Doping Russia: efficacia, limiti e rimedi

Doping russo: da Glasgow 2019 a Kazan 2021, come cambiano gli scenari. La notizia dell’esclusione della Russia da tutte le competizioni internazionali arriva all’indomani della chiusura degli europei di nuoto in vasca corta di Glasgow dove l’Italia si è piazzata seconda nel medagliere finale proprio dietro alla Russia (!).

Per un verso ci si chiede, per puro spirito speculativo e senza alcuna critica, quale avrebbe dovuto essere la sorte della rassegna europea appena conclusasi; il ricordo, inevitabilmente, va allo scorso luglio quando l’australiano Mack Horton e il britannico Duncan Scott si rifiutarono di salire sul podio di Gwangju in seguito alla vittoria rispettivamente nei 400sl e nei 200sl del nuotatore Sun Yang, la cui vicenda è ben nota ai nostri lettori. La pronuncia della WADA ha efficacia “ex nunc”, non è retroattiva ed esplica i suoi effetti solo dal momento in cui viene posta in essere, pertanto il podio di Glasgow rimarrà invariato. Per altro verso ci si proietta al prossimo confronto europeo di Kazan 2021. Nella condizione attuale, la manifestazione cambierà location. Nella decisione, presa all’unanimità dal comitato esecutivo dell’Agenzia mondiale Antidoping, si legge che: “La Russia non potrà, per i prossimi quattro anni, ospitare o candidarsi ad ospitare alcun tipo di manifestazione internazionale. E che laddove il diritto di ospitare uno dei “Major Event” fosse già stato assegnato alla Russia, si dovrà revocare tale diritto e riassegnarlo ad un altro paese, a meno che ciò non sia legalmente o fattualmente impossibile. Inoltre, la Russia non potrà candidarsi per ospitare i Giochi Olimpici e Paralimpici del 2032 indipendentemente dal fatto che tale candidatura avvenga durante o dopo il periodo dei 4 anni di sanzione”. Anche l’interdizione dei luoghi per lo svolgimento degli eventi è una penalizzazione finalizzata a reprimere il fenomeno doping, tuttavia ci si chiede quali possano essere i rimedi effettivi ed efficaci per tamponare, ridurre ed eliminare questo fenomeno. È evidente, infatti, che le norme repressive operino successivamente ai fatti per come accadono e vengono accertati, mentre l’attività di prevenzione non risulti altrettanto efficace.

Il “caso Russia”, poi, emerge all’alba del terzo decennio del 21esimo secolo come “doping di stato”, con ciò evidenziando la oggettiva difficile “implementazione” di mentalità e pratiche sane. Lo Stato era già stato coinvolto in scandali sul doping e ai Giochi Olimpici invernali di Pyeongchang 2018 era stato privato della propria bandiera. La soluzione oggi adottata dalla WADA è indicativa della necessità di paralizzare a monte e indiscriminatamente – al netto di possibili esenzioni personali- tutta l’attività sportiva di una indiscussa protagonista dello sport mondiale qual è la Russia.

Si attendono azioni e reazioni processuali dal Cremlino, il quale ha già annunciato ricorso al TAS “per difendere i diritti dei loro atleti da un’isteria anti-Russia diventata cronica” secondo le parole del premier russo Dmitry Medvedev. La configurazione della responsabilità collettiva e generalizzata – una sorta di responsabilità ‘di stato’ – ovvero il riconoscimento della necessaria sussistenza di una responsabilità personale saranno argomenti, tra gli altri, su cui il TAS sarà chiamato a pronunciarsi in un’esperienza internazionale del tutto nuova.

Di fatto, oggi, possiamo solo prendere mestamente atto di questa decisione, poiché non appaiono, all’orizzonte, soluzioni attuali per futuri scenari diversi.

Cristina Varano – Avvocato del Foro di Roma; esperto di giustizia sportiva; Procuratore Federale FIJlKAM/FIPE; Procuratore Aggiunto FISE
Andrea Doro – Laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Trento; Ufficiale di gara FIN (Arbitro nazionale di pallanuoto – Serie A2)

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