Studenti/atleti: un modello che funziona

Il connubio studio-nuoto è sempre stato tema di grosse discussioni e controversie nel nostro mondo acquatico.

Il sistema scolastico negli Stati Uniti è uno dei principali motivi del successo sportivo americano. Lo sport è parte integrante della scuola. Lo sport viene visto come una vera e propria materia, che forma il carattere dello studente e che lo porta a sviluppare caratteristiche e qualità utili nella vita lavorativa futura.

Già dalle scuole elementari e medie, passando per le superiori (high school) fino al grado massimo delle università, o college che dir si voglia, lo studente viene incoraggiato a far parte della squadra della scuola.

Sono già diversi anni che lavoro anche come allenatore di scuole superiori ed ho aiutato oltre cinquanta atleti della scuola, e del mio club Azura, a proseguire gli studi in college americani con borse di studio più o meno importanti.

Oggi voglio provare a sfatare alcuni “miti” riguardo alle famose università americane e alle numerose possibilità che si possono ottenere senza bisogno di essere necessariamente “campioni del mondo”, in un sistema che ti permette di studiare per diventare ingegnere, medico, ecc. pur allenandoti ad alto livello.

Prima di tutto la chiave sta nella parola “student-athlete” (studente-atleta), dove la parola “studente” viene prima di “atleta”. Erroneamente si pensa che basti essere veloci per avere tutte le porte aperte, in realtà la chiave principale è il livello accademico.

Per poter essere ammessi ad università americane si devono passare esami di ammissione obbligatori: SAT (Scholastic Assestment Test) o ACT (American College Test) e, in aggiunta per chi non si diploma in scuole superiori americane, il TOEFL (Test of English as a Foreign Test).

È allo stesso tempo importante capire che, per rimanere nella squadra dell’università, la media scolastica (GPA, grade point average) deve essere superiore ad un certo standard stabilito dalla scuola. Scuola che sì agevola i propri studenti-atleti, cercando di organizzare i vari orari di lezioni con quelli degli allenamenti (quasi sempre una seduta al mattino presto prima delle lezioni e una seduta nel primo pomeriggio) e delle gare durante l’anno, ma che comunque esige risultati accademici elevati.

Molti conoscono solamente le principali università americane quali la University of Florida (i Gators, per intenderci), Stanford, Cal Berkley, Auburn, ecc, senza però sapere che esistono diverse divisioni (D1, D2, D3) ed associazioni (NCAA, NAIA, NJCAA). Dico questo per far capire che ci possono essere opzioni per tutti i livelli.

Per chiudere, in molti si chiedono se la scelta di intraprendere una carriera universitaria in America, continuando ad allenarsi, sia quella giusta. Io credo che sia una grande opportunità per il futuro di ogni ragazzo, sportivamente e lavorativamente parlando. Il nuoto è uno sport meraviglioso, che però vede, a livello mondiale, una percentuale bassissima di atleti riuscire a farlo diventare una vera e propria professione.

In questi ultimi mesi il nuoto, così come tutto lo sport universitario americano, sta attraversando una vera e propria rivoluzione, dove la proposta è che, a partire dal 2021, gli studenti-atleti universitari possano cominciare a ricevere compensi (con limitazioni che saranno studiate e approvate nei prossimi mesi) avvicinandosi così ad un livello professionistico anche nelle università, cosa impensabile fino a qualche anno fa.

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Grazie all’aiuto di Alessandro Xella, studente-atleta “sophomore” (ossia al secondo anno) presso Nova Southeastern University che ringraziamo anche per le foto di accompagnamento all’articolo, abbiamo creato un elenco di nuotatori italiani che hanno intrapreso la carriera universitaria negli Stati Uniti, studiando, allenandosi e gareggiando per la propria scuola. Se sapete di altri studenti-atleti non presenti in questa lista scrivetemi a g.alberani@nuoto.com

Nei prossimi post cercheremo di raccontare alcune delle storie di questi ragazzi e ragazze.

Delta State University – Cleveland, Mississippi
Federico Bracco
Giulio Brugnoni
Emanuel Fava
Lucia Martelli

Florida International University – Miami, Florida
Sara Gyertyanffy

Florida State University – Tallahassee, Florida
Francesco Peron
Tania Quaglieri

Georgia Tech University – Atlanta, Georgia
Christian Ferraro

McKendree University – Lebanon, Illinois
Fabio Dalu
Luca Simonetti

North Carolina State – Raleigh, North Carolina
Giovanni Izzo (Red Shirt, o anno sabbatico, in Italia)

Northern Michigan University – Marquette, Michigan
Roberto Camera
Katharina Springhetti

Northwestern University – Evanston, Illinois
Alessandro Burdisso (a partire da Gennaio 2020)
Federico Burdisso (a partire da Gennaio 2020)

Nova Southeastern University – Fort Lauderdale, Florida
Matteo Masiero
Alessandro Xella

Ohio State University – Columbus, Ohio
Andreis Semuede

Rutgers University – New Brunswick, New Jersey
Francesca Bertotto
Giulia Ghidini
Federica Greco
Sveva Schiazzano
Eleonora Trentin

Stanford University – Stanford, California
Alex Boratto
Joannes Calloni

University of Hawaii – Manoa, Hawaii
David Springhetti

University of Louisville – Louisville, Kentucky
Sasha Palazzo

University of Utah – Salt Lake City, Utah
Matteo Sogne

Virginia Tech University – Blacksburg, Virginia
Filippo Dal Maso

Wingate University – Wingate, North Carolina
Giacomo Viazzo

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