Citius, Altius, Fortius

Più veloce, più forte, più in alto

Tre parole in una ghirlanda. Così per la prima volta apparve al pubblico dei Giochi Olimpici del 1924, il motto olimpico. Tre parole che riassumevano un ideale. Un’ideale estraneo all’indole umana. Un’ideale astratto. Un ideale che per qualche motivo s’era attaccato all’idea di sport. Cercare sempre qualcosa. Fare un passo per poi pensarne  subito un altro. Quelle parole contenevano la nozione di progresso, la convinzione di una pienezza da raggiungere, la supposizione di un obbligo per l’uomo di compiere la sua ricerca. De Coubertin le prese per ispirare il suo movimento. Le scelse ai tempi del Congresso di Parigi del 1884, quando la sua idea dei Giochi doveva ancora prendere corpo.

Gli amici di De Coubertin

De Coubertin era uno che sapeva prendere dagli amici. E sapeva farsi aiutare dai migliori. Anche il motto olimpico veniva dall’amicizia. In questo caso da un amico prete. Si trattava di un predicatore domenicano francese, che fu anche scrittore educatore e promotore dello sport giovanile. Si chiamava Henri Didon (1840/1900), ed era un entusiasta, una personalità fuori formato, di quelli che ogni misura gli va stretta. Spesso per questo, finiva in conflitto coi superiori.

L’abate Didon

A nove anni, Henri Didon era entrato nella scuola religiosa di Grenoble. Era uno studente brillante. Bravo nello studio, bravo nello sport. A 15 anni aveva vinto i “Giochi Olimpici di Rondeau“, un torneo sportivo che si teneva nella sua scuola ogni quattro anni. Uno dei suoi maestri fu il famoso padre domenicano Jean Baptiste Henri Lacordare, uno dei maggiori esponenti del cattolicesimo liberale francese, rifondatore dell’ordine domenicano dopo la sua soppressione, avvenuta nel 1790. A 18 anni Henri era entrato proprio nell’ordine domenicano. L’ordine dei padri predicatori. Quelli che avevano fede e cultura da vendere. L’ordine di Tommaso d’Acquino, per intenderci.

Predicatore

Didon aveva insegnato Sacra Scrittura per un breve periodo. Poi aveva intrapreso la carriera di predicatore. Grazie alle sue notevoli doti di comunicatore ebbe la sua parte di successo. La sua facilità di parola si esaltava soprattutto se trattava temi sociali. Temi che all’epoca scaldavano parecchio. Procuravano anche un sacco di grattacapi all’interno e all’esterno della Chiesa. Ci fu un momento però in cui rinunciò a sermoni e conferenze, per dedicarsi completamente ai giovani.

Educatore

Didon propagandava idee educative innovative. Controcorrente, credeva nella necessità di ricorrere  il meno possibile alla costrizione, che andava tanto di moda. Ai suoi studenti, insegnava che una disciplina volontaria, come via della libertà. Promosse spirito di autosufficienza e un amorevole riverenza per l’autorità. Riteneva anche che i suoi giovani dovessero sviluppare una buona dose di  spirito critico. Gli piaceva lo sport e che i suoi lo praticassero.

Incoraggiamento

Quando era direttore dell’Ecole Albert le-Grand ad Arcueil, vicino a Parigi, usò la formula “citius altius fortius” per appellarsi agli studenti che avevano vinto le competizioni sportive della scuola. Lo fece per incoraggiarli. Era il  marzo del 1891. Queste parole furono poi ricamate in francese sulla bandiera che accompagnava le gare. “Plus vite, plus haut, plus fort” divenne  il simbolo di quella scuola di sport.

Pierre de Coubertin

Il barone Pierre de Coubertin era presente a quelle gare del 1891. Quando scrisse un breve rapporto per la rivista “Les Sports Athlétiques“, due settimane dopo, citò quello slogan, che lo aveva colpito. Le stesse parole furono inserite nel 1894, nel primo numero del Bulletin du Comité International des Jeux Olympiques, in occasione del famoso congresso che annunciò al mondo l’avvento delle Olimpiadi moderne. Tutti i partecipanti al Congresso le trovarono impresse sui loro diplomi commemorativi, anche se con le parole invertite “Citius-Fortius-Altius“.

Motto Olimpico

Al ventesimo Congresso Olimpico delle Hawaii, nel 1897, “Citius-Altius-Fortius” fu adottato ufficialmente come motto olimpico. Dai Giochi di Anversa del 1920, diventò il logos del Movimento Olimpico Internazionale.

L’abate Didon e il motto olimpico impresso sopra una medaglia.
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