“Siamo tutti violinisti sul tetto”

Per chi si interessa veramente di nuoto quello di Gabriele Salvadori (nella foto, secondo da sinistra) è un riferimento imprescindibile. Formatore visionario, imprenditore innovativo, docente scrupoloso, come tutti i caratteri forti ha sempre diviso gli addetti ai lavori intorno alle sue posizioni. Posizioni che possono piacere o meno, ma che vanno conosciute e comprese per arricchire il proprio bagaglio culturale. Vi presentiamo un estratto di un’intervista molto più ampia che potrete trovare sul n. 8 di AQA – per una nuova cultura acquatica

Gabriele Salvadori: veneziano di nascita, nuotatore e pallanuotista, nel 1984 fonda la Ranazzurra società sportiva della quale è tuttora amministratore unico e con la quale gestisce le piscine di Conegliano (TV) e del Lido di Venezia. Colonna portante dell’UN Legnoflex Plavis (svariati titoli di categoria e un campionato italiano a squadre) fino alla fine degli anni Novanta, Ranazzurra ha vinto nel 2012 la classifica nazionale esordienti.
Gestore di impianti, docente del Settore istruzione tecnica della FIN, potete seguirlo sul suo canale YouTube e nell’area formazione di Ranazzurra.it.

Nuoto•com: Tu hai un approccio particolare alla scuola nuoto, che negli anni Ottanta era stato definito forse impropriamente “metodo Salvadori”. Puoi raccontarci come funziona la tua scuola nuoto, quali sono i suoi concetti più innovativi e quali invece i punti di contatto con la didattica più tradizionale?

Gabriele Salvadori: Ho trascorso 15 anni di onorato servizio come istruttore di nuoto alla scuola di mio padre, formatomi sui libri di James Counsilman (conosciuto personalmente agli stabilmenti comunali di nuoto della Paltana di Padova 50 anni fa) e sui metodi organizzativi che andavo a guardare nelle scuole nuoto di Gianni Gross a Padova e di Alberto Castagnetti a Verona.
Alla fine degli anni 70 sulla Tecnica del Nuoto scrissi l’articolo “Insegnare senza traumi è il migliore dei metodi” . Questo articolo era per me allora la summa del metodo tradizionale ma oggi è ormai da bruciare.
Nel 1979 alla Mestrina Nuoto abbiamo cronometrammo un gruppo di scuola nuoto dove i bambini portati in acqua alta facevano 12 secondi di attività ogni tre minuti! Il passaggio dall’acqua bassa all’acqua alta non funzionava nella nostra scuola nuoto.
L’amico Roberto Randetti aveva tradotto a quel tempo sulla Tecnica del Nuoto tre interessanti articoli di un certo Raymond Catteau che diceva che si doveva iniziare in acqua alta con i principianti e lungo il bordo. Gli articoli facevano al caso nostro ma avevamo molta confusione in testa.
Un’amica, Teresa Dini della UISP di Mestre, aveva conosciuto il professor Catteau in Francia e mi portò il suo primo libro “L’insegnamento del Nuoto”. Studiando quel libro ho imparato il francese. Nel suo libro a pag. 69 Raymond mi ha dato la botta definitiva e ha distrutto tutte le mie conoscenze come maestro di nuoto scrivendo “fino ad oggi abbiamo avuto una pedagogia del comando, da oggi dobbiamo avere una pedagogia dell’informazione”.
Dunque i nostri allievi non possono fare quel che chiediamo loro se non hanno costruito una esatta percezione dei propri movimenti.
A partire da questo principio, e non solo, ho sviluppato pazientemente nel corso di 40 anni una didattica che oggi sta a quella tradizionale come il digitale sta all’analogico ma che mi regala grandi soddisfazioni quando insegno.
Nell’estate del 1979 Catteau è venuto una settimana a Mestre e ci ha dimostrato che il nostro modo di insegnare a nuotare non aveva una teoria fondata alle spalle. Ricordo le reazioni e i pianti di alcuni di noi “affermati allenatori” quando Catteau dimostrò che dare la tavoletta per far battere i piedi era un “errore monumentale”.
L’accusa che è sempre stata rivolta a Catteau era quella di essere un teorico e che la sua era una scuola nuoto di laboratorio. A Conegliano dopo il 1984 (avendo in tasca le chiavi della piscina) ho messo in pratica le sue teorie e il suo rigore con migliaia di allievi e con grandi risultati, in un contesto di gestione che non trascurava le necessità di far quadrare i conti.
Vi è stato un altro elemento, tra i tanti, caratteristico del nuovo metodo.
In un articolo del 1991 Catteau, alla luce delle analisi delle immagini subacquee fatte ai nuotatori con telecamera fissa, ha presentato il modello tecnico di funzionamento del nuotatore che fu chiamato il “modello proiettile – propulsore”.
Questo modello teorico dimostra che il nuotatore avanza grazie e contro la resistenza dell’acqua e secondo i principi della fisica di azione/reazione e di conservazione della quantità di moto. La teoria dell’elica di Bernoulli, citata a sproposito per i nuotatori e a cui io stesso avevo creduto, viene gettata in un cestino per sempre. Non si tira con le braccia facendo le S ma si tira dritto, si prende l’acqua davanti e la si spinge indietro per avanzare con il corpo.
Come si insegna la tecnica dei campioni ? Attraverso un processo di costruzione e non insegnando i movimenti prima separatamente per poi metterli insieme.
Cosa si costruisce? Dapprima il galleggiamento, poi il proiettile (saper ridurre la resistenza al corpo che avanza) e infine il propulsore ( saper creare una resistenza per spostare acqua indietro ed esserne spinti avanti).

