Black Swim Matters

“Che cosa provi?”
Molto spesso le interviste ai vincitori, fatte a caldo, sono piene di domