(Facepalm)

Siamo in tanti ad avere dedicato gli ultimi vent’anni alla diffusione di una nuova cultura dell’acqua, intesa come un percorso educativo motorio acquatico rispettoso dei tempi di sviluppo psicofisico del giovane nuotatore.

Abbiamo speso ore, giorni, settimane a spiegare ai genitori che il nuoto è uno sport ciclico ad elevato impegno coordinativo e che per garantire l’acquisizione di una corretta motricità acquatica sono necessari pazienza, continuità, ambientamento.

Ci siamo seccati la lingua a forza di ripetere che i quattro stili non sono un obiettivo, ma uno dei mezzi con i quali si raggiunge l’obiettivo della sicurezza e dell’efficacia del nuotatore. Che il talento è una rarità preziosa che emerge negli anni e nel nostro sport non può in alcun modo essere individuato precocemente.

Il risultato? Italia, 2019:

(Sottotitolo: alla ricerca del talento nell’acqua)

Almeno l’originale faceva ridere:

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