Roma Locuta

Natare

“mille modis labens excussaque bracchia iacto, nescio quod medio sensi sub gurgite murmur territaque insisto propioris margine ripae.”

“Mentre fendevo (l’acqua) e in mille modi, la schizzavo guizzando, levando e rituffando le braccia, percepii uno strano bisbiglio salire da mezzo i gorghi e atterrita mi rifugio sul bordo della riva più vicina”.

Ovidio (42 AC/16 DC): Metamorfosi Libro V, versetto 594.

 

Una metamorfosi

Questo versetto proviene dalle Metamorfosi di Pubblio Ovidio Nasone, famosissimo autore romano del I°secolo. é un poema monumentale composto nell’anno 8 dopo Cristo. Si tratta di una raccolta di storie fantastiche. Ci sono dentro tutti i racconti di trasformazione che l’antichità greca e romana ha tramandato ai contemporanei e ai posteri. Il mito serviva a spiegare all’uomo quello che si poteva intuire, senza magari poterlo spiegare, della complessità e della condizione della vita umana, in questo caso del mistero che si cela nei cambiamenti, l’osservazione più impressionante cui l’uomo può assistere. I racconti lo dicono nella forma che si addiceva a loro, che era quella della narrazione investita di sacralità. Ascoltando queste storie il cives e il πολίτης prendevano coscienza di sé e imparavano come vivere e come pensare.

La storia

In questa storia è una ninfa che parla. Le ninfe erano pensate dai greci come divinità femminili, piene di grazia e di bellezza. Genî benigni ai mortali, abitatrici delle fonti, dei fiumi e dei laghi (naiadi), delle foreste (driadi o amadriadi), dei monti (oreadi). Per i Romani erano divinità delle acque e delle sorgenti. La ninfa in questione è Aretusa, figlia di Nereo e Doride. Sta fuggendo dall’ossessione morbosa di Alfeo, il figlio di Oceano, che  l’ha vista e la vuole possedere. Ovidio la fa parlare nel libro V, dove si racconta la sua storia. Per sfuggire Aretusa si rifugia ad Ortigia, l’isola di Siracusa e si salva nell’acqua. Prima perché sfugge a nuoto al suo assalitore, poi perché Artemide, dea protettrice della verginità, invocata da lei e impietosita, la trasforma in fonte.

Il nuoto

Ovidio ci dice molto del nuotare facile che piaceva ai romani. Il nuoto di Aretusa è un movimento alternato. Si muove “levando e rituffando le braccia”. Le sue mani fendono l’acqua provocando schizzi. Facendo così può rifugiarsi sulla riva opposta. é il crawl che la salva dall’abbraccio mortale del suo aggressore.

 

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