Genitori in alto mare

Cosa succede quando un brillante autore di satira, animatore di uno dei blog sportivi più caustici della Rete, deve elaborare il trauma di avere un figlio nuotatore? Ne scrive, ovviamente. Con grande piacere vi presentiamo un contributo di Alessandro Denti,  augurandoci che ci prenda gusto.

I genitori, le uniche “vittime” del nuoto giovanile. Ingestibili, invisi ai coach, martoriati dalla spola casa-impianto, sono spesso dannosi per la crescita del ragazzo, il tutto a causa delle loro straripanti emozioni. Ma davvero esistono emozioni sbagliate?

L’allenatore ti chiama in disparte per comunicarti che vedrebbe bene tuo figlio in preagonistica e iniziano i problemi. Eppure al bambino nuotare piace anzi, sembra non veda l’ora di cominciare, la possibilità di portarlo un po’ più spesso ce l’avete e il nuoto dicono sia un sport sano, perciò gli ingredienti perché sia una buona notizia ci sono tutti, ma solo a gioirne ti senti sporco: hai percepito l’orgoglio crescere in te, un tumulto immotivato, l’ha guadagnata lui la chiamata ma è come se il risultato fosse tuo.

“Il mio più grande successo sportivo? Quando mio figlio è stato chiamato in preagonistica.”

Vorresti sapere di più, vorresti sentirti dire che lo hanno chiamato perché è forte, perché è un predestinato, che il centro sportivo ogni giorno ringrazia divinità in ordine sparso per la venuta al mondo del ragazzo e invece niente, fornite le informazioni su giorni e orari, l’allenatore se ne va.
Tuo figlio non è un predestinato. Forse perché la “predestinazione” non esiste e in cuor tuo lo sai bene. Tu non eri predestinato a fare il tuo lavoro, ti sei impegnato per imparare a svolgerlo al meglio e nemmeno ci riesci sempre. Esistono le capacità però: alimentate da continuo impegno e passione, crescono e possono diventare qualcosa di più, ma ce l’hanno in milioni, quelle.
Inoltre tuo figlio ha meno di dieci anni, alla sua età anche per te era tutto un gioco e in quanto tale fra un anno potrebbe mollarlo annoiato, come ha fatto con gli altri giocattoli. Capisci presto che il “problema” è solo tuo e di come ti proietti in lui, sognando che realizzi i successi che non hai avuto.

Che noia.

Ma la famiglia non è inutile o marginale, sarete attenti a non creargli aspettative, ad esempio. Ti ricordi quando da ragazzino ti eri illuso e un po’ vantato di essere un fenomeno e come bruciò quella sconfitta? Perché perdere è doloroso tanto più sono disattese le aspettative, proprie e degli altri, soprattutto quando questi sono i genitori.
La preagonistica di tuo figlio sarà questo: mantenere la calma, portarlo avanti e indietro per centri sportivi, perdere continuamente cuffie e occhialini, mantenere di nuovo la calma e quando capita, gioire chiusi in uno sgabuzzino.

Ph. ©A.Staccioli/Deepbluemedia

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