Johnny verso l’Olimpiade

à Paris

Superato l’ostacolo passaporto, per Johnny Weissmuller, il cammino verso le olimpiadi diventava un’autostrada. Il 17 febbraio di quel 1924, a Miami, tra l’altro, aveva fatto un tempo straordinario in vasca da venticinque metri: 57.4 nei cento stile libero. Un tempo che non poteva fare nessun’altro al mondo. Quel record mondiale spaventoso sarebbe durato un bel pezzo. Dava a tutti l’idea delle potenzialità del ragazzo. L’appuntamento definitivo per i Giochi, però, erano i Trials di Indianapolis, la gara del dentro/fuori.

Indianapolis

I National Trials si tennero a Giugno, nella piscina di Broad Ripple, la vasca scoperta più larga degli Stati Uniti. La manifestazione avrebbe dovuto dire chi sarebbero stati i 24 atleti della squadra maschile e quelli della squadra femminile. Ma i riflettori puntarono subito tutta la luce sulla sfida Weissmuller Kahanamoku. Il vertice della competizione. Il vecchio campione hawaiano, infatti, era sempre il più grande nuotatore di tutti i tempi e il campione olimpico in carica. Weissmuller era il nuovo che avanza. Non ci poteva essere sfida più avvincente.

Gli avversari

Ma nella sfida a due si era infilato anche un terzo incomodo. Era Sam Kahanamoku, fratello di Duke, stessa età di Johnny e una carriera esplosa improvvisamente. Quando Duke era stato a Miami, infatti, Sam era diventato il più veloce nuotatore delle isole Hawaii. Ora cercava un posto tutto suo. La sfida si tenne il giorno cinque. Nella finale dei cento metri erano qualificati cinque nuotatori per tre posti: i fratelli Kahanamoku e Pua Kehaloa per le isole Hawaii, Jack Robertson per S.Francisco e  naturalmente Johnny Weissmuller , il nuovo asso che gareggiava per Chicago.

L’attesa.

Ai blocchi Johnny era in mezzo ai due rivali più pericolosi. Duke era a sinistra e Sam a destra. Anche Bachrach, il “duro”,  cominciò a preoccuparsi. L’idea che il “Kahanamoku Sandwich”, potesse intimidire il suo giovane allievo, lo metteva in agitazione. In fondo era la prima vera sfida importante che affrontava. Poi vide Johnny che oscillava le braccia per scacciare il nervosismo e riprese lucidità. Il cielo aveva cominciato a coprirsi di nuvole che all’avvicinarsi del via erano diventate una pioggerella. La pioggerella stava trasformandosi in pioggia battente.

La partenza.

Quando la tensione divenne altissima, la gente cominciò a lasciare gli spalti per non bagnasi. Fu allora che lo starter alzò il braccio per schiacciare il grilletto e dare il via. Qualcuno però pensò bene di buttarsi in anticipo e gli altri gli andarono dietro. Falsa partenza. Gli atleti balzarono subito fuori per tornare ai loro posti. I costumi bagnati gli stavano appiccicati addosso come una pellicola fastidiosa.

Il secondo sparo fu quello buono.

La gara

Johnny passò subito davanti. Quello schiocco laterale che faceva con la testa per respirare gli serviva anche per vedere gli altri. A metà gara Duke era a un metro di distanza. Improvvisamente, però, sembrò perdere concentrazione e rallentare. Poi finì dentro la corsia.  Bachrach sul bordo della piscina, vedendo quello che succedeva, perse ogni controllo e per poco non finì dentro l’acqua. Ma l’episodio fu lo scossone che ci voleva, perché improvvisamente Johnny ricominciò a spingere come un mantice, ripartendo a pieno regime, come se niente fosse successo.

L’arrivo.

Al tocco finale la distanza tra lui e gli altri era aumentata. Il tempo lo chiosava: 59,4. Era un secondo in meno del famoso record mondiale che Kahanamoku aveva fatto ad Anversa. Non era però lo stesso tempo di Alameda. Ma sotto al minuto, allora, era un luogo solitario. Comunque, adesso, l’uomo da battere era decisamente lui. Duke c’era ancora, ma a quasi tre metri di distanza. Sam era terzo. I primi tre erano anche i primi a qualificarsi per l’Olimpiade. Tre campioni formidabili. A questo punto i presenti si buttarono letteralmente su Johnny per fargli i complimenti.

La scelta

L’allenatore capo della squadra USA per Parigi 1924 era proprio Bill Bachrach. L’allenatore del momento. A lui toccavano le scelte. L’annuncio ufficiale fu che Johnny Weissmuller, il suo pupillo, il nuovo talento del nuoto Americano, l’ammazzasette, avrebbe partecipato a tutti gli eventi possibili. 100 e 400 metri stile libero come gare individuali, staffetta 4×200 stile libero e torneo di pallanuoto, come squadra. Il team USA era pronto. Sarebbe partito per Parigi con la nave.

Una squadra piena di campioni.

La nave passeggeri a vapore, SS America, si sarebbe riempita di campioni. Oltre a Johnny, Duke e Sam Kahanamoku, infatti, facevano parte della squadra maschile Warren Kehaloa, il dorsista hawaiano che aspirava all’oro e il suo avversario  Paul Wyatt, che gli stava vicino. Poi c’erano Robert Skelton, il primatista mondiale dei 200 rana e William Kirschbaum, il secondo ranista. Nella squadra femminile invece brillavano proprio due compagne di Johnny all’Illinois Atheltic club, Hetel Lackie e Sybil Bauer, entrambe  detentrici di un record del mondo nelle gare che avrebbero fatto (100 sl e 100 do). Poi c’erano Marta Norelius, Gertrude Ederle e Agnes Geraghty di New York e la strana coppia Helen Wainwright  e Aileen Riggin che avevano vinto una medaglia olimpica nei tuffi nell’edizione precedente e ora si presentavano come nuotatrici. Era un concentrato di possibili medaglie che in nove giorni avrebbe raggiunto l’Europa. Nessuna squadra avrebbe potuto competere.

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