Scostumàti

Vicenda dai contorni boccacceschi ad Anchorage, in Alaska (USA), dove la diciassettenne Breckynn Willis è stata squalificata per avere indossato un costume che evidentemente lasciava troppo poco spazio all’immaginazione, tanto che la giudice arbitro ha dichiarato ai media locali:  “Quel costume era così stretto che potevo vedere le natiche toccarsi fra loro”

Immediate le proteste di Lauren Langford, allenatrice di Willis: “Tutta la squadra indossava lo stesso modello di costume, e solo Breckynn è stata squalificata. È dall’inizio della stagione che è stata presa di mira dagli ufficiali di gara, e guarda caso è l’unica atleta della squadra di origine afroamericana”.

Un evento che sarebbe stato probabilmente derubricato a cronaca locale è invece diventato una questione nazionale, toccando lo scopertissimo nervo delle discriminazioni verso la popolazione di colore e attirando l’attenzione niente meno che di Billie Jean King, tennista con dodici titoli del Grande Slam all’attivo e paladina dei diritti civili, che così scrive sul suo twitter:

Una delle migliori nuotatrici dell’Alaska, che aveva appena vinto la sua gara, è stata squalificata dal giudice arbitro per il modo in cui il suo costume, approvato dalla sua scuola, aderiva al suo corpo. Questo continuo controllo sul corpo delle donne è offensivo, sessista e sbagliato. Tutto questo deve finire.

Il clamore ha indotto a una rapida retromarcia la dirigenza dell0 Anchorage School District, che dalle dichiarazioni iniziali “La violazione commessa dall’atleta era grave e ingiustificata” è passata alla cancellazione della squalifica “dovuta ad un’errata applicazione delle regole”. La Alaska School Activities and Association, che organizza il circuito sportivo delle high school, ha confermato che il costume era conforme alle norme nazionali ed era stato già utilizzato in altre tre occasioni.

Le regole nazionali sono quelle emanate ad agosto 2019 dalla National Federation of State High School Associations a firma di Karissa Niehoff, direttrice esecutiva: “C’è una tendenza crescente, rilevata a livello nazionale, nel nuoto e nei tuffi a indossare i costumi da gara in maniera impropria, in modo da esporre i glutei”.

Per tenere (invano) alla larga le accuse di sessismo, Niehoff tiene a precisare che la questione è gender neutral, cioè riguarda indifferentemente maschi e femmine.

Non essendo pensabile di istituire commissioni che armate di fettuccia misurino la superficie di natica esposta, c’è grande curiosità per scoprire come gli enti regolatori del nuoto giovanile USA affronteranno la questione.

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