“Fate un passo indietro ed ascoltateci”: la storia di Schuyler Bailar

Il quotidiano Seacoast Online pubblica una lunga intervista a Schuyler Bailar (nelle foto, tratte dal suo profilo Instagram), atleta e attivista transgender in forze presso Harvard University, che racconta di come la telefonata con la quale comunicò all’allenatrice della squadra femminile dei Crimson la sua decisione di iniziare il percorso di transizione gli ha cambiato la vita.

“Ci sono voluti 131 giorni di terapia per riuscire ad ammettere di essere transgender. Inizialmente fu un sollievo, ma poi mi ricordai di essere un’atleta, tesserata per Harvard Swim Team”.

 

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My best friend Kevin finished his 16-year swim career this weekend and I am so proud of him. Kevin was an – if not the – integral part to my swim career here at Harvard. We quickly became close his freshmen (my sophomore) year and I’m so thankful for the friendship we built together. I have always been slightly anxious about becoming close with other men as a trans guy. I was particularly insecure about this entering college and beginning on the men’s team, worrying that my transness might hold me back. My teammates have abated these fears. Most especially Kevin. He knows this. But I wanted to share with you all. A constant reminder. Being transgender does not make you any less worthy. It does not make you any less of a man, any less a woman, or any less a person. Anyone who makes you feel so is not worth your time. You deserve more. Kevin, I hope swammer life treats you well. I’m so excited to see what you accomplish outside of the pool. You’re gonna do big things. (I also hope we live in the same city again soon.) Congrats on such a great ending 🥳 Thank you for being the best teammate & friend I could ask for ❤️ — Swipe to the end for some cute pics of us last year😁 — #transathlete #transswimmer #transgender #ally #transally

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L’intervista è raccolta a margine di un incontro pubblico con studenti insegnanti e genitori di una scuola media di Stratham, nel New Hampshire, per sensibilizzare la comunità sullo stigma che colpisce i ragazzi dubbiosi rispetto alla propria identità di genere, spesso anche da parte dei compagni di squadra e dei familiari.

“Sapevo che confessarmi con la mia allenatrice comportava una concreta possibilità di essere allontanato dalla squadra, di smettere di nuotare, ma avevo impiegato così tanto tempo per essere onesto con me stesso, che non potevo non esserlo con la mia coach”.

Coach che contrariamente alle previsioni di Bailar si rivelò estremamente supportiva, gli confermò che la squadra gli voleva bene e si confrontò con l’allenatore della squadra maschile per garantirgli il pieno benessere durante la transizione. Allenatore che non esitò un secondo nell’accoglierlo nel gruppo.

“Considerando l’attuale clima politico di questo paese, conoscendo l’ambiente dello sport universitario e sapendo che quest’uomo non aveva mai interagito con la comunità transgender, la sua disponibilità è stata incredibile. Anche i compagni di squadra mi hanno accolto con entusiasmo. Ho chiesto ad ognuno di loro se mi avrebbero accettato, e le risposte sono state: sei disposto ad allenarti duramente? A studiare con impegno? E allora perché no? Così ho pensato: forse ce la posso fare”.

Ballard raccomanda agli adulti che quando si trovano di fronte a giovani con dubbi sulla propria identità di genere la cosa da fare è semplicemente un passo indietro per ascoltarli.

“Essere in una fase di transizione non significa essere necessariamente pronti per cambiare genere, ma magari solo il proprio aspetto. Se consentite ai ragazzi di essere onesti, loro vi racconteranno tutto -dovete solo ascoltare”.

Leggi l’intervista completa [ENG]

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