Potrebbe piovere

Nulla di peggio per il nostro sistema sportivo. Chiudendo gli occhi un istante, sembra così lontana la nostra vecchia normalità. Piscine piene, il tempo che non basta mai. Un sistema strutturalmente debole ma sostanzialmente molto forte, virtuoso, prevalentemente per ciò che offriva. Scuole, nuoto, atleti, benessere.

Tutto peraltro onestamente sottocosto. In quale altro posto del mondo, pagando meno di un panino ed una bibita, si può fruire di una lezione con personale qualificato? Ma in quale altro settore il valore del servizio è così cheap? Senza offesa per nessuno, ma un corso base di sci è forse paragonabile? No, quantomeno per il fatto che l’attività in piscina viene svolta tutto l’anno. Non ultimo il tema del grande valore della sicurezza in acqua, midollo del progetto sportivo federale.

Non è opportuno riflettere ancora sulle relazioni con i proprietari di impianti (in particolare quelli pubblici), perché sono già stati ampiamente affrontati. Gli enti locali, negli anni, prima erano gestori e poi hanno ceduto progressivamente l’operatività alle società sportive. Inizialmente eliminando i contributi, poi il pagamento delle utenze, poi hanno chiesto canoni di affitto ed infine anche ristrutturazioni o costruzioni di impianti, magari chiedendo anche benefit o contributi.

Il problema di fondo è proprio la collocazione del servizio sul mercato. Di fatto un sistema sottocosto. Sì, perché negli anni ci sono state profonde trasformazioni che lo hanno reso tale.
Da una parte la necessità di coinvolgere una fetta sempre più grande della popolazione, per rispondere ad un principio di cultura sportiva e del benessere, dall’altra la concorrenza del mercato.
Eppoi quanti adempimenti sono arrivati sulla testa (e sul portafoglio) dei gestori? Probabilmente utenti e profani si immaginano i gestori come coloro che ‘mungono’ le piscine, raccogliendo banconote in un sacchetto dell’Esselunga o in una valigetta nera, degna dei migliori film di americani. Forse la caricatura poteva stare in piedi nei primi anni ’80.

Tante sono le figure e numerosi i consulenti, che negli anni hanno progressivamente appesantito le “uscite” dell’azienda piscina, per necessità che di fatto sono state imposte. Avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro. Antincendio, sicurezza e sicurezza del personale, terzo responsabile, blsd, defibrillatore, piano di autocontrollo, documento di valutazione dei rischi, HACCP se c’è il bar. E tanti altri che tutti conosciamo.

Ma il sistema sta affrontando una profonda e repentina trasformazione. La normalità di due mesi fa sarà solo un ricordo.
Pensandoci bene l’idea di incontrare una persona con una mascherina, sembrava così singolare e forse un po’ inquietante, pensando al motivo per cui la stesse indossando. Oggi probabilmente sarà un cosa normale, come in alcuni paesi dell’estremo oriente. Cambieranno tante altre abitudini per la popolazione,  ma anche e soprattutto per il nostro mondo.

I disagi che stiamo affrontando e che affronteremo si potrebbero riassumere in pochi elementi:

  • Insostenibilità dei piani economici finanziari, per mutate e – ancora – mutande condizioni del settore. Mancato incasso, spese continue (sono minime ma non trascurabili).
  • Crisi degli operatori di settore. I collaboratori sportivi, in particolare i tecnici lamentano, giustamente, l’inesistenza una qualsivoglia tutela nei loro confronti. Se dovessero comparire condizioni che tutelano il sistema, la voce “personale” raddoppierebbe, mettendo di fatto ulteriormente in crisi gli equilibri. L’indennità dei 600 € è stata gestita tutelando chi poco lavora nello sport, chi non investe più del dovuto nella formazione e chi non lo fa come primo impegno. Oltretutto la mancata pari opportunità ha generato la psicosi da “fast click” e poi, chissà quante domande sono state inviate in modo preciso.
  • Personale che cambierà lavoro, che perderà motivazione e determinazione
  • Il non aver incassato, fino alla riapertura, creerà un danno che si ripercuoterà significativamente per i prossimi X esercizi di gestione (la quantificazione dipende da troppe variabili).
  • Le piscine quando potranno realmente aprire? Oggi Repubblica oggi parla del ‘Decreto Scuola” con una maturità orfana degli scritti, recuperi di insufficienze ad inizio settembre e scuole che riapriranno alla terza settimana del mese – come negli anni ’60-’70. Università che probabilmente riprenderanno a settembre (nemmeno tutte).
  • Paura diffusa e calo consistente di iscrizioni e frequentazione
  • Prevedibili restrizioni circa assembramenti nelle piscine, che sono luoghi di aggregazione per eccellenza: vasche, palestre, spogliatoi, atrii. Le Aziende Sanitarie quali limiti imporranno? Quanto questi limiti danneggeranno il nostro settore? I limiti che imporranno ai proprietari di impianti, dovranno/potranno ricadere sulle spalle del gestore?

Certo non sarà possibile, tantomeno in questa situazione, lavorare su un’incremento delle tariffe, disamorando di fatto gli italiani dal nuoto. Sarebbe facile, forse, ma poco intelligente, poco utile peraltro. Renderebbe elitarie attività che negli ultimi anni hanno portato in piscina un italiano su dieci.
Dunque il tema, unico, per non far crollare il nostro sistema, sarebbe quello di ri-avocare spese e sostegno economico agli enti locali. Ma è un percorso sostenibile? La politica potrebbe imporre un cambio così epocale? Ci sono comuni virtuosi ma anche comuni che non lo sono…

E la ciliegina sulla torta è il tema del pagato e non fruito. Il governo parla di voucher, gli utenti si scatenano – comprensibilmente –  per riavere i propri soldi, abbagliati da notizie e crociate di qualche scaltra agenzia. Ma anche i voucher metteranno in difficoltà i gestori, che nella ripartenza dovranno affrontare un altro mancato incasso.

E come diceva Igor a Frederick nel leggendario Frankenstein Junior di Mel Brooks:
“…potrebbe esser peggio, potrebbe piovere”.

 

Foto copertina © 纽约, 德克萨斯州, 美国 

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