The rise (?) of ISL

Mi sono avvicinato all’ISL come alla nuova trilogia di Star Wars: convinto di assistere a un evento epocale che avrebbe rivoluzionato uno dei miei universi di riferimento. Entrambi gli spettacoli mi lasciano un senso di incompiuto, di meh.

Il motivo credo sia lo stesso: la sproporzione fra risorse e idee. Proprio come Disney con la creatura di George Lucas, il patron di ISL ha buttato sul piatto una montagna di quattrini e ha confezionato un prodotto formalmente impeccabile ma che fa vibrare poco le corde della passione. Le scenografie, spettacolari ma cupe. Loghi e colori dei team, impeccabili ma alla fine tutti uguali. I team stessi, costruiti come una raccolta di figurine di lusso ma dei quali si faticava a percepire l’anima. Anche le goliardate dei Centurions davano troppo l’impressione di essere studiate a tavolino. In una parola: un format.

Se l’obiettivo degli organizzatori era costruire uno spettacolo televisivo per un pubblico generalista forse l’esperimento è riuscito: lo diranno gli indici d’ascolto e l’eventuale interessamento di nuovi sponsor. Mi sembra che siamo invece ben lontani dal rivoluzionare la disciplina, anche per due “buchi di sceneggiatura” che personalmente trovo incomprensibili: la vasca corta e il sistema dei punteggi.

Fino a un certo livello la logistica impone dei compromessi, ma il nuoto vero è in vasca da cinquanta metri, la corta è al più divertissement. Pensare poi che uno sport di prestazione come il nuoto possa fare a meno del cronometro in sovraimpressione è puro autolesionismo. E infatti gli unici sprazzi di reale attenzione mediatica sono arrivati in occasione dei WR di Atherton Seto (nella foto) e Dressel.

L’unico vero elemento di novità di ISL rispetto ai circuiti ufficiali finiscono così per essere i soldi. Non esattamente una keyword intorno alla quale costruire una campagna di comunicazione per il grande pubblico. Certamente molto attraente per gli atleti, ma anche in questo caso fino a un certo punto: già diversi grossi nomi hanno dato forfait nonostante il circuito fosse collocato in un periodo dell’anno abbastanza innocuo per la preparazione, ma che succederà con la ventilata estensione del calendario a venti-venticinque tappe?

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