Il londinese Francesco Pavone

Abbiamo raggiunto ed intervistato il ligure Francesco Pavone, classe 1991, ex farfallista della nazionale italiana di nuoto con cinque titoli assoluti nei 200 farfalla ed un sesto posto ai Campionati in vasca lunga di Debrecen fra i risultati più importanti ottenuti in carriera. Francesco ha lasciato il nuoto nel luglio del 2016 per iniziare un nuovo percorso di vita all’estero, senza però allontanarsi mai troppo dal mondo sportivo. Di seguito l’intervista realizzata dal suo amico ed avversario in vasca, Marco Fognini, oggi allenatore di nuoto presso una società del Piemonte.

Intervista di Marco Fognini

NPC – Ciao Francesco, è un piacere ritrovarti.  Dai social media abbiamo visto che ti sei trasferito all’estero (Londra) e che hai intrapreso una strada nuova, pur sempre legata allo sport, di cosa ti occupi?

FP – Sono un Master Personal Coach presso una importante Palestra di Londra di una nota multinazionale e collaboro con la palestra “Musclework”, considerata “La Mecca” del bodybuilder britannico. Al pomeriggio alleno i miei clienti quotidianamente e insegno ai nuovi personal trainer l’arte del Coaching e della vendita. Per essere un buon personal trainer bisogna assicurarsi di fare due cose: fare un ottimo lavoro col cliente e assicurarsi che più persone possibile siano al corrente dei tuoi risultati.
Al mattino invece solitamente lavoro da casa, ho una piattaforma on line tramite la quale fornisco programmi di allenamento e indicazioni alimentari. In rete lavoro con una popolazione specifica: giovani uomini in carriera dai 25 ai 45 anni che hanno esperienza di allenamento contro resistenze ma i cui risultati stagnano da tempo per via dei ritmi di lavoro accelerati. Con i miei programmi riescono ad avere una struttura nell’allenamento e nella dieta che permette loro di aumentare leggermente la massa muscolare e diminuire sensibilmente la massa grassa. Il tutto con un approccio sostenibile e funzionale.

NPC – Progetti futuri? Un rientro in Italia magari sul bordo vasca o come preparatore atletico di una squadra?

FP – Ho in progetto di allenare sempre più persone da diverse parti del mondo. Amo viaggiare quindi vorrei che questo fosse il mio lavoro all’ l’ottanta per cento. Il restante venti vorrei lavorare dal vivo perché il “121”, una delle palestre con cui collaboro,  mi permette di trasmettere le mie conoscenze e la mia esperienza ed è più divertente, ma purtroppo gli spazi disponibili sono limitati.
Ho inoltre in progetto di fare una seconda gara di body building, ma non prima del 2021, ho esordito lo scorso agosto ed è stata un’esperienza magnifica. Ma ora ho bisogno di tempo per recuperare salute fisica e mentale per concentrarmi su altri aspetti della mia vita. Non escludo interamente il nuoto dal mio futuro ma sicuramente penso di poter fornire di più come direttore sportivo o preparatore atletico che come allenatore.

NPC – Andiamo indietro negli anni. Titoli italiani assoluti nei 200 farfalla , tante presenze in nazionale giovanile e maggiore, cosa ricordi con più piacere?

FP – Ricordo tre episodi in particolare nella mia carriera agonistica.
Il primo risale alla mia prima medaglia ai campionati regionali in vasca lunga. Si trattava dei regionali e piazzai credo un 2″26’00 in vasca lunga (200 farfalla). Ricordo che scoppiai in un pianto subito dopo la gara e i ragazzi più grandi non smettevano di prendermi in giro.
Il secondo momento è stato ai campionati italiani assoluti di Riccione 2013 dove nuotai 1″56’43, una delle migliori prestazioni mai nuotate se non ricordo male. Ricordo ancora che ai 150 metri durante la fase subacquea mi guardai attorno e l’avversario più vicino doveva ancora toccare il muro, chiusi gli occhi e quell’ultima vasca volò via come l’olio.
Il terzo momento è stato quando decisi di smettere. 2016, Luglio inoltrato al termine di un allenamento faticoso il mio coach (Simone Rigalza) vedendomi pensieroso mi chiese: “Franci, lo sai che non ti obbliga nessuno a gareggiare? È stata una tua scelta”. Scoppiai in un pianto liberatorio e iniziai la mia risalita nella vita.
È stato un momento forte che ricorderò per sempre. Ero un buon atleta ma non ero stato ancora in grado di costruire il mio futuro. Per chi come me ha iniziato a nuotare da ragazzino sa che il nuoto è sempre presente e intorno ai 20 anni bisogno decidere se continuare a nuotare, il che dipende da vari fattori come il contesto, la società, i risultati,  le motivazioni ed altro ancora, o se concentrarsi su un altro tipo di strada.  Sono contento di avere smesso di nuotare piuttosto giovane.

Photo Andrea Masini/Deepbluemedia/Insidefoto

 

NPC – Un campione in acqua e uno studente serio (laureato in scienze motorie) cosa ti senti di dire ai ragazzi che stanno nuotando e stanno pensando al loro futuro?

FP – Penso che ogni atleta debba approcciare il nuoto come un percorso costruttivo e divertente.  Il classico “Go big or go home!” non paga se usato in modo inappropriato. Vedo nel mondo troppi atleti che devono fare fronte a depressione, alcolismo o altri problemi nonostante le medaglie d’oro al collo. Non credo che per vincere serva necessariamente una struttura incredibile e una vita da monastero. Consiglio ai giovani ragazzi di vivere il nuoto con una passione, divertimento e professionalità. Ma sempre mantenendo un occhio al futuro. Non è stupido chiedersi a diciotto anni quali sono i progetti al termine della carriera agonistica. Pochissimi atleti riescono a vivere di risultati.

NPC – Come vedi il nuoto italiano in questa stagione olimpica?

FP – Ho ottime sensazioni. Penso che il cambio generazionale a livello di coach abbia alzato parecchio il livello. Vedo tanti giovani spensierati che salgono sui blocchi senza paura, il giovani Federico Burdisso è il primo che mie viene in mente degli avversari e questo fa molto piacere.

                          Photo Staccioli/Deepbluemedia/Insidefoto

La pagina Instagram di Francesco Pavone

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