Nuovo terremoto ai vertici dello sport italiano: si dimette Rocco Sabelli

Rocco Sabelli, presidente e amministratore delegato di Sport e salute SpA, la società istituita con la Legge di stabilità 2019 che ha rilevato le competenze dei CONI Servizi SpA e alla quale l’allora governo gialloverde aveva consegnato le chiavi della cassaforte dello sport italiano, ha rassegnato le proprie dimissioni con una lettera inviata al Ministro dell’economia Roberto Gualtieri e “per conoscenza” al Ministro dello sport Vincenzo Spadafora.

Le significative modifiche alla governance di Sport e Salute proposte con l’art. 29 dello schema di decreto legge recante “Disposizioni organizzative urgenti e proroghe di termini previsti da disposizioni legislative in scadenza”  prefigurano il venire meno di uno dei presupposti fondamentali che mi avevano indotto a offrire al Governo la mia disponibilità a guidare la Società, chiamata dalla legge 145/2018 a implementare la Riforma dello sport italiano, cui la stessa legge ambisce (…) Modifiche scaturite anche da una sintonia con l’attuale Ministro Spadafora mai nata e, credo, difficilmente possibile in futuro per evidenti e sperimentate diversità di cultura, linguaggio e metodi

L’articolo in questione prevede che il Consiglio di amministrazione di Sport e salute non sia più formato da tre membri (presidentea/amministratore delegato, un rappresentante del Ministero della salute e uno del Ministero dell’istruzione) più uno aggiuntivo a nomina CONI, ma da cinque più uno. I cinque saranno il presidente (nominato dal Ministero dell’economia “di concerto con l’autorità vigilante”, cioè il Ministero dello sport), l’amministratore delegato e un altro membro scelti dal Ministero dello sport, più i due già in carica. Un ridimensionamento del ruolo di Sabelli, che già si era visto sfilare dal Ministero dello sport la gestione del Fondo sport e periferie e che viveva un rapporto a dir poco conflittuale con il presidente del CONI Giovanni Malagò, al quale l’ex amministratore delegato di Piaggio e Alitalia ha risposto con le dimissioni.

Come diceva Gino Bartali, quindi, tutto sbagliato, tutto da rifare.

 

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