Cura Italia, forse è la volta buona

Governo

Prima di passare in rassegna il contenuto dell’atteso decreto Cura Italia possiamo tranquillamente affermare che il settore dello sport (nella sua accezione più ampia) ha avuto il riconoscimento che meritava.

Forse si poteva ottenere di più ma, come molti autorevoli commentatori hanno già osservato, queste norme devono rappresentare l’inizio di un qualcosa di più importante. Il mio giudizio personale è positivo. Si è vero, si poteva fare di più e meglio ma il tempo a disposizione era pochissimo e le risorse ancora meno. Quindi apprezziamo lo sforzo che è stato fatto con l’auspicio che sia davvero soltanto l’inizio.

Ma veniamo agli aspetti tecnici dell’intervento, che si concentrano su tre filoni principali.

Il primo. Sospensione generalizzata dei versamenti delle ritenute su redditi di lavoro dipendente e assimilati, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, nonché dei versamenti IVA per associazioni e società sportive professionistiche e dilettantistiche e federazioni sportive nazionali. Il periodo di sospensione va dal 2 marzo 2020 fino al 31 maggio 2020. I pagamenti sospesi dovranno essere eseguiti in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020, oppure fino ad un massimo di cinque rate mensili di pari importo a decorrere dallo stesso mese di giugno. In altri termini ciò significa che il settore sportivo è stato inserito nella filiera delle imprese più colpite dalla crisi sanitaria in corso.

Il secondo e forse il più atteso. Indennità per i collaboratori sportivi. L’art. 96 del decreto legge prevede il riconoscimento, da parte della società Sport & Salute S.p.A. (già CONI Servizi S.p.A.) di una indennità, a valere per il mese di marzo, di euro 600,00 per i rapporti di collaborazione di cui all’art. 67, comma 1), lettera m) del TUIR, già in essere alla data del 23 febbraio 2020, instaurati da società e associazioni sportive dilettantistiche (SSD e ASD), federazioni sportive nazionali (FSN) ed enti di promozione sportiva (EPS). Si tratta in altri termini di una indennità sostitutiva del compenso non percepito per il mese corrente da parte della vasta platea dei percipienti del così detto compenso sportivo. L’iter per la presentazione della domanda prevede che gli interessati (quindi i collaboratori sportivi) presentino direttamente alla società Sport & Salute S.p.A. una autocertificazione attestante la preesistenza del rapporto di collaborazione alla data del 23 febbraio 2020 e la mancata percezione di altro reddito da lavoro. Sarà un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, da adottarsi entro 15 giorni, ad individuare termini e modalità di presentazione delle domande. Il fondo di dotazione assegnato, pari a 50 milioni di euro sarà gestito dalla società Sport & Salute, la quale sarà chiamata a verificare la correttezza delle domande ricevute, nonché ad istruirle secondo l’ordine cronologico di presentazione. Quindi ci vuole ancora un po’ di pazienza. E’ necessario attendere il decreto del MEF di prossima emanazione per la consultazione della modulistica occorrente e le concrete modalità operative per usufruire della indennità.

Il terzo. Quello più criticato. L’art. 95 del decreto legge rubricato “Sospensione versamenti canoni per il settore sportivo” prevede che le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le associazioni e le società sportive, sia professionistiche che dilettantistiche, con domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nel territorio dello Stato, potranno sospendere dal 17 marzo fino al prossimo 31 maggio 2020 il pagamento dei canoni di locazione e concessori relativi all’affidamento di impianti sportivi pubblici dello Stato e degli enti territoriali. Come stabilito per i versamenti fiscali e previdenziali il pagamento dei predetti canoni potrà essere effettuato, alternativamente, in unica soluzione entro il 30 giugno 2020 senza applicazione di sanzioni ed interessi oppure in forma rateale, fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di giugno 2020. Criticato in quanto il differimento appare davvero esiguo e molti si aspettavano non una sospensione, quanto piuttosto la cancellazione.

Cosa manca. Manca il tanto atteso differimento del pagamento delle bollette energetiche e idriche, che avrebbe dato un’altra boccata di ossigeno ai gestori degli impianti sportivi. Probabilmente il decreto legge non era lo strumento giuridico più adatto. Fonti governative assicurano che ci si sta lavorando su un altro tavolo. Mancano altresì norme programmatiche su come ripartire. Prima passi la bufera, dopo di ché se ne parlerà, sperando che non sia troppo tardi. Per rimettere in moto il sistema sport si dovrà intervenire, adesso più di prima, sugli impianti.

Mi permetto di ribadire alcuni concetti già espressi in passato: primo, già la manovra di bilancio per il 2020 ha messo a disposizione degli enti locali somme importanti per realizzare interventi per l’efficientamento energetico. Allora enti pubblici territoriali, proprietari degli impianti sportivi in concessione, proviamo a percorrere questa strada. Secondo, procedure più snelle per la costruzione, la gestione, l’ammodernamento e la ristrutturazione dell’impiantistica sportiva. Sul tema si sta già muovendo la Lega Calcio. Infine maggiore ricorso, sempre da parte degli enti pubblici territoriali, alle risorse stanziate sui bandi di Sport & Periferie. Sono alcune idee. Vale la pena farci un pensierino, perché non esiste prospettiva senza orizzonte.

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