Federico Burdisso – Una nuova avventura statunitense tra scuola e sport

Detentore del record italiano nei 200 farfalla, quarto negli ultimi Campionati Mondiali a Gwangju, Federico Burdisso è pronto ad affrontare un anno ricco di cambiamenti e sfide: il trasferimento a Chicago presso la Northwestern University, la partecipazione al NCAA (National Collegiate Athletic Association – il campionato statunitense) e la ricerca continua del miglioramento in quello che possiamo definire ormai il suo stile: la farfalla. E il pass olimpico? “Si vedrà”. 

Nuoto•com – Il 25 dicembre è approdato oltreoceano: come si trova negli States? Come mai questa scelta?

Federico Burdisso – Alla Northwestern University mi sono trovato fin da subito molto bene e a mio agio. Non l’ho trovato un cambiamento così drastico per me perchè arrivavo da due anni in Inghilterra, in una boarding school (a Mount Kelly, un college inglese) e quindi non ho trovato così grandi differenze. È stata una scelta fatta principalmente per il mio futuro lavorativo e per una crescita personale. Credo comunque che sia un’esperienza importante e che se si ha la possibilità di poterla vivere non la si deve lasciar scappare. 

NPC – La presenza di suo fratello quanto è d’aiuto/appoggio?

FB – La presenza di mio fratello è sempre stata un appoggio soprattutto negli scorsi due anni a Mount Kelly. Crescendo sono diventato sicuramente più indipendente anche se mi fa piacere averlo qui con me e credo che sia lo stesso per lui.

NPC – Come viene concepito il nuoto e il rapporto studio-sport in America rispetto all’Italia?

FB – Le differenze di mentalità ci sono e sono anche molto evidenti. Il nuoto, come qualsiasi altro sport, qui in America è percepito in maniera totalmente diversa che in Italia. Conciliare lo studio e il nuoto è molto più semplice negli States perché essendo all’interno dell’università stessa è tutto molto più organizzato e si hanno molte più agevolazioni da atleta. In Italia invece, quando facevo le superiori le professoresse sapevano che ero un nuotatore e cercavano quasi di “farmi smettere”, di farmi capire che con il nuoto non si andava da nessuna parte. Spesso mi sono capitate interrogazioni il giorno dopo una gara, nonostante loro sapessero dei miei impegni sportivi. Mi prendevano di mira proprio perché facevo nuoto. Alla Northwestern University, e in generale negli States, questo non accade: se sei atleta hai sicuramente il pieno supporto da parte dei tuoi professori. 

NPC – Come gestisce il rapporto con il suo allenatore italiano (Simone Palombi)? Il coordinamento tra i tecnici funziona o vi sono dei limiti?

FB – Con Simone Palombi ho un contatto quotidiano soprattutto sui programmi di allenamento. Appartenendo a un college e a una squadra molto unita (i Wildcats Northwestern), seguo i lavori che fanno gli altri miei compagni, senza differenziarmi almeno per ora. Il mio coach italiano è sempre al corrente su quello che faccio qui negli States così le volte in cui ritorno in Italia sa come continuare la preparazione, senza cambiarla drasticamente. In più Simone, grazie alla società Tiro a Volo per cui allena, viene periodicamente a Chicago per avere così un feedback concreto del lavoro svolto. 

NPC – Un 2020 iniziato alla grande con due gare importanti americane in vasca corta e lunga: come sono andate e cosa pensa delle gare statunitensi?

FB – L’ambiente gare qui è molto diverso dall’Italia, direi più divertente e stimolante anche come clima. Sono molto contento di tutte le gare che ho fatto finora anche perché alla fine è come fare un allenamento lattacido: più gare faccio meglio è, più mi diverto e più mi alleno e quindi è tutto di guadagnato.

NPC – Cosa si aspetta da questo nuovo anno in termini di risultati?

FB – In questo ultimo mese ho visto grandi miglioramenti soprattutto nei 100 farfalla, una gara che, in questi ultimi due anni, ho fatto fatica a vedere dei progressi. Credo che sia un ottimo momento per dimostrare anche quanto valga in questa distanza perché posso fare veramente bene. Per quanto riguarda i 200 penso che sia inutile specificare che “devo fare quello che devo fare”. 

NPC –  Questa è una stagione importante, di transizione e proiettata già al nuovo quadriennio olimpico. L’intenzione è di concentrarsi esclusivamente sul delfino o di dare più spazio allo stile libero dove ha potenzialità importanti (come ha evidenziato il suo allenatore in una recente intervista)?

FB – Per quest’anno olimpico mi concentrerò in gran parte sul delfino ma non solo. Ovviamente utilizzerò lo stile libero con i lavori aerobici e di velocità. Dal nuovo quadriennio olimpico però vorrei focalizzarmi anche sul crawl perché sono sicuro che ho capacità molto alte anche in questo frangente. 

NPC – Solo otto decimi per il pass Olimpico: se tornasse indietro andrebbe agli europei di Glasgow o riproverebbe gli assoluti?

FB – La scelta di Glasgow non è stata fatta soltanto per tentare il tempo per il pass olimpico. Volevo prima di tutto stare tranquillo senza spostarmi molto in previsione della trasferta americana. Inoltre, essendo a Glasgow gare in corta che non sono propriamente la mia specialità, temevo di non potermi esprimermi al meglio e che questo andasse a ripercuotersi sul mio umore e atteggiamento per le gare future, anche in vasca lunga. 

Comunque no, se potessi tornare indietro, non andrei a Glasgow, anche se, vedendo i tempi dei miei colleghi, mi sarei potuto divertire. La mia è stata una scelta pensata, era quello che mi sentivo di fare ed era giusto fare, anche se non ho centrato l’obiettivo Olimpiadi. Il pass per Tokyo 2020? Si vedrà poi successivamente.

NPC – Un saluto per gli amici di Nuoto•com?

FB – Grazie mille dell’intervista e un saluto a tutti gli amici di nuoto.com!

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