Urinatores

Nuotatori professionisti a Roma

Gli “Urinatores”, dal verbo latino “urinor, urinaris, che significa tuffarsi erano nuotatori professionisti di Roma antica. Lavoravano in aree di intensissimo traffico navale, come il fiume Tevere e il porto di Ostia. Per vendere i loro servigi s’univano in corporazioni. Un’iscrizione ritrovata nel Portus Tiberinus riporta espressamente la dicitura “Corpus piscatorum et urinatorum totius alvei Tiberis”, che ne testimonia l’ufficialità. Si trattava quindi di un’istituzione perfettamente organizzata e riconosciuta da una delibera del senato di Roma.

Perfettamente organizzati

I compiti degli Urinatores andavano dal disincagliare navi, al rimuovere ostacoli creati dalle piene, al pulire l’alveo del fiume, al recuperare merci cadute nelle operazioni di carico e scarico. Erano esperti anche nel recupero di merci gettate appositamente in mare. La cosa, infatti, accadeva più spesso di quanto si possa immaginare. In caso di tempesta, infatti, un carico eccessivo faceva facilmente affondare una nave. L’unica soluzione era di alleggerire il carico, buttandolo in acqua. Ma all’epoca, ogni arrivo era troppo prezioso per darlo per perso.  Così si cercava di localizzare la merce perduta e di ripescarla. Tra le mansioni dei nostri nuotatori ce n’erano anche di meno gratificanti, come pulire pozzi, cisterne o cloache. Erano comunque compiti importanti e di significativa rilevanza sociale.

Compensi

La lex Rhodia ci dice qualcosa dei loro compensi. Per l’epoca non erano affatto male. In caso di recuperi a profondità inferiore a 15 metri, infatti, spettava loro un terzo del valore dei beni ripresi. Se le operazioni si svolgevano tra i 15 e i 27 metri, invece, s’arrivava addirittura alla metà. Un famoso rilievo della prima metà del I secolo a.C. mostra la scena di un recupero. Tra le maglie di una rete tirata da un gruppo di uomini, si vede una grande statua di Ercole. Probabilmente era parte del bottino che Silla riportava a Roma dopo il saccheggio di Atene.

In guerra

Come quelli greci, anche i sommozzatori romani furono usati in guerra. Lucio Cassio Dione, storico e politico romano di lingua greca,  ci racconta quando fu il grande generale Pompeo ad assoldarli. Lo fece contro gli abitanti di Oricum, città dell’Epiro. Questi, per sbarragli la strada, avevano affondato le loro navi all’entrata del porto. Furono proprio gli urinatores a risolvere la questione.

Il solito Plinio

Plinio il Vecchio, autorevole voce del passato, racconta invece, come facevano a vedere sott’acqua. Il metodo era semplice e ingegnoso: spargere olio dalla bocca durante l’immersione. A volte lo facevano sulla superficie. Forse anche per questo furono “Urinatores”. La storia dell’olio in bocca, comunque, è citata nel “Naturalis Historia, libro II, versetto 234. “Omne oleo tranquillari et ob id urinantes ore spargere quoniam mitiget naturam asperam lucemque deportet”. “Tutto è reso calmo con l’olio, per questo gli urinatores ne spargono con la bocca, per mitigare l’increspatura e renderlo trasparente”.
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