Status of World Swimming Today – a conversation with George Block

Caro Nuotario,

impossibile immaginare di riempire la prima pagina in una circostanza come questa. In queste settimane tutti hanno già detto tutto, e la ragnatela di contatti ha prodotto infiniti pensieri, molti condivisibili. Anche io ho attivato contatti con molti, ho aperto a incontri audio-video con chi volesse parlare e confrontarsi. L’ho fatto per aiutare anche me stesso.

Tra i vari scambi di opinioni, ne ho avuto uno con George Block , Presidente della WSCA (World Swimming Coaches Association) di cui sono membro del bureau da pochi mesi. Lo propongo integralmente qui sotto

To: Walter Bolognani, WSCA Board Member
From: George Block, WSCA President
Date: 22 March 2020
Re: Status of World Swimming Today

Il Nuoto mondiale

Ogni giorno, se non ogni ora, ricevo un’email da un altro allenatore che è rimasto senza piscina. Ad alcuni è stata concessa un’esenzione in base alla quale alcuni di loro possono ancora lavorare, ma anch’essa sta gradualmente svanendo. Gli allenatori che hanno uno stipendio governativo (Federazione Nazionale, Città, Contea, Regione, Università o altro) sono in grado di sopravvivere economicamente, ma la maggior parte di loro gestisce piccole realtà. I nostri colleghi sono soli, proprio come ristoratori o piloti di aerei. Senza il sostegno di Enti o Commissioni è facile che vadano rapidamente fuori mercato.

La maggior parte di loro mantiene i contatti con i propri atleti via e-mail, SMS o telefono, aiutandoli a superare mentalmente questo problema, e tentando di mantenerli in forma fisicamente. Quasi tutti  mandano una routine ai propri atleti: cose semplici come “Alzati alla stessa ora dei giorni di allenamento, esci per una lunga corsa e in seguito esegui 10 push-up ogni ora”.

Ero orgoglioso della mia Federazione Nazionale (e non è sempre stato così) poiché è riuscita ad assumere una posizione di leadership pubblicando una lettera aperta al Comitato Olimpico e Paralimpico, chiedendo il posticipo delle Olimpiadi. Come sapete, diversi Comitati Olimpici hanno fatto lo stesso, anche se è stato imbarazzante vedere il CIO intimidire le organizzazioni sportive nazionali nel sostenere la propria posizione in attesa di “ulteriori dati”.

Fino a che, meno di 24 ore dopo, anche il “sordo” CIO ha dovuto ammettere che i Giochi di Tokyo potrebbero essere posticipati. “Potrebbero ?”

Se il CIO operasse secondo una serie di principi morali, anziché semplicemente finanziari, la decisione sarebbe stata semplice. Sfortunatamente anche in questa circostanza è in atto la stessa dinamica di assenza di orientamento morale che il CIO mostra perpetuamente nella gestione del doping. Il doping è il più grande “alteratore” delle condizioni di parità in tutti gli sport. Il CIO deve ancora preoccuparsene davvero. La stessa assenza di un orientamento morale è evidente anche qui.

Mentre il virus COVID-19 si diffonde in tutto il mondo demolendo i piani di allenamento e la preparazione agonistica di tecnici e atleti, le condizioni di gara non sono solamente “alterate”, ma vacillano clamorosamente ovunque. Se il CIO assumesse il mandato per creare e preservare condizioni di parità, il rinvio sarebbe scontato. Senza una guida morale, c’è solo una guida finanziaria a condurre la partita.

Cosa fanno i nuotatori ?

Questa crisi è ovviamente al di là del nuoto, ma penso che i nostri atleti possano svolgere un ruolo cruciale. Quando qualcuno di noi guarda ad altre discipline sportive, meno impegnative della nostra e con così pochi risultati tangibili, qualsiasi altro sport sembra poca cosa. La domanda diventa: perché i fondi pubblici vengono utilizzati per lo sviluppo di qualsivoglia disciplina sportiva e molto meno a favore dei nuotatori ?

Penso che la risposta sia che lo sport, ed in particolare il nuoto, è il crogiolo per i leader in via di sviluppo. Uno studio di poco più di 20 anni fa ha delineato 4 passi per diventare un leader. Il primo è “Competenza ed Operatività”. Ossia che il futuro leader deve sapere come funzionano le cose. Deve sapere COSA sta succedendo e COSA ci si aspetta da lui.

