1924, Johnny a Parigi.

Parigi.

Per gli americani Parigi era un sogno. Gli anni 20 un ideale di attese, cambiamenti e speranze  irrazionali. Erano gli anni ruggenti, col loro capitalismo accelerato che non aveva ancora visto la crisi. Molti pensavano ad un divertimento alla portata di tutti. L’Europa per loro era sinonimo di viaggio. Così appena sbarcati in Francia, gli atleti Usa immaginarono, anziché sudore, tensione e fatica, lungosenna, Moulin Rouge e Tour Eiffel. Ma non era quello che li aspettava. Il villaggio olimpico li accoglieva, ma li isolava. Una prigione dorata, ma una prigione. Troppo importante il risultato per lasciargli la libertà. “Un accampamento di boy scout di alta classe”, lo definì Johnny Weissmuller tornato a casa.

la piscina

La piscina invece era roba straordinaria. Architettura liberty, vasca d’acciaio, acqua filtrata, 10000 posti sugli spalti e le corsie. Nessuno aveva mai gareggiato in posto così. Lo stadio del nuoto delle Tourelles, 20 arrondissement, Parigi, era una piscina futurista. Costruita apposta per le gare era lunga cinquanta metri. Anche questa era una novità. La sua misura sarebbe diventata lo standard olimpico.

Johnny Weissmuller

Johnny Weissmuller, con l’aspettativa che avevano suscitato i suoi risultati, le quattro gare da onorare, il segreto della sua nazionalità da portare e il fiato sul collo di Bill Bachrach, era il nuotatore più stressato della manifestazione. Il 13 luglio cominciava il torneo di pallanuoto. Il 16 le gare di nuoto. Tutto si doveva concludere il 20. Praticamente aveva gare tutti i giorni. Un vero tour de force.

 i 400 stile libero

Il suo primo appuntamento erano i 400. La gara si svolgeva in tre turni. Tre ripetizioni, tre giorni. Le batterie si nuotavano il 19 luglio. In terza batteria, senza troppa fatica, fece il record olimpico di 5’22.2, primo tempo. Il giorno dopo in semifinale decise di spremersi un po’ di più: 5’13.6, record olimpico,  ancora primo tempo. La finale fu quasi una formalità. Ottenne la vittoria con 5’04.2. Naturalmente era anche record olimpico, ma non il suo migliore. Anzi, il tempo fatto era abbastanza lontano da quel record mondiale che era stato capace di fare l’anno prima, a New Haven, in vasca da 100 metri, quando aveva nuotato 4’57.0. Secondo arrivò Arne Borg, Il più temibile degli avversari. Un talento. Lo “storione svedese“, come veniva chiamato dai soliti inventori di soprannomi, era il meglio dell’Europa natatoria. Negli anni successivi gli avrebbe preso il record della distanza e lo avrebbe seguito all’Illinois Athletic Club per fargli da scudiero. Il suo tempo fu 5’05.6. Terzo arrivò il fresco campione olimpico dei 1500, l’australiano Boy Charlton, col tempo di 5’06.6. In finale c’erano anche il fratello di Arne Borg, Ake Borg, e l’inglese Hatfield, staccati da una ventina di secondi.

la 4×200

La 4×200 si presentava come facile. Gli Stati Uniti erano troppo forti per tutti gli altri. Comunque anche quella distanza bisognava nuotarla tre volte. In batteria e in semifinale John fu sostituito da Dick Howell. Gli altri membri erano Ralph Breyer, Harrison Glancy Wallace O’Connor. In batteria gli americani si trovarono accanto gli italiani Bacigalupo, Frassinetti, Patrignani e Polli, che a sorpresa passarono il turno. Anche la semifinale andò liscia: primo tempo, record mondiale di 9’59.4, e distacco abissale sui secondi (10’08 per la Svezia). In finale entrarono Usa, Svezia, Giappone, Francia e Gran Bretagna, più l”Australia, qualificata di diritto come campionessa uscente. Naturalmente in quarta frazione stavolta sarebbe partito Weissmuller. La finale si tenne il giorno 20. L’ Avversario più temibile era l’Australia, che arrivò staccata di 10 secondi. Il tempo americano, 9’53.4, era di nuovo il record mondiale.

