un controllo antidoping distruggendo la fiala contenente il proprio sangue appena prelevato dagli ispettori.

Il pluricampione (tre volte oro olimpico e nove volte sul podio più alto ai Mondiali nelle specialità 200m, 400m e 1500m sl) sta gareggiando ai Mondiali di Gwangju 2019, grazie ad un ricorso in appello accolto dal Comitato Antidoping FINA formulato dal proprio legale Zhang Qihuai con la richiesta di sospendere la sanzione (la c.d. sospensiva). Il legale dell’atleta ha eccepito un “difetto formale”: egli sostiene che non è stato provato che gli ispettori, al momento del controllo, avessero i documenti necessari per effettuarlo e che non era possibile sapere cosa fosse realmente accaduto.

La WADA (Associazione Mondiale Antidoping) ha presentato appello contro questa decisione dinanzi al TAS (Tribunale Arbitrale Internazionale dello Sport), massimo organo giurisdizionale con sede a Losanna in Svizzera a cui vengono affidate le controversie giuridiche, regolamentari e finanziarie in materia di sport), il quale terrà udienza il prossimo settembre.

Se l’appello proposto dalla WADA venisse accolto, Yang, che era già stato squalificato per doping per tre mesi nel 2014, non solo potrebbe vedersi revocati tutti i risultati eventualmente ottenuti a Gwangju, ma anche e soprattutto potrebbe chiudere anzitempo la propria carriera a soli 27 anni. Il TAS infatti, come già fatto in precedenza con molti altri atleti, potrebbe irrogare una squalifica pluriennale all’atleta recidivo, che a quel punto finirebbe di gareggiare per sempre.

Il TAS, quindi, si troverà a decidere sul futuro del nuotatore cinese, la cui carriera è stata caratterizzata da vicende poco chiare, come quando nell’Agosto 2015 ai Mondiali di Kazan, si rifiutò di salire ai blocchi di partenza pochi minuti prima della gara dei 1500m sl senza darne mai una reale spiegazione; Si rammenta che gli atleti medagliati, sopratutto nella gare internazionali, necessariamente vengono sottoposti al controllo antidoping.

 

Articolo a cura di:

  • Andrea Doro – Laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Trento; Ufficiale di gara FIN (Arbitro nazionale di pallanuoto – Serie A2)

  • Cristina Varano – Avvocato del Foro di Roma; esperto di giustizia sportiva; Procuratore Federale FIJlKAM/FIPE; Procuratore Aggiunto FISE

OLYMPIALEX

Foto © Giorgio Perottino/Deepbluemedia/Insidefoto

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