Il Crawl di Johnny Weissmuller

Aggiustare quel che c’è

Quando si presentò a Bachrach, Johnny Weissmuller aveva un crawl decisamente approssimativo. Quella testa troppo alta, che lo rendeva un po’ ridicolo, probabilmente derivava dal tentativo di non contaminarsi troppo nelle acque pessime in cui era abituato a nuotare. Aveva però gambe poderose che sostenevano quella posizione improbabile. Fortunatamente Big Bill decise che non avrebbe cambiato tutto, ma aggiustato ciò che c’era. Era di quelli che sosteneva la priorità delle braccia sulle gambe, ma accettò quello stile a propulsione posteriore. Nacque così l’American Crawl più imitato del secolo e anche quell’idea  diffusa ancor oggi nel popolo dei meno esperti, che per andar forte a prescindere da tutto, ci vogliono tantissime gambe.

L’idroplano

Quella posizione inclinata e un po’ strana, s’identificò subito con un simbolo di modernità e di potenza che ne fece la fortuna: l’idroplano. Ricordiamoci che siamo negli anni venti, i cosiddetti anni ruggenti, gli stessi anni di Marinetti e del manifesto dell’aeropittura futurista. Altri posti, altre teste, ma idolatria simile per la meccanica, il progresso e la velocità delle macchine volanti. Con questa similitudine John s’impose nell’immaginario collettivo, sbaragliando ogni precedente. Mentre nuotava, teneva davvero la testa alta, quasi completamente fuori. Ogni bracciata intercalava uno schiocco della testa verso sinistra per respirare, che rientrava immediatamente riportando la testa in linea.

Le gambe

La sua battuta di gambe era un classico sei colpi di piede per ciclo di bracciata. I piedi “a piccione” spingevano verso l’alto e facevano una schiuma posteriore formidabile. Questa gambata, a dire il vero, molto dispendiosa, sosteneva il suo corpo scultoreo, dando davvero l’impressione di un motoscafo che incede a velocità massima fendendo la superficie dell’acqua.

le braccia

Fuori dall’acqua le braccia tagliavano l’aria piegate in posizione a boomerang. In acqua, rimanevano piegate. Le mani passavano sotto la pancia con una bracciata molto continua. La coordinazione tra le braccia aveva una sorta di sovrapposizione che divenne nota con il termine di “doppia bracciata”. Questo modo di nuotare divenne un topos della cosiddetta “nuotata classica”.

nuotata naturale

La sua nuotata finale non era affatto una produzione naturale. Bachrach era un fanatico dei dettagli e sottopose Johnny ad un lavoro di correzione mostruoso. Tre furono i punti di correzione: la simmetria, la posizione della testa e la fluidità del movimento.

simmetria

Per ottenere un equilibrio tra destra e sinistra Bill usava lo specchio e la tecnica di riprodurre il movimento fuori dall’acqua fino alla nausea. Solo dopo passava ad esecuzioni in acqua. La capacità di Weissmuller non fu tanto quel talento naturale che tutti volevano vedere, ma la capacità di sopportare e di rispondere alle pressioni infinite del suo strano coach.

Testa

Un altro punto chiave della sua formazione stilistica fu quello di fermare ogni spostamento della testa che non riguardasse la respirazione. Per ottenere quest’effetto Bill metteva un cappello sul bordo della vasca che Johnny doveva fissare mentre nuotava senza distrarsi.

Relax, Relax, Relax.

Il verbo della velocità per Bachrach prevedeva un mantra ossessivo che recitava in continuazione: “Relax, Relax, Relax”. Il giovane Weissmuller a forza di “relax” raggiunse quell’effetto naturalezza che il coach voleva. In un anno di esercizi divenne così il più veloce nuotatore si fosse mai visto. Un vero spettacolo per la vista e un verdetto di sconfitta certa per gli avversari.

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