Le piscine sono tutte in zona rossa?

La salute pubblica è certamente la cosa più importante. Per questo in queste settimane è stato difficile applicare ed interpretare le ordinanze emanate dalle istituzioni. Il decreto del primo marzo ha definito ulteriormente le cose, chiarite definitivamente con la comunicazione dell’Ufficio dello sport del 2 marzo.

Con quest’ultimo passaggio anche le zone cosiddette “gialle” hanno ottenuto il via libera a far allenare gli atleti, in vista della programmazione sportiva.
Un risultato importante da un punto di vista sportivo, che di certo non contribuisce a sollevare la situazione economica delle società sportive che gestiscono gli impianti.

In effetti società sportive senza scopo di lucro sono obbligate a tenere chiusi gli impianti, con orizzonti temporali molto brevi. Dunque parte del personale pagato, ma soprattutto utenze attive per garantire acqua calda.

Ma i disagi più importanti sono due.
Il primo è che i collaboratori che rimangono a casa senza retribuzione e senza certezze. Il rischio che temporaneamente cerchino altri impieghi è alto. Accanto alla responsabilità verso le loro famiglie e la loro vita c’è il rischio che, terminato il problema, vengano meno alcune risorse.

Il secondo, più grave perché condizionerebbe il futuro di servizi e collaboratori, è il mancato incasso.

Chi risponderà di questo? Il governo che ha emanato il decreto? Le regioni o i comuni che hanno dovuto applicarlo? Le società sportive stesse ne avranno la forza? Dunque potrebbe essere il cittadino stesso, il fruitore dei servizi, attraverso un aumento delle tariffe? Ma questo sarà possibile senza andare a modificare le condizioni contrattuali di gestione delle strutture?
Oltretutto il disagio di queste due settimane come potrà essere recuperato? Siamo certi che una volta partiti le attività ripartiranno allo stesso ritmo?

Le amministrazioni comunali sono consapevoli del disagio che i gestori stanno vivendo? Manutenzioni e lavori programmati potranno essere istituzionalmente rivisti e negoziati ?

Ecco, siamo in zona rossa senza esserci, perché siamo obbligati a chiudere ma attualmente non è concepita alcuna forma di sostegno allo sport.

E speriamo che le settimane rimangano due, perché diversamente il rischio è che prenda tutta un’altra piega.

 

Foto © Fabio Castellanza 

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