Mark Spitz: i Giochi Olimpici al centro dell’attenzione. Come a Monaco nel 1972.

Mark Spitz, atleta che ha scritto pagine importanti nella storia del nostro sport e membro fondatore della Laureus World Sports Academy, parla di quell’edizione dei Giochi Olimpici che lo consacrò a leggenda del nuoto: Monaco 1972. Sette medaglie d’oro e altrettanti record del mondo.

Se sportivamente è stata la settimana più bella della sua vita, umanamente è stata la più traumatica. Purtroppo, insieme ai suoi successi, quelle Olimpiadi sono state caratterizzate da un attacco terroristico atroce da parte dei palestinesi nei confronti degli atleti israeliani. Facendo irruzione all’interno del villaggio olimpico, negli alloggi destinati agli atleti israeliani, il commando palestinese uccise subito due atleti e ne prese in ostaggio nove, per poi eliminarli all’interno della base militare in cui erano stati portati. Spitz quel giorno non aveva idea di cosa fosse successo, lo capì solo durante la conferenza stampa poiché le domande che gli venivano rivolte, più che riguardare i suoi recentissimi successi, erano volte a capire cosa lui sapesse dell’evento. Solo la sera successiva si seppe la verità.

Ho trascorso gli ultimi 48 anni della mia vita a spiegare i miei sentimenti in merito a quel tragico incidente. Avendo avuto contatti con alcune mogli di quegli atleti uccisi, so che avrebbero desiderato che le Olimpiadi continuassero, perchè il terrorismo non doveva prevalere.

La locandina del film di Steven Spielberg

Il rinvio dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020 ha riportato al centro dell’attenzione il più grande evento sportivo del mondo e per Spitz è stato come ritrovarsi a Monaco in quel lontano settembre del 1972. Ma questa volta le motivazioni sono diverse.

Mi inchino di fronte ai medici e alle infermiere che sono là fuori in prima linea rischiando la vita. Penso che all’inizio non si rendessero conto di quanto sarebbe stato pericoloso aiutare gli altri, ma sono implacabili con le loro energie e i loro sforzi, aiutando tutti coloro che hanno bisogno. Il Coronavirus ha colpito tutto il mondo e penso che starà qui per molto più tempo di quanto ci aspettiamo. Le persone tendono ad ascoltare ciò che le grandi stelle dello sport hanno da dire e spero che possiamo aiutare a trasmettere quel messaggio importante di mantenere la speranza, aggrapparsi lì, rimanere in buona salute. Penso che cambierà il modo di vivere e di fare molte cose, non solo quando si tratta di sport. Ora stiamo combattendo un altro nemico. Non c’è alcuna garanzia che troveremo un vaccino per questo virus. Sono passati quasi 40 anni e non hanno ancora un vaccino per l’HIV, ma siamo ancora qui e ce l’abbiamo fatta. Quindi spero, molto presto, che saremo tutti di nuovo alla normalità, qualunque sia la normalità.

Lo speciale RAISPORT dedicato alle 7 medaglie di Mark Spitz ai Giochi di Monaco ’72

 

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