Scillia e gli altri

Il più celebre dei nuotatori

È Erodoto di Alicarnasso, il primo a pensare e cercare di capire la Storia, a raccontare di Scillia di Sicione, il più celebre dei nuotatori Greci. Sicione, o meglio Sikyon, era una delle città più antiche della Grecia. Si affacciava sul Golfo di Corinto. Praticamente era un invito a sviluppare capacità natatorie. Tra le imprese di Scillia, Erodoto racconta di quella volta che, trovandosi nell’accampamento dei persiani e cercando di passare dalla parte dei greci, si tuffò in mare ad Afete, il porto naturale base della flotta persiana e riemerse a capo Artemisio, il sito d’attracco delle le navi greche, dove si sarebbe svolta da lì a poco una delle battaglie navali più importanti di quel conflitto. 80 stadi a nuoto. Considerando che uno stadio è 600 piedi, 180 metri circa, e moltiplicando 180 per 180, si capisce di che razza di nuotatore stiamo parlando.

Un’altra storia.

Plinio, invece, racconta di lui un’altra storia, ricordata anche dall’International Swimming Hall of Fame, come una delle più sorprendenti imprese di nuotatori antichi. Il contesto è  sempre quello della seconda guerra persiana, anno 480 a.C. . Siamo poco prima della battaglia di Salamina. Mentre le forze terrestri persiane si stavano radunando alle Termopili, Serse, il Re dei Re, decise di mandare 200 navi ad attaccare i Greci dal mare. L’ipotesi era coglierli di sorpresa. A bordo di una di queste si trovava Scillia con la figlia Hydna, che, come lui, nuotava come un dio. Infatti aveva cominciato ad addestrarla quando era molto piccola. I due erano lì perché  assunti dal re persiano per recuperare un tesoro perduto in un naufragio. Terminato il loro compito speravano di tornare a casa. Ma Serse non li voleva lasciar andare. Aveva paura delle rivelazioni che avrebbero potuto fare dei suoi piani d’attacco alla Grecia.

L’impresa.

Per evitare una violenta tempesta, un giorno, quel gruppo di navi fu ancorato in un porto ritenuto sicuro. Era l’occasione perfetta per fuggire. Prima di farlo, però, Scillia e Hydna vollero ripagare gli ospiti del torto subito. Così si tuffarono col coltello in mano, senza far rumore, nuotando tra le imbarcazioni. Giunti alla profondità giusta recisero tutte le corde che tenevano gli ormeggi. Le navi, liberate dalle ancore e lanciate dal vento e dalle onde, si schiantarono tra loro. Alcune affondarono, altre divennero inutilizzabili.

Una statua a Delfi

Dopo che i greci sconfissero definitivamente i persiani nella battaglia di Salamina, pieni di gratitudine per gli dei che gli avevano lasciato la libertà, si ricordarono dell’impresa di Scillia e Hydna. Come atto di riconoscenza gli dedicarono due statue nel tempio di Delfi, il centro religioso e spirituale della Grecia, famoso per il suo proverbiale oracolo.  Si racconta che diversi anni dopo, anche Alessandro Magno si ricordò di quell’impresa. Fu durante l’assedio di Tiro, famoso porto fenicio. Il  grande condottiero macedone, memore della storia di Scillia, prima di attuare il blocco navale della città, fece sostituire tutte le funi delle ancore con delle catene.

Nuotatori in guerra

L’utilizzo di nuotatori per la guerra in Grecia, doveva essere frequente se anche Tucidide, l’altro grande padre dello storicismo, ne racconta nella sua storia della guerra del Peloponneso. Durante l’assedio di Pilo ad opera degli ateniesi, per esempio, ricordò che gli spartani riuscirono a sopravvivere grazie all’abilità dei loro nuotatori. Pare che per approvvigionare i compaesani isolati, i migliori di Sparta, raggiungessero l’isola procedendo sott’acqua, trascinando con una fune  otri colmi di papaveri misti a miele e semi di lino trattati.

Siracusa

Sempre Tucidide racconta di nuotatori anche nell’assedio di Siracusa. Per impedire l’approdo degli ateniesi, i “subacquei” siciliani piantarono serie di palificazioni a diverse profondità nel tratto di mare davanti ai loro arsenali. Gli atneniesi però riuscirono ad approdare lo stesso perché riuscirono a strappare i pali emergenti usando dei verricelli e fecero segare quelli che si trovavano sotto la superficie da nuotatori esperti ingaggiati per quel compito.

 

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