Il secondo è “Cooperazione e Cura”. Prima che qualcuno possa diventare un leader, deve dimostrare ai propri pari di poter essere anche buon compagno di squadra e di viaggio. C’è un detto in inglese che dice: “A nessuno importa quanto sai, fino a quando non sanno quanto ti importa”. Il futuro leader deve davvero aver cura (non può fingere) di coloro che dovrà guidare.

Il terzo passo è “Guidare dando l’esempio”. Questo è semplice ed evidente. È uno dei tratti più comuni in qualsiasi studio di leadership. Solo dopo aver fatto proprio questo step è consentito al leader futuro di condurre con le parole, ossia “Lead by Voice”.

Penso che questo sia il momento in cui i nostri nuotatori possono portare fuori dalla piscina le loro abilità e condividerle con i loro coetanei nella società. Devono sapere cosa sta succedendo, come funzionano le cose e cosa ci si aspetta da loro. Devono seguire bene i leaders che li circondano e devono ricordare che è Leader solo chi sta guidando per una causa superiore e migliore.

Devono dare l’esempio, e non c’è esempio, senza visibilità. Al giorno d’oggi, nell’era dei social network la visibilità espone una persona al rischio di critiche, bullismo, scherno e attacco, ma è il prezzo che ogni leader deve pagare. Inoltre possono guidare attraverso le parole. “Parla ! Parla con i tuoi compagni di squadra, i tuoi colleghi, la tua società”.

Cosa fa l’allenatore?

Dobbiamo aiutare i nostri nuotatori a compiere quei quattro passi per diventare leader in piscina e nella comunità.

L’ammiraglio William McRaven (che guidò il raid che uccise Osama Bin Laden) divenne Cancelliere dell’Università del Texas dopo essersi ritirato dalla Marina. Nel 2014, ha tenuto un discorso di laurea agli studenti dell’Università del Texas. Ha raccontato di come ha formato un giovane per diventare un Navy SEAL.

McRaven ha parlato della “Hell Week”, l’evento culminante nell’allenamento SEAL, in cui ogni membro della classe è spronato a superare i limiti della propria resistenza. Il duplice obiettivo di questo addestramento è sia quello di costruire una incredibile fiducia imparando quanto più si riesce a dare rispetto a quanto si sia mai immaginato, sia quello di eliminare coloro i quali non riescono a raggiungere tali traguardi.

Dopo quasi una settimana di costanti esercitazioni nelle ventiquattrore quotidiani, i futuri SEAL finirono nei “Mud Flats”, tra San Diego e Tijuana. Paludi di fango in cui gli uomini affondano fino al mento con il freddo che penetra nelle ossa e acqua salata sporca che schizza in faccia, mentre si lotta per respirare contro la pressione del fango. Gli istruttori dissero loro che avrebbero potuto andarsene tutti e farsi una doccia calda, se solamente cinque di loro fossero usciti.  Lo scopo dell’esercizio era di porre i commilitoni l’uno contro l’altro.

E cosa sta succedendo adesso? So che stiamo iniziando a vedere la corsa all’accaparramento praticamente ovunque negli USA.

Ciò è successo nelle paludi è stato esattamente il contrario. Il gruppo di SEAL aveva altre otto ore da trascorrere congelando nel fango fino al collo: alcuni stavano per arrendersi, quando uno di loro ha iniziato a cantare. Uno, poi un altro, poi un altro ancora. In poco tempo tutti cantavano e nessuno si arrendeva. Hanno trascorso otto ore cantando, immersi nel fango gelido.

I nostri nuotatori hanno imparato a sopportare mesi e anni di estenuante allenamento perché i loro allenatori alimentavano le speranze, insegnavano loro a credere dei sogni, gli insegnavano a visualizzare. La speranza è il miglior antidoto per la paura. La speranza è il miglior antidoto per la resa. Gli allenatori sono i migliori donatori di speranza del pianeta.

Il compito del coach è guidare i nostri leader; dare loro speranza, così da poterla dare agli altri. …. E soprattutto di farli cantare!

 

World Swimming

Every day, if not every hour, I get an email from another coach who has been locked out of his or her pool. In a few places, there was a legal exemption granted for “exercise,” under which a few coaches could still operate, but even those are disappearing. Coaches who have a government paycheck (National Federation, city, county, region, university or school) can at least survive economically, but most coaches operate small businesses. Our colleagues are just like airplanes or restaurants, without bodies (and fees) in the pool, they quickly go out of business.

Most of them are maintaining email, text or phone contact with their athletes, helping them get through this mentally, by keeping them fit physically. Nearly every coach has a menu of exercise circuits to send to their swimmers. For one, it was as simple as, “Get up at your regular time for morning practice, then go out for a long run. After that, do 10 push-ups every hour.”