Poiché l’uomo è un terrestre, per la costruzione del nuotatore noi passiamo attraverso cinque livelli, cinque categorie di attività, dal galleggiamento alla propulsione.
Il sesto livello è l’allenamento, cioè la gestione dell’energia.
L’attività di apprendimento (del nuotatore) è centrale rispetto all’attività di insegnamento (del maestro), dunque meno parole e più spazio all’attività del bambino. Evitare i tempi morti e moltiplicare le esperienze purché siano finalizzate alla locomozione in acqua. Senza galleggianti e senza oggetti.
Si parte dall’osservazione (fammi vedere cosa sai fare). Ovvero si deve saper osservare l’allievo e individuare il suo livello di funzionamento, partire da cosa sa fare e non da cosa sbaglia. L’allievo non ha difetti ma funziona a partire dalle sue esperienze.Bisogna essere capaci di capire quale è l’ostacolo al miglioramento e bisogna essere essenziali ed andare al cuore del problema.
Tre ostacoli principali limitano l’apprendimento spontaneo: l’equilibrio in acqua, le rappresentazioni spontanee, le percezioni del proprio corpo.
L’equilibrio costruito a terra non è funzionale a quello necessario in acqua, a terra dobbiamo tenerci in piedi, in acqua dobbiamo lasciar fare all’acqua contro i nostri riflessi. Non siamo nati per nuotare!
Le rappresentazioni sono quel che pensiamo sia la realtà, solo provando possiamo scoprire che la realtà è diversa. Un esempio: chi non sa nuotare pensa che l’acqua lo tiri giù. L’esperienza dell’immersione gli fa prima sentire e quindi capire che non è vero.
Le percezioni in acqua sono modificare, per capire dove è il mio corpo nello spazio devo viverlo e toccarlo. Esempio: recuperando a dorso doppio con le braccia sott’acqua costruisco il piano orizzontale, sul petto girando le braccia insieme costruisco il piano sagittale e toccando le cosce con il pollice costruisco la fine della bracciata. Dove non vedo con gli occhi devo imparare a sentire con il corpo.
Sono qui evidenti le differenze con i metodi tradizionali, che per chiunque é difficile abbandonare per un metodo che ho verificato in 40 anni essere più performante ma complesso.


Con Raymond Catteau

NPC: Il tuo nome è più legato alla didattica del nuoto, puoi invece raccontarci qualche esperienza del Gabriele Salvadori allenatore?

GS: Vorrei raccontare alcune esperienze molto interessanti.
Due volte negli USA anni 80 a girare le università dei campioni, inviato per premio dalla federazione, la seconda volta con il povero Severino Rossini -eravamo ormai coppia di fatto e avremmo voluto non tornare a casa. L’insegnamento principale fu dato dal vedere cosa voleva dire allenare non degli individui ma una squadra. Mi colpisce oggi il giovane allenatore che si concentra sul suo unico campioncino , vive con lui in simbiosi e ne diventa l’amico e non il maestro.
Al ritorno dagli Stati Uniti subii una contestazione da parte dei genitori degli atleti per il fatto che li avevo “abbandonati” e scrissi con il gesso sopra l’ingresso della piscina “l’ingratitudine umana non conosce limiti” , opinione che non ho mai cambiato e che oggi si è anzi rafforzata. Il mio stile educativo fatto di rispetto reciproco dei ruoli e dei valori talvolta non è in sintonia con quello delle famiglie.
Negli anni 90, sull’onda della moda dell’allenamento della soglia anaerobica (che non era solo moda), ho conosciuto il dottor Pietro Vitiello di Rovigo; abbiamo cominciato a usare la fasce dei cardiofrequenzimetri e per anni ogni mese abbiamo prelevato una goccia di sangue a nostri nuotatori di tutte le età per capire la fatica (il lattato) dopo sforzi diversi. I risultati ovviamente andavano contro tutte le teorie legate all’età e alla distanza nuotata. Gli studi ci hanno permesso di conoscere meglio i nuotatori.

La riuscita, cioè il risultato ottenuto, ovvero il miglioramento, sono la chiave della motivazione nell’agonismo come nella scuola nuoto.
Nei nostri allenamenti non vi è un esercizio o una serie nei quali non sia definito il risultato da ottenere. Ogni ripetizione deve avere una consegna o un tempo da nuotare. A partire da questo principio fondamentale abbiamo costruito qualche anno fa delle schede di allenamento con l’aiuto del dottor Stefano Poser (all’epoca ricercatore presso l’università di Udine) che fanno riferimento al calcolo dei carichi di lavoro.
La tecnica, è superfluo dirlo, in Ranazzurra non occupa meno di 30 minuti ad ogni allenamento con grande cura del tuffo (proiettile) e del miglioramento dello schema corporeo.
Per riassumere, anche come allenatore non mi sono limitato ad ascoltare e fare come gli altri ma ho assunto un atteggiamento sperimentale.
Aggiungo che incoraggio molto i nuotatori ad esprimersi e fare proposte, li incoraggio altresì dopo il lceo a non sacrificare lo studio per il nuoto.


In azione come pallanuotista

NPC: Sei stato uno dei primi ad avvalersi delle nuove tecnologie nella didattica e nella formazione. In un’epoca di cambiamenti molto rapidi che rapporto hai con le nuove tecnologie? E come credi possano migliorare il lavoro dell’educatore sportivo e del formatore?

GS: Negli anni 70 con mio fratello David abbiamo comprato un videoregistratore a nastro. La passione per la tecnologia ce la trasmise nostro padre assieme a quella per il nuoto, due passioni costose che facevano disperare mia madre.
Spendemmo per filmare se ben ricordo un milione di lire, all’epoca era una fortuna. Abbiamo filmato sopra e sotto acqua i nuotatori per studiarli poi al rallentatore, ma non avevamo le possibilità di lettura dei fotogrammi che solo l’evoluzione tecnologica ci permise più tardi. Fu l’arrivo dei videoregistratori a cassette con fermo immagine e funzione immagine per immagine avanti-indietro che ci fece fare un salto di qualità nello studio dei nuotatori. Questa analisi video della tecnica ha per me sostituito ogni altra analisi o lettura di libri e manuali che copiavano le obsolete immagini del Counsilman di atleti anni 60.
La rappresentazione della tecnica del nuoto che verifico in alcuni istruttori e allenatori è vecchia di 50 anni!
Cosa vuol dire funzionamento del nuotatore. Cosa significa non lavorare sui movimenti (gli effetti) ma sulle azioni. Per esempio come capire dove inizia la propulsione del braccio e dove il recupero; quale è il ruolo dei movimenti dei piedi, perché avvengono incrociandosi? Perché il corpo dei ranisti sembra non avanzare dopo il recupero delle gambe? (Questo quesito ci impegnò per una settimana sull’analisi di tre secondi di video).
Nei corsi istruttori e nelle rare conferenze che tengo, proietto da tempo power point e video anche se penso che non bisogna intasare i canali di comunicazione di chi partecipa con bombardamenti di parole, di immagini, di suoni in contemporanea. Finisce che non ascoltano quel che dici. Per questo in conferenze brevi sono tornato a parlare senza proiettare immagini, come si usava prima del Mac.
Nel 2004, chiusomi in casa ad agosto e in soli 7 giorni, ho scritto le bozze del mio libro “Come un terrestre diventa nuotatore”, pubblicato e scaricabile gratis sul sito di Ranazzurra. Da allora il libro, frutto di una vita di esperienze, è ancora in bozza. Stamparlo vorrebbe dire ucciderlo, mentre vi sono un sacco di nuove esperienze da aggiungervi. Appunto che fine fanno le nuove esperienze che nascono andando in vasca. Vanno a finire su youtube. Infatti per aiutare gli allievi dei miei corsi istruttori ho pubblicato su YouTube alcune centinaia di brevi video che mostrano sia spezzoni delle lezioni in acqua con gli istruttori in formazione (che durante il corso vanno a casa e si rivedono) sia particolari situazioni o esercizi nuovi filmati nei corsi di nuoto con i bambini e gli adulti (sempre più difficile filmare a causa della privacy).
Il mio ambizioso progetto attuale è prendere le bozze del libro e renderlo multimediale con filmati linkati su youtube. Non ho fretta ma il tempo passa veloce…


Memorabilia

NPC: Un altro tuo tratto caratteristico è la molteplicità degli interessi. Quanto è importante per un tecnico sportivo avere una cultura ampia e variegata? O ritieni più fruttuosa un’applicazione specifica e verticale alle materie di propria competenza?

GS: L’alternativa alla “tuttologia” per un maestro di nuoto non esiste. Bisogna essere professori di tutto per essere migliori maestri di nuoto. L’alternativa è ripetere quel che abbiamo fatto ieri e nei giorni precedenti o quel che scrivono i libri vecchi di decenni. Bisogna far funzionare il cervello ogni giorno e rinnovarsi ogni giorno per essere interessanti con gli allievi e migliorare.
Per capire un fenomeno serve metterlo in relazione con tutti i campi della conoscenza. Innanzitutto la filosofia che è la scienza delle scienze: la filosofia ci spiega che la realtà contiene aspetti contraddittori, ad esempio nella fisica la resistenza dell’acqua ci frena ma permette di spingerci. Senza la resistenza dell’acqua non potremmo nuotare.
Per studiare la tecnica non basta la biomeccanica, il muscolo produce il movimento ma anche regola la sua attività attraverso le informazioni che ne riceve. Questo voleva dire a pag. 69 quel famoso libro letto 40 anni fa.
Le leggi della fisica ci spiegano il galleggiamento, le coppie di forze, la resistenza dell’acqua e la propulsione.
Psicologia e pedagogia non sono scienze astratte per chi insegna a bambini e adulti.
Sapere poi al mattino in che mondo bello e brutto viviamo non è privo di interesse.

“Come un terrestre diventa nuotatore” – la copertina 

NPC: Come valuti l’attuale momento d’oro del nuoto italiano? E quanto pensi possa durare?

GS: Durerà per sempre se si mantengono i tre elementi che lo originano. La gestione dell’impianto affidata dal comune sta in piedi solo con i corsi di nuoto, mentre in altre nazioni i comuni gestiscono direttamente e lasciano ampi spazi al bagno libero e poco ai corsi. Oggi vi sono molti più impianti di una volta e ciò comporta molta più scuola nuoto, anche se con meno disponibilità economiche per l’agonismo. La scuola nuoto privata italiana è il grande serbatoio per l’agonismo, forse il più grande in Europa. Mentre i corsi di nuoto scolastici ovunque producono poco da questo punto di vista.
Seconda considerazione. Il motore del nuoto italiano – come é sempre è stato – sono gli appassionati allenatori delle società. Che, purtroppo per loro, sanno guardare al presente ma non al loro futuro. Sono dei violinisti sul tetto. Un colpo di vento e possono cadere.
Terzo ma non ultimo. La capacità di questa Federazione è l’aver pazientemente trovato l’equilibrio tra società di base e organizzazione centrale, ben coordinando tutte le forze di questo movimento sportivo straordinario che è il nuoto in Italia.

L’intervista completa su AQA n. 8. Non sei ancora abbonato? Visita il sito ufficiale.

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