Guerra e Pace

Che lo sport sia un sostituto della guerra si è sempre detto. Ci sono favolosi studi antropologici che lo dimostrano e un sacco di narrativa sportiva che lo dice. In realtà basta ascoltare la più stupida delle telecronache per dimostrarlo. Sfide, sconfitte, colpi di mano, trionfi, distruzioni, superiorità, annientamenti, dominio… tutto parla di guerra quando si fa sport. Guts Muths il padre prussiano dell’educazione fisica, il fondatore dei Turn, le società sportive del mondo tedesco, antesignane delle nostre società ginnastiche, aveva immaginato proprio che il loro scopo fosse questo: preparare alla guerra. Compito istituzionale? Riscattare il popolo tedesco dalla vergogna della sconfitta subita dai francesi a Jena. Praticamente la preparazione fisica dell’uomo costruita sul risentimento di un popolo contro Napoleone. Ha perfino funzionato. Non c’è bisogno di scomodare Hitler o Mussolini e neanche la guerra fredda per trovare altre conferme che hanno funzionato. Azione come spirito di “Ressentiment“, direbbe Nieztche. Probabilmente, senza dirlo, ma è quasi sempre stato così. Eppure la più importante manifestazione sportiva del mondo, l’Olimpiade, nasce da un’intuizione opposta, assolutamente anticonformista. De Coubertin ha pensato che lo sport può essere il massimo perché gli uomini riescano ad esprimere la possibilità del vivere la pace tra loro. Nessuna edizione è mai stata davvero in piena coerenza con questo principio. Ad ogni olimpiade ci sono state beghe, truffe, inganni, magagne e conflitti. Eppure a me  piace riflettere sul fatto che è lo spirito di questa idea rivoluzionaria che ha reso i Giochi Olimpici la manifestazione più affascinante del mondo. Perfino affascinante per chi li rinnega più o meno inconsapevolmente. Foto: Guts Muths e Pierre De Coubertin.

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