Gli amici de Coubertin: Thomas Arnold

pedagogo

Thomas Arnold era stato il rettore del college di Rugby. Si era identificato con quel luogo essendo stato alla guida di quell’istituto dal 1828 fino alla sua morte, avvenuta nel 1842. Rugby era un luogo sacralizzato da de Coubertin. Lì aveva avuto un’ispirazione. Qualcuno aveva pensato di usare lo sport  per formare degli uomini. Qualcuno, lì, lo aveva pensato per la prima volta.

Romanticismo

L’ Arnold di De Coubertin, però, non era quello vero. Era quello che pensava lui. Per De Coubertin Arnold era più simile al rettore dei ” Tom Brown’s Schooldays” di Hughes, un libro che aveva divorato. Si trattava di una storia di collegi, ambientato nella scuola pubblica Inglese. La scuola in questione naturalmente era Rugby. Il periodo interessato erano gli anni intorno al 1830. Era una storia di ragazzi diventati uomini, parlava di attaccamento, di riscatto, di educazione sentimentale. Hughes ne sapeva qualcosa, perché era stato un allievo di quella scuola. I giorni di scuola di Tom Brown era una storia romanzata, ma la storia di Tom Brown era la storia di suo fratello George.

Educazione fisica

De Coubertin non aveva conosciuto Arnold. Era morto prima del suo viaggio in Inghilterra. Il reverendo Arnold, però, era stato davvero un grand’uomo. Aveva umanizzato i college inglesi, che, all’epoca, dovevano essere un qualcosa di allucinante. La rigidità di un educazione basata soprattutto sulla coercizione, su un’autocontrollo impossibile e su una morale irraggiungibile, portava molti alla disperazione e diversi al suicidio. Altri li rendeva disumani. Tutto quello che non era regola o punizione era quindi un intervento benedetto. Arnold aveva certamente usato lo sport nei suoi programmi educativi, ma solo marginalmente. Eppure aveva aperto uno spiraglio che aveva fatto breccia.

Sport

Lo sport era poi entrato ufficialmente nei programmi di Rugby, ma solo dopo. La decisione fu presa nel 1850, otto anni dopo la morte del venerato rettore. Per il barone, però, era sufficiente ad attribuirgli una patente di benemerenza. Per lui era stato “il primo ad adottare e applicare i principi dell’educazione fisica” (L’education anglaise) e dei giochi sportivi all’educazione. Gli piaceva anche molto che la sua  istituzione avesse assegnato l’organizzazione di tutte le attività sportive agli studenti stessi, con tutto l’onere e le responsabilità che ne derivavano.

Scuola di virilità

Pierre spesso citava il suo ispiratore. Una delle frasi che gli piaceva era questa:”  l’adolescente costruisce la propria virilità con il materiale di cui dispone. Nessuno può farlo al posto suo”. Il compito dei giovani studenti, quindi, era “gestire la loro piccola repubblica sportiva in modo che gli errori e i difetti non (avessero) delle gravi conseguenze negative, anzi perché (fossero) salutari“. (Pedagogie sportive)

Realismo

In quel mare di idealismo, di sogni, di visioni, il barone non mancava di lampi di realismo. Non aveva paura del male, né della realtà. Riteneva la realtà positiva e necessario “non nascondere il mondo ai ragazzi”. Secondo lui ” nascondere il male equivale(va) a sottolinearlo“. L’educazione era affrontarlo in una forma capace di dare piacere e di chiedere rigore per funzionare.

Olimpismo

Nell’Olimpismo furono raccolti tutti questi messaggi. Messaggi che anche allora erano ostacolati. Il mondo vedeva nella formazione la formazione di un prevaricatore e nello sport, una preparazione alla guerra. Se non era quello, al massimo, era considerato un passatempo, o un modo per racimolare scommesse. De Coubertin, pensava altro. L’Olimpismo non era lo sport, era è lo sport per qualcosa. “L’Olimpismo senza l’afflato pedagogico si trasforma in qualcos’altro”. Diceva. “Cioè in semplice sport.” Cioè  non era altro che uno stupido diversivo.

Thomas Arnold, Pierre De Coubertin e il frontespizio del romanzo del 1857 “I giorni di scuola di Tom Brown”.
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