i 100

A tutti era chiaro che la vera sfida olimpica erano i cento stile libero. Non solo perché quella era la distanza regina, ma perché riprendeva l’affascinante sfida tra il vecchio e il nuovo: Johnny Weissmuller, record del mondo, 20 anni, Duke Kahanamoku, record olimpico, 34 anni. In batteria Johnny fece 1’03,4, Duke 1’04.2 pari merito con lo svedese Trolle. Sam Kahanamoku fece 1’03,2, Katzuo Takaishi, 1’04.0, Arne Borg 1’05.4. Niente sembrava scontato. Nella prima semifinale vinse tranquillamente Duke con  1’01.6, il fratello Sam fu secondo con 1’02,2, Takaishi terzo con 1’02.4. Tutti più bassi del podio di Anversa. Nella seconda semifinale c’erano Johnny e Arne per solo cinque posti a disposizione per la finale. Johnny fece subito capire che era il leader:  1’00.8 e record olimpico. Borg si aggregò al mucchio di testa: 1’02,6. L’australiano Henry, con 1’03, il tempo del bronzo nel podio precedente, era rimasto fuori. Subito i giornalisti si scatenarono sul fatto che Johnny avesse speso troppo per quel programma così ambizioso che Bachrach gli aveva inflitto. Tutti rivalutarono le possibilità che il vecchio Duke potesse riassaggiare la vittoria. Il fratello di Duke, David, invece, si chiese se non fosse il giovane Sam ad avere la carta giusta per far saltare il banco.

la finale

Così il giorno della finale, il 20 luglio, Bachrach aveva ricominciato a camminare nervosamente sul bordo mentre i cinque finalisti si allineavano alla partenza. Sam era in corsia 1, Johnny in 4 e Duke in 5. Nella corsia 2 avrebbe nuotato il solito Arne Borg e nella 3 il giapponese Takaishi , il primo del suo paese a raggiungere una finale olimpica. Al colpo di pistola, Johnny fece un balzò in avanti, ma a 25 metri era davanti di una misura stretta. Duke, Sam e Borg gli stavano addosso. Dopo i cinquanta però prese il controllo. Il suo allenamento, la sua giovinezza e la resistenza che Bachrach aveva enfatizzato, davano i suoi frutti. Pian Piano aumentò il suo vantaggio e non vacillò fino al tocco. 59 netto, record olimpico. Il tempo diceva che nessuno avrebbe potuto prenderlo. Aveva battuto decisamente Kahanamoku, che con 1’01 e 4, però, aveva comunque ottenuto la sua seconda prestazione olimpica dopo il famoso tempo di Anversa nella finale che era poi stata annullata. Sam era terzo con 1’01,8 e Borg aveva ottenuto il quarto posto in 1’02.0. Sul podio si celebrava il pieno successo americano. Duke avvolto nell’accappatoio e Sam  strinsero la mano a Johnny. Meno di un’ora dopo Johnny era in acqua nella finale per il terzo posto del torneo di pallanuoto contro la Svezia.

pallanuoto

Il regolamento della pallanuoto aveva una forma davvero astrusa. Praticamente si giocavano tre tornei. Nel primo si gareggiava per l’oro. Le squadre si incontravano in un tabellone ad eliminazione come quello del tennis. Nella prima partita gli Stati Uniti persero dalla Francia 3 a 1 e furono fuori. Ma la Francia alla fine aveva vinto l’oro, quindi, nel secondo torneo, quello per l’argento, che coinvolgeva tutte le squadre che erano state sconfitte dalla Francia, gli americani rientrarono in gioco. Vinsero la prima partita coi paesi bassi 4 a 2 e disputarono la finale per l’argento contro il Belgio. La partita terminò 2 a 1 per i belgi. Così gli americani dovettero giocare anche il terzo torneo, dove s’incontravano tutti quelli che avevano perso dal Belgio. C’erano anche gli eliminati nel primo giro. Il primo incontro fu di nuovo coi Paesi Bassi. Di nuovo 4 a 2 e finale conquistata.  A questo punto scese in campo il nostro Johnny, che non aveva ancora toccato acqua. Probabilmente  era un po’ la sua parata di gala.  Con lui dentro però il risultato cambiò di segno: 3 a 2 con reti di Schroth, Austin e Vollmer per l’America e di Backlund e Anderson per la Svezia.  Nel team USA c’erano altri 2 nuotatori: O’Connor, che era stato con lui in staffetta  e Jam Handy, che aveva fatto l’olimpiade del 1904, e aveva vinto il bronzo nelle 440 iarde. Per Weissmuller era il trionfo personale. Mai si era visto un bottino così ricco come il suo!

Johnny Weissmuller a bordo della SS America in partenza per Parigi.
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