Italia in lockdown, anche lo sport si ferma

La conferenza stampa di lunedì 9 marzo alle 21.30 resterà negli annali: il capo del governo Giuseppe Conte ha annunciato una delle più estese sospensioni  nella storia italiana di diritti civili, fra i quali quello di praticare sport organizzato.

Il Decreto del Presidente del consiglio dei ministri recita infatti all’art. 1.3:

Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici e privati. Gli impianti sportivi sono utilizzabili, a porte chiuse, soltanto per le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico; in tutti i casi, le associazioni e le società sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano; lo sport e le attività motorie svolti all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro.

Viene inoltre contemporaneamente estesa all’intero territorio nazionale la disciplina dell’art. 1.1.s del DPCM 8/3/2020:

Sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri benessere

Il che pone già un primo quesito su dove si potranno allenare gli atleti “di interesse nazionale”, al quale se ne aggiunge uno ben più spinoso su come saranno individuati tali atleti, nell’impossibilità di organizzare eventi e competizioni.

Nel tardo pomeriggio il Ministero della Salute aveva diffuso i dati aggiornati sull’epidemia di COVID-19 dai quali si evince facilmente che la curva dei contagi segue un andamento esponenziale: è quindi evidente che l’ipotesi di un ritorno alla normalità entro il 3 aprile è illusoria, anche perché nel frattempo il coronavirus dopo il Sudest asiatico ha sfondato in Europa e sostanzialmente in tutto il mondo, con l’Organizzazione mondiale della sanità che attende solo dati attendibili da USA e Russia per dichiarare ufficialmente la pandemia.

In Italia il picco dei contagi si raggiungerà verosimilmente verso la metà di aprile, il che significa che la maggior parte degli atleti non tornerà probabilmente in vasca prima della tarda primavera. Inseguire e preparare un’Olimpiade in queste condizioni è terra totalmente incognita, e nonostante la sicumera ostentata dal Comitato organizzatore di Tokyo 2020 diventa sempre più verosimile l’ipotesi di posticipare, o addirittura annullare, i Giochi.

Giochi ai quali, per la ben nota Legge di Murphy, l’Italia si avvicinava con una delle rappresentative più forti di sempre, certamente la più completa. Dove finora erano riuscite solo due guerre mondiali rischia ora di arrivare un microrganismo proveniente dai serpenti di Wuhan.

DPCM 9/3/2020: testo integrale

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