Donne e cronometro: sogno possibile?

Uomo o donna non fa differenza. Nel nuoto c’è una proliferazione di campioni e di campionesse, ma se dalle corsie ci spostiamo a bordo vasca, la situazione cambia nettamente: avete mai pensato a quante donne diventano allenatrici dopo la carriera agonistica? Basti guardare alla nostra Italia.

Di questo, ha parlato l’ex nuotatrice australiana Petria Thomas, tre volte oro olimpico ai Giochi di Atene 2004. “Ci sono numerosi fattori e le circostanze di vita della donna sono importanti, quindi sfondare in un’industria dominata dagli uomini è davvero impegnativo” ha dichiarato l’atleta al Sidney Morning Herald.

Eppure se la storia insegna, l’Australia non ha imparato bene: un esempio di grande donna allenatrice l’ha avuta proprio in casa. Stiamo parlando di Ursula Charlie, oggi 83 anni e prima allenatrice Aussie a conquistare un oro olimpico a Monaco 1972 con il quindicenne Shane Gould.

“Anche quando hai donne che entrano in quei ranghi d’élite, può essere un’industria piuttosto intimidatoria, poiché sarebbero comunque in minoranza” ha continuato l’ex campionessa, oggi General Manager di Australia Gymnastic. Ci sono donne, però, che si sono lasciate alle spalle qualsiasi tipo di paura, donne che hanno sfidato gli stereotipi. seguendo testa, cuore e dando voce alla propria passione. Pensate a Melanie Marshall: ex nuotatrice britannica, oggi allenatrice del re indiscusso della rana Adam Peaty. Ha iniziato a guidarlo quando lui era un giovane dodicenne e oggi sono diventati un binomio vincente, una squadra affiata, una macchina che funziona alla perfezione. Come atleta, Melanie è arrivata a vincere un argento mondiale con la staffetta 4×100, ma é in veste di allenatrice che ha un palmares che brilla del colore del metallo più prezioso. Insieme sono cresciuti, sono andati lontano, fino a portare a termine la missione “Project 56” agli scorsi mondiali di Gwangju.

Dietro un’esplosione del calibro di Peaty, c’è una mano femminile, c’è la dimostrazione che donne e cronometro non sono poi così distanti, occorre solo maggior fiducia e coraggio. Petria sembra essere d’accordo: “Se potessimo superare le barriere e dar loro maggior sostegno, sono più che sicura che vedremmo più grandi donne allenatrici. Ma è una lotta e non ci sono risposte rapide.”

 

L’intervista a Petria Thomas [ENG]

 

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