Cime tempestose

La clamorosa protesta di Mack Horton, che ha rifiutato di condividere il podio dei 400 stile libero con Sun Yang e segue le urticanti dichiarazioni della ranista USA Lilly King, ha pochi precedenti nella storia dello sport ed è una spiacevole novità per il nuoto mondiale.
Spiacevole perché si può pensare tutto il male possibile di Sun Yang, al quale negli ultimi giorni abbiamo dedicato grande attenzione, ma la giustizia fai da te non ci piace.

Ad oggi Sun Yang è un atleta che ha scontato una squalifica per doping rispetto alla quale è pienamente riabilitato, ed è in attesa di una sentenza del Tribunale per l’arbitrato sportivo di Losanna (TAS) per una supposta ulteriore violazione delle norme antidoping.
Ha quindi pieno titolo per partecipare a questi Campionati del mondo e godersi questa vittoria, così come Gabriele Detti avrebbe avuto tutti i diritti di non vedere la sua medaglia di bronzo appannata dalle polemiche.

Meglio avrebbe fatto il nuotatore australiano ad attuare qualche iniziativa di protesta formale o di sensibilizzazione nei confronti del Comitato antidoping della FINA che ha accolto il ricorso grazie al quale Sun Yang ha potuto partecipare all’evento di Gwangju.
Anche perché è legittimo il dubbio che a posizioni invertite Horton si sarebbe goduto l’inno nazionale dal gradino più alto del podio.

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