Scampia, chiusa la piscina

La piscina del Rione Scampia di Napoli chiude i battenti per oggettive difficoltà economiche. Il territorio piange una delle più importanti opportunità di riscatto sociale.

Ieri un gruppo di frequentatori ha protestato davanti alla sede Rai di Via Marconi: una onlus per ragazzi disabili che in cuffia e accappatoio hanno voluto far sentire la propria voce (ANSA).

Ma come ANSA precisa, non si tratta della prima piscina chiusa a Napoli. Ad inizio 2017 fu chiusa la Piscina dello Stadio Collana del Vomero insieme al resto della struttura e dei servizi. Lo stesso era oggetto di riqualificazione per le Universiadi (il Mattino). I lavori però non sono arrivati a compimento in tempo utile.

“Con la chiusura dello Stadio Collana gli atleti si sono spostati sull’impianto di Scampia assieme ai ragazzi della squadra” – ci racconta Daniela Calvino, insegnante di italiano e storia in un istituto professionale, allenatore della squadra agonistica, nonché tecnico di nuoto docente SIT. Daniela di fatto ha allenato, fino a poco fa la squadra.

L’impianto di Scampia chiude per aver accumulato debiti. Come purtroppo altre realtà sparse per l’Italia, ma in questo caso è forse più importante capire cosa significasse una piscina in quel contesto.

“La situazione impiantistica – continua Daniela Calvino – è davvero problematica, ma il non riguarda solo lo sport. La scuola in cui insegno ad esempio (Rione Traiano ndr) è chiusa. Insegnanti e allievi sono costretti a fare i ‘doppi turni’ nella sede principale del quartiere Vomero.
Per la piscina si tratta di un contesto problematico. Manutenzioni carenti, vandalizzazioni dell’impianto lo hanno ulteriormente deteriorato ed impoverito, perché per garantire tranquillità era necessario predisporre una costosa sorveglianza notturna. In più l’obbligo di sottostare a tariffe pubbliche e quello di garantire servizio gratuito alle fasce deboli.  Non ultima la concorrenza di impianti privati circostanti che hanno pian piano allontanato utenti dalla struttura”

Un vero dispiacere per una comunità, quella del Rione Scampia, che aveva davvero bisogno di una piscina funzionante.

“Per Scampia, una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa, la piscina rappresentava un’opportunità riscatto sociale – conclude Daniela Calvino – e purtroppo assieme alla piscina ha chiuso i battenti un centro ludico per bambini più piccoli, dell’età della scuola primaria”

Un problema che va oltre un semplice braccio di ferro per le responsabilità. Sfuma il sogno di riscatto per un gruppo di atleti che nel nuoto avevano trovato valori ed obiettivi. Il tema porta sempre alla mente un pensiero. In fondo chi paga il costo sociale dello sport?

Nel frattempo è stata organizzata una raccolta firme.

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