Ancora sui genitori

Noi allenatori abbiamo una concezione decisamente clericale del nuoto. Per esempio nel rapporto coi genitori. è tipica l’intolleranza sulla loro presenza, e non è troppo diverso quando ci poniamo nell’apparentemente più mite posizione di chi deve  dire per forza tutto quello che devono fare. In sostanza stiamo spesso nella posizione di chi sa sempre cosa è bene per i loro figli, senza relazione e senza parità. Per andar bene devono accettare le nostre disposizioni senza critiche e senza necessità di spiegazione. Difficile  non nasca il conflitto, o la mistificazione, o il plagio, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Auspico una posizione più laica. Allenatori meno dogmatici nel pensare per gli altri e più sinceri nel pensare se stessi.

Perché lo sport è così importante per noi? Perché vogliamo riuscire? Perché avere altri che ci sostengano?

Pensare può essere pericoloso. Magari ci fa scoprire che non abbiamo niente da offrire, o che i nostri motivi non sono poi così desiderabili. Oppure può farci venire in mente qualcosa che vale la pena sapere, significati più  veri della nostra posizione. Significati che a forza di dare per scontati, abbiamo finito per dimenticare.

Tra le altre cose potremmo pensare che c’è del buono nell’avere l’altro come socio nella stessa  impresa. Potremmo scoprire di avere risorse che non potevamo vedere solo perché guardavamo altrove.

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