Gareggiare nell’antichità

Non risulta una tradizione di gare di nuoto come le intendiamo noi nell’antichità. Non c’erano sfide, gare a chi arriva primo, giochi che somigliassero a una competizione di oggi. Se proprio si vuol trovare qualcosa che ci somigli bisogna cercare nel mito. Si ricordano, per esempio, le sfide nel fiume Pattolo, tra il dio Dioniso e il giovane Ampelo, il suo amante, quello che  poi è finito trasformato in un vitigno. Per amor di verità, per questo caso bisogna anche dire che il dio per compiacere il compagno lo lasciava vincere. Quindi, come gara, non valeva un gran che. Si può anche ricordare la competizione tra Carpo, il figlio di Zefiro, e l’amante Calamo nel fiume Meandro. Ma anche in questo caso i conti non tornano. Carpo durante la prova finì annegato, e Calamo, distrutto dal dolore, si lasciò morire con lui. (Dalle Dionisiache di Nonno di Panopoli, V secolo d.C.).

Gare amatoriali

Il solito Plinio racconta invece qualcosa che potrebbe somigliare a quello che cerchiamo. Lo dice raccontando della colonia africana di Ippona. In quel luogo i giovani amavano sfidarsi in mare. “L’avanzare il più possibile al largo è per loro un modo di acquistare rinomanza e dimostrare la propria bravura. Il campione è quello che si è lasciato alle spalle sia la spiaggia che i suoi concorrenti” (Ep.IX,33). Anche in questo caso, però, si tratta di poca cosa, niente di più di una bravata tra ragazzacci.

Prepararsi all’agone

Il nuoto fu invece un valido strumento di preparazione fisica per tutta l’antichità. Ce lo racconta Filostrato, sofista e maestro di retorica ad Atene. Filostrato, primo caso nella storia, scrisse un vero e proprio trattato sull’agonismo “Il Ginnastico”. Nel suo lavoro riferisce di Olimpiadi, di atleti, ma anche di preparazione. Tra le tante cose che racconta, riporta che il pugile Tisandro di Naxos, quattro volte vincitore olimpico nel VI secolo a.C., per prepararsi ai suoi incontri usava allenarsi nuotando lunghe distanze.

Era così noto che il nuoto facesse bene alla preparazione di resistenza che il grammatico Sesto Pompeo Festo  (II sec. d.C.) si lasciava sfuggire dichiarazioni come questa:”A giudicare dai colpi al volto, è un pugile che frequenta la piscina“.

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