Sei medaglie di legno, un bottino prezioso. E le piscine continuano a riempirsi

Che il nuoto azzurro sia in continua crescita è indubbio ed indiscutibile. Mentre al ritorno dai Giochi di Londra qualcuno parlava di debacle, chi conosceva il movimento natatorio sapeva che era una fase di passaggio. Una o due medaglie in più non sarebbero state male ma tutto sommato la situazione non sarebbe certo cambiata.

Si parla sempre di nuoto.  Finalmente è finita l’era dei grandi eventi per cui il nuoto erano solo due o tre nomi letti sul giornale o sentiti al tiggì.

Come noto e Sydney 2000 (tra un anno il ventennale) rappresenta l’anno zero per il nostro mondo. Le imprese di Rosolino, Fioravanti e Rummolo sono note ai millennials perché storia. I nati 2000 hanno nel sangue gli effetti di quell’epopea ma oggi sono gli attori principali dell’ambiente: atleti, istruttori, tecnici del futuro. Europei, Mondiali ed Olimpiadi (ne sono già passate quattro, siamo ad un anno dalla quinta), hanno poi progressivamente avvicinato la società al nuoto.

Un risultato arriva per fortuna, due per caso. La spedizione azzurra a Gwangju rappresenta senza dubbio la punta di un iceberg (che abbiamo seguito e raccontato con attenzione). Una base solida di un qualcosa di unico:

  • Un percorso federale, partito ormai anni or sono, di conoscenze e competenze, di consapevolezza e condivisione, che coinvolge tutti i quadri tecnici, e che oggi finalmente è apprezzabile da tutti. Quale altra federazione ha costruito qualcosa del genere, non accontentandosi delle medaglie ma partendo dalla base?
  • Il percorso formativo della federazione ha diffuso e contagiato in modo capillare l’Italia intera: una vice-campionessa europea da Taranto ed un meeting travolgente a Bolzano. Poi le Universiadi  Napoli e una Riccione città del Nuoto oramai da un ventennio. Potremmo andare avanti senza stancarci, magari sorprendendoci continuamente.
  • Un movimento grande, tanti nuotatori, tanti atleti, amatori, iscritti ai corsi e praticanti più o meno occasionali senza numero.

Ma Il valore della spedizione di Gwangju, per il nuoto in vasca, va ben oltre le otto medaglie. Ognuna di queste rappresenta un risultato unico, frutto di un percorso unico. Senza voler analizzare l’impegno degli atleti – lo facciamo sempre a margine di ogni risultato – è opportuno valorizzare il grande lavoro che fanno le società, combattendo tra impegni e difficoltà logistiche ed economiche. Poi, non per minor importanza, i tecnici che seppur preparati e attenti si trovano a gestire situazioni e atleti per cui sono i particolari a far la differenza. Il clima ad esempio. Forse è proprio su questo punto che Gwangju deve rimanere impresso al nostro nuoto. Tra i tanti discorsi e commenti rimane il ricordo del DT Butini che parla di squadra e con tale convinzione fa percepire (eufemismo) quanto questo tema sia stato determinante per la spedizione coreana.

E per le sei medaglie di legno parliamo di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Oserei parlare di un bicchiere che si riempie ogni giorno. Parliamo di sei gare di assoluto valore. Soprattutto accanto ai 19 primati italiani ritoccati.
Non dimentichiamo ovviamente i grandi risultati giovanili di Bolognani. Il valore tecnico è espresso dagli ottimi risultati individuali ma soprattutto dalla classifica a squadre che vede l’italia protagonista, promettente, in considerazione di europei e mondiali juniores.

Ma il vero riscontro stiamo stiamo iniziando a godercelo proprio in questi giorni.

Telefonate, email, code in piscina. Prepariamoci a veder crescere ancora la base. Di certo non sarà come 19 anni fa ma l’incremento è continuo. Che si sia innescato un circolo virtuoso? Sarebbe carino, un giorno, sapere di una piscina aperta 24 ore.

 

Photo © Giorgio Scala / Deepbluemedia / Insidefoto

 

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