“Non ruberesti mai una foto” (l’Europa sta con i fotografi)

Quante foto scatto con quei bazooka con i quali mi vedete ostacolare il libero movimento dei giudici a bordo vasca?

Durante un mondiale o un olimpiade, circa centoventimila immagini. Comprese quelle che ho scattato a voi, quando vi siete messi in posa, più o meno spontaneamente. E in maniera più o meno riuscita.

Di solito, nelle photogallery di Deepbluemedia, ne trovate circa centocinquanta al giorno, ossia più o meno duemila immagini per raccontare un grande evento.

E le altre centodiciottomila, comprese le vostre, che fine fanno?

Circa l’ottanta per cento, ossia novantamila, vanno, metaforicamente, nel cesso. Sono sfocate, mosse, inquadrate male (ebbene si, cari atleti, se smetteste di muovervi verrebbero molto meglio), uguali alla precedente o alla successiva, illuminate male oppure hanno uno sfondo orribile, tipo un giudice in giacca rosa o un cameramen in shorts che non si fa la ceretta da vent’anni e un mese. In molti casi, quelle dei maschi le devo buttare perché colti mentre si stanno assestando il misero pacco. Quelle delle ragazze, specie se prese da dietro, purtroppo non le posso pubblicare, anche se spesso ne varrebbe la pena.

Ho amici (o ex amici) che mi chiedono la stessa foto da più di dieci anni. Resistete!

C’è chi mi chiede foto che non ho mai scattato. Magari è stato un mio collega, nel frattempo passato a più remunerativi incarichi oppure che non sapeva chi era quel deficiente abbracciato a Phelps che gli ha rovinato lo scatto. E ha buttato la foto.

Vi faccio quindi milioni di foto da anni, con l’illusione di cogliere, per un solo attimo, il vostro vero io. Che quel giorno è in acqua come non è mai stato. E io ci riesco, gli faccio il più bel ritratto in azione che gli possa mai essere fatto. Un’idea iperuranica di sé stesso atleta. Un’apoteosi di luce e colore, che Vermeer nasconditi.

In quel momento, posso anche permettermi di pensare “Caravaggio, non ti temo”.

E poi lui o lei, i miei soggetti, protagonisti del capolavoro del secolo, si comprano (di solito mendicano o rubano) la foto dove fanno la linguaccia su podio. Che la potevo fare anche con la Polaroid dell’uovo di pasqua.

Non parliamo poi dei selfie che, come si dice nei più ristretti circoli della capitale, me vojo ammazzà.

Tutta questa gloriosa introduzione per rendervi edotti. Se prima potevate fare finta di niente, ora SAPEVATELO!

Ho ricevuto un regalo, non di Natale né di Buon Compleanno. Ho scoperto che il 7 agosto del 2018 mamma Unione Europea, questo ente superno il cui funzionamento è ancora ignoto a molti (me compreso), in una delle sue molteplici emanazioni, la Corte Europea di giustizia, ha scodellato una sentenza relativa all’utilizzo delle fotografie.

In sostanza, se vuoi usare una foto, anche se trovata raminga nella rete, senza apparenti indicazione di paternità, devi chiedere il permesso all’autore.

Oltre a essere buona educazione, che non guasta mai, la sentenza della corte europea (esattamente la C-161/17 Land Nordrhein-Westfalen / Dirk Renckhoff) stabilisce un compenso per il fotografo la cui foto è stata pubblicata senza permesso.

In realtà, era già tutto così. Si chiama diritto d’autore ed esiste da un bel po’.

Un sacco di gente fa finta che non esista, che non si applichi al proprio utilizzo, che in fondo chissà di chi è sta foto.

Il problema, per il fotografo resta. Se oggi è più facile ritrovare l’autore (si prende il file e si trascina nella ricerca di Google images), per l’autore è ancora molto difficile “incastrare” il ladro. Occorrerebbe una causa presso la Corte Europea di Giustizia. Oppure potrebbe bastarne una in un tribunale civile italiano. Ma a che costo? e con quale possibilità che venga risolta in un lasso di tempo ragionevole?

Secondo voi, per venticinque euro, o anche mille (sono pochissime le foto che possono valere di più), mi trovo un avvocato, lo incarico di fare causa a qualcuno (che magari potrebbe anche essere un potenziale cliente, se preso con la dovuta accortezza di non chiamarlo ladro), nella speranza di vedere qualche euro dopo sei, sette anni?

Follia. Ma adesso sapete. Mi dovete chiedere il permesso. Se non lo fate e vi becco….

Leggi la sentenza della Corte Europea

Ph. ©G.Scala/Deepbluemedia

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