Intervista al tecnico sardo Pierluigi Salis

Riprendiamo l’intervista ricevuta dagli amici dell’ufficio stampa di FIN Sardegna all’amico e collega allenatore, Pierluigi Salis,  presto ospite della nostra rubrica live “At The Pool Bar”, Pierluigi si racconta e prova ad immaginare nuovi scenari per il nuoto sardo.

PARLA IL TECNICO PIERLUIGI SALIS: “IMPOSTANDO IL RAPPORTO SULLA SINCERITA’ SI POSSONO OTTENERE GRANDI COSE”

Il primo impatto con le vasche è stato giocoso e leggiadro. Pierluigi Salis vi si immergeva con il sorriso sulle labbra e badava semplicemente a divertirsi, dispensando scherzi e battute a destra e a manca. Un modo singolare per familiarizzare con la disciplina, senza però erigerla a baluardo imprescindibile della sua esistenza. Questo fino ai sedici anni, perché dopo, gradualmente, cambia mentalità: tutto quello che non aveva preteso per sé stesso lo trasferisce ai suoi piccoli e grandi nuotatori. “Gli impianti sassaresi di Lu Fangazzu e Latte Dolce, da quasi 36 anni, rappresentano la mia seconda casa e dunque la mia vita – narra Pierluigi – in quanto trascorro in piscina quasi dieci ore al giorno. Tutto ciò che riguarda amicizia, lavoro, gioie, dolori e tanto altro sono legate a questi due luoghi”.

Del suo rapporto con il nuoto, cominciato all’età di sei anni grazie ai genitori che lo iscrissero alla scuola di avviamento, colpisce la sua fedeltà per i colori della società Sport Full Time Sassari, mai tradita. “Non sono stato sicuramente un atleta modello – aggiunge – avevo qualità normalissime ma soprattutto spiccavo in vivacità”.

Dalla sua postazione a bordo vasca fioccano risultati importanti che se venissero elencati rischierebbe di non ricordarli tutti. Si limita nel sintetizzarli con lo storico traguardo raggiunto nella stagione 2016/2017 con la Serie A maschile, unica società sarda capace di salire nell’élite del nuoto nazionale. E poi le oltre 30 medaglie vinte come allenatore ai Campionati di categoria (7 titoli italiani) e Assoluti. Da non dimenticare la convocazione in Nazionale del suo ex atleta Andrea Farru che partecipò ai Giochi del Mediterraneo nel 2013.

Raccontaci del tuo cambio di mentalità

Il mio allenatore e attuale presidente, Ilario Ierace, aveva preso in gestione la piscina di Ozieri e quindi serviva una mano a Danilo Russu (all’epoca allenatore della Sport Full Time), che mi propose di affiancarlo nell’insegnamento. Da allora non ho mai smesso.

Come sei cambiato negli anni nel tuo rapporto con i discenti?

L’atteggiamento e l’approccio con i ragazzi muta continuamente. Con l’attuale generazione imposto il lavoro focalizzandomi principalmente su questi aspetti: pazienza, empatia, chiarezza e tranquillità. Una caratteristica che ritengo sia alla base di tutto è comunque la sincerità.

Però una situazione emergenziale come questa non l’avevi mai affrontata in passato

Non nascondo che all’inizio dell’epidemia Coronavirus lo sconforto l’ha fatta da padrone. Dopo trentasei anni di “routine” quotidiana (considerando che ci alleniamo sette giorni su sette per circa trecentoquaranta giorni all’anno), stare a casa non è stato facile.

E poi tutto è capitato nella fase clou della stagione

Mancavano pochissimi giorni alle gare, preparate con cura ed impegno. Successivamente abbiamo organizzato degli incontri tecnici con i colleghi allenatori, sia della mia società, sia con altri della Penisola. E non solo: in questo periodo ho anche letto e studiato tanto.

A prescindere dall’emergenza Covid 19 qual è lo stato di salute del nuoto sardo?

Direi che negli ultimi 2-3 anni ha risentito di un cambio generazionale che ha lasciato un grosso vuoto a livello assoluto. Credo che ci sia l’esigenza di collaborare ancora di più tra società, tecnici e Comitato Regionale per dare nuovi stimoli ai ragazzi.

E poi c’è la fase adolescenziale che rappresenta sempre un momento delicato

In questi ultimi dieci anni i ragazzi sono cambiati tantissimo. Soprattutto è diventato complesso gestire il passaggio delle ragazze da “bambine a signorine”. Trascorriamo con loro quasi tre ore al giorno e di conseguenza diventiamo dei punti di riferimento importanti anche dal punto di vista educativo.

Che gli dici solitamente?

Consiglio sempre di fare nuoto agonistico solo se hanno degli obbiettivi che vogliono provare a raggiungere. Pensare di farlo solo per passare del tempo con gli amici, o perché è diventata una routine consolidata, è impossibile. Proprio per questo motivo, superati i 15-16 anni, riscontriamo un tasso di abbandono elevato. Chi non riesce a porsi obbiettivi precisi vede l’impegno agonistico come uno stress anziché considerarlo un momento di divertimento e crescita.

Cosa proponi per dare maggiore impulso alla disciplina?

Penso che dovremmo creare un circuito di gare più divertenti. Immagino dei meeting organizzati dalle società che propongano una scaletta più snella e l’istituzione di premi differenziati da distribuire alle diverse categorie partecipanti.

Qualcosa stava cambiando

Il Comitato in questa stagione era partito alla grande, creando delle rappresentative Juniores, Cadetti e Assoluti che partecipavano a dei raduni nazionali. Se ben ricordate ci trovavamo a Torino (SWIM-TO – Trofeo Città di Torino) con la selezione seniores quando è iniziato l’incubo Coronavirus.

Posso approfittare della circostanza per lanciare un appello?

Certo

Siamo stati lontani dal nostro mondo per oltre sessanta giorni, un tempo enorme per le abitudini che ci riguardano. Ma sono convinto che avremo la forza per recuperare il tempo perduto e ritornare più forti e appassionati di prima. Quindi rivolgo un grosso in bocca al lupo a tutti i nuotatori sardi.

Quello degli impianti continua ad essere un problema irrisolto?

Credo proprio di no. In Sardegna ci sono oltre cinquanta piscine dislocate in tutte le province. I disagi affiorano semmai per le manifestazioni. Purtroppo molti di questi impianti, oltre a non essere omologati, dispongono di spalti al limite della regolarità. L’unico con tutti i crismi è quello di Terramaini, a Cagliari, che spesso si trova ingolfato a causa di un calendario nutritissimo. Essendo direttamente gestito dal Comune è soggetto molto spesso a rigide burocrazie penalizzanti.

Sei del Capo di Sopra, come l’attuale presidente FIN Danilo Russu. Il movimento del nord Sardegna si sente più tutelato secondo te con la sua presenza?

No, assolutamente. Danilo in questi anni ha dimostrato di saper svolgere l’incarico che gli è stato affidato con grande imparzialità e con le stesse attenzioni per tutte le realtà della penisola.

Coltivi degli hobby, hai delle passioni particolari?

Diciamo di no. Mi piace passare del tempo con gli amici a prendere qualche caffè e aperitivo: speriamo si possa riprendere subito. Poi seguo un po’ la politica che mi ha sempre affascinato. Concludo ringraziando il Comitato che mi ha dato la possibilità di manifestare i miei pensieri.

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