I was proud of my National Federation (and that hasn’t always been the case) for taking a leadership position by publishing an open letter to the USOPC requesting that the Olympics be postponed. As you know, several NOC’s have also taken that position, although it was embarrassing to see the IOC intimidate the regional sports organizations into “supporting” the IOC’s position on “waiting for more data.” Then, less than 24 hours later, even the ton-deaf IOC had to admit that the Tokyo Games “might” have to be postponed. “Might?”

If the IOC operated on a set of moral principles, instead of merely fiscal principles, the decision would have been simple. Unfortunately, the same lack of moral compass the IOC perpetually displays with doping is at work here. Doping has been the biggest “un-leveler” of a level playing field in all of sports. The IOC has yet to really care. The same lack of a moral compass is on display here.

As the COVID-19 virus works its way around the world, it demolishes the training and preparation plans for coaches and athletes caught in its wake. The playing field is not only “not level,” it is actively wobbling all over the world. If the IOC took its mandate to create and protect a level playing field, the decision to postpone would be obvious. Without a moral compass, there is only a financial compass to guide them.

What Do Swimmers Do?
This crisis is, of course, much bigger than swimming, but I think our swimmers can play a critical role. When any of us looks objectively at any sport, much less one as demanding as ours, with so few tangible results, any sport looks silly. The question becomes, why do public funds get spent on developing any athletes, much less swimmers?

I think the answer is that sport, especially swimming, is the crucible for developing leaders. A study from just over 20 years ago delineated 4 steps to becoming a leader. The first was Competence/Operations. That means that the future leader must know how things work. They must know what is going on and what is expected of everyone.

The second step is Cooperation/Caring. Before someone can become a leader, they must prove to their peers that they can be good followers and good teammates, as well. There is a saying in English (I don’t know how well it translates into Italian) that says, “No one cares how much you know, until they know how much you care.” The future leader must really care (it can’t be faked) about those who he or she may eventually lead.

The third step is Leading by Example. That is simple and obvious. It is one of the most common traits in any leadership study. Only after Leading by Example is the future leader allowed to Lead by Voice.

I think this is the time and place for our swimmers to take those skills out of the pool and bring them to their peers in their communities. They must know what is going on, how things work and what is expected of them. They must be good followers of both the formal and informal leaders around them. They must remember that it is only leading if it is for a higher cause.

They need to lead by example – and there is no example if it is not visible. Being visible, in today’s social media sewer, puts a person at risk for criticism, ridicule and attack, but that is the price of leadership. And then they can Lead by Voice. Speak up! Speak to your teammates, your peers, your community.

What Does the Coach Do?
We must help our swimmers take those 4 steps to becoming leaders in the pool and in the community. (Retired) Admiral William McRaven (who led the raid that killed Osama Bin Laden) became Chancellor of the University of Texas system after he retired from the Navy. In 2014, he gave a graduation speech to the students at the University of Texas. He told a story about his own training as a young man to become a Navy SEAL.

Admiral McRaven talked about “Hell Week,” the culminating event in SEAL training, where every member of the class is pushed to – and past – their limits of endurance. The goal is both to build incredible confidence by learning how much more you can give than you ever imagined and to weed out those who can find those depths.

After nearly a week of 24-hour days and constant endurance and strength-sapping drills, they ended up in the Mud Flats, between San Diego, California and Tijuana, Mexico. The mud flats are just that: mud bogs in which men sink up to their jaw lines. It is bone-chilling cold with dirty salt-water splashing into the candidates’ eyes, nose and mouths as they struggle to breathe against the pressure of the mud.

Their instructors told them that they could all leave and take a hot shower if only 5 men would quit. McRaven told the class that the purpose of the exercise was to get classmates to turn on each other. Isn’t this happening now? I know we are starting to see hoarding in nearly every community in the US.

What happened was just the opposite. The SEAL class had 8 more hours to spend, up to their necks is freezing mud. A few of the trainees were just about to give up when one candidate started singing. One, then another, then another. Soon, everyone was singing, and no one gave up. 8 hours of singing in the freezing mud.

Our swimmers have learned to endure months and years of grueling training because their coaches gave them hope. A dream. A picture. Hope is the best antidote for fear. Hope is the best antidote for surrender. Coaches are the best hope-givers on the planet.

The coach’s job is to lead our leaders; give them hope, so they can give it to others; and, most of all, to keep them singing!

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