Il Prof. La Torre dal mondiale di Doha

Abbiamo raggiunto telefonicamente il direttore tecnico della Federazione italiana di atletica leggera professor Antonio La Torre,  impegnato a Doha con la squadra nazionale per i Campionati del mondo,  gli abbiamo posto alcune domande sulle problematiche legate alla prestazione sportiva in  condizioni climatiche proibitive come quelle della maratona femminile di Doha.

Atlete boccheggianti, atlete svenute come l’italiana Sara Dossena, prestazioni compromesse, registrati quasi 30 ritiri su 68 partenti e circa il medesimo numero di atlete che hanno raggiunto il pronto soccorso, durante o dopo la gara. Questo il risultato del contesto della maratona femminile andata in scena a Doha alla mezzanotte di sabato scorso con il termometro che segnava 32,7 gradi ed un tasso di umidità del 73,3%, condizioni decisamente  impegnative, estreme per una gara di endurance,  non solo sono state compromesse le prestazioni delle atlete, ma è stata messo a rischio la loro salute.

“Gara svolta tra barelle e ambulanze”, “Una via crucis più che una maratona” queste alcune delle descrizioni utilizzate dai media, in tale cornice la nostra Eleonora Giorgi è riuscita a gestire la situazione vincendo una straordinaria medaglia di bronzo.

Un contesto quello di Doha che gli atleti di tutte le discipline sportive potrebbero ritrovare in occasione dei Giochi di Tokyo della prossima estate, compresi i nuotatori in acque libere, ecco cosa ci ha spiegato in merito il dt Antonio La Torre, che ringraziamo per la cortesia.

Secondo lei a Tokyo potranno esserci condizioni simili a Doha?
Le temperature a Tokio non arriveranno a quelle di Doha. Le lunghe distanze a Tokyo sono previste al mattino, iniziando addirittura alle 5.30. Il vero problema è che l’umidità rischia di avere tassi di umidità ancor più elevati di Doha. Abbiamo mandato un’equipe dei nostri migliori atleti della marcia nello stesso periodo delle olimpiadi. Forse questo 2019 è stato anche per il Giappone uno degli anni più caldi degli ultimi 50 anni. Nella popolazione ci sono stati parecchi decessi per le alte temperature.
I nostri atleti e le nostre atlete con temperature intorno ai 25 gradi, a causa dell’umidità percepivano temperature intorno ai 40-42 gradi centigradi.
Dunque Tokyo sarà una spedizione da curare con estrema accuratezza, tenendo conto per le gare di resistenza di questa variabile delle condizioni climatiche che incidono pesantemente sulla prestazione. C’è anche molta preoccupazione nel comitato organizzatore, perché il tema riguarderà non solo gli atleti ma anche gli spettatori.

ph: IAFF.COM

Quanto il clima può condizionare la prestazione? Scambio termico, idratazione e quali altre possono essere le problematiche connesse?

Un tema ormai battutissimo nella letteratura scientifica e non solo. Ci sono ormai centri nel mondo che si sono organizzati. Proprio qui a Doha c’è l’ospedale Aspetar (struttura ospedaliera privata specializzata nello sport), uno dei centri più avanzati al mondo con scienziati di primissimo piano, tra le cose che studia ci sono proprio le risposte al caldo in condizioni di esercizio fisico ma anche di vita “naturale”.
La performance svolta attorno a temperature che si aggirano attorno ai 30 a volte ai 35 gradi , ma soprattutto l’abbinamento del dato della temperatura legato a quello dell’alta umidità condiziona pesantemente la prestazione di resistenza nel senso che uno dei problemi che gli atleti hanno in queste condizioni, è che una parte del sangue che serve a portare sangue nutrimento e scambio termico è costretto ad irrorarsi in periferia per far si che il corpo non si surriscaldi, e quindi viene in parte sottratto a quello che è il motore centrale la pompa cardiaca. Il famoso riferimento il massimo consumo VO2max che è un po’ la rappresentazione (volgarizzazione) della cilindrata del motore, in quelle condizioni non può mai toccare le punte massime, quindi diciamo che in quelle condizioni l’atleta deve consapevolmente gestire una riduzione di potenza per evitare di collassare o di trovarsi improvvisamente privo di energie proprio a causa del calore abbinato all’umidità.
Uno degli organi che più subisce questa influenza del caldo è direttamente proprio la testa, e anche quindi il cervello con tutto quello che ne consegue e bisogna preparare queste gare un po’ come coloro che si allenano non per prestazioni sportive ma che sono costretti ad esempio in missioni militari a volte nel deserto a saper stare esposti al caldo estremo per tante ore senza che questo diminuisca l’efficacia della loro prestazione fisica ma anche quella degli aspetti cognitivi.
Il problema più grande è di tenere rinfrescata la superficie corporea, di evitare che l’eccesso di umidità impedisca la traspirazione della pelle (primo organo ad avvertire il problema) i suggerimenti sono che gli aspetti coinvolti a queste condizioni di caldo particolare se non estremo sono quelle collegate sia ai classici parametri metabolici cardio respiratori e circolatori, l’altro è proprio un aspetto l’idratazione e la nutrizione, ultimo ma non ultimo l’allenamento del brain, vero e proprio allenamento del cervello a riuscire a rimanere e sopportare queste condizioni senza perdere lucidità e farsi sopraffare dal calore.

Pensa che il tema delle alte temperature per l’atletica abbia ricadute simili a quelle delle acque calde per il nuoto?
Sicuramente gli effetti sia in acqua che sulla terra ha conseguenze negative. 
L’aneddoto: Paltrinieri tornava dalla gara di Tokio svolta nelle acque in condizioni che bollivano i pesci (intorno ai 31 gradi l’acqua) si è incontrato con la Palmisano la nostra campionessa che tornava in questo stage fatto in Giappone in corrispondenza dei giorni dell’olimpiade, entrambi si sono confessati reciprocamente sulla difficoltà. Quando la risposta arriva da due campioni così la risposta è scontata : sia in acque libere che durante le gare di maratona e marcia su strada l’influenza di queste condizioni ambientali è pesantemente negativa sulla prestazione, bisogna quindi allenarsi a preparare le risposte corporee a queste condizioni.

 

Estratto da FIDAL – Ha ricoperto diversi ruoli nell’ambito della struttura tecnica federale, dal 2017 alla nuova nomina di Direttore Tecnico FIDAL nel settembre 2018 è stato responsabile del comparto endurance e poi anche come advisor dell’ufficio della Preparazione Olimpica del CONI. Autore di cento pubblicazioni scientifiche su riviste con “impact factor”, oltre ad un centinaio altri articoli divulgativi di carattere tecnico-didattico.

Foto di copertina dal sito Fidal.it

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