Il crawl degli Assiri

Guerrieri nuotatori.

Oltre a decapitare, amputare, scuoiare, eviscerare, stuprare e impalare, i guerrieri assiri, per generare il panico nei nemici, usavano anche il nuoto. Nel famoso bassorilievo rinvenuto a Nimrud, capitale degli assiri tra l’880 e l’860 avanti Cristo, lo si vede benissimo. La loro tattica era arrivare nella città senza essere visti. Per farlo nuotavano sott’acqua con l’ausilio di una camera d’aria di pelle di capra che usavano come un moderno respiratore. Quando entravano cominciavano a seminare il panico.

La guerra psicologica.

Come Neegan di the Walking Dead, usavano le pratiche più macabre per terrorizzare gli abitanti. Di fatto facevano la guerra psicologica per ottenere una dichiarazione di sconfitta più rapida. Le strade inondate di impalati, di teste infilzate su bastoni, di pelli di uomini scuoiati, servivano a shockkare il nemico. L’idea del dolore possibile avrebbe portato alla rinuncia ad ogni tentativo di opposizione. La cosa funzionava quasi sempre. Molte città si arrendevano senza neanche combattere. Ad un certo punto, però, saltarono furi Medi e babilonesi e anche gli assiri furono spazzati via.

Un nuotatore diverso

Ma nel famoso bassorilievo di prima, in mostra al British Museum insieme ad altri splendori dell’arte assira, si vede anche un nuotatore diverso. Lui non adopera nessuna pelle per respirare. Sta in superficie e per nuotare usa uno stile a braccia e gambe alternate straordinariamente somigliante al crawl. Aveva un compito diverso? Aveva perso il suo respiratore? Oppure era un originale con un particolare talento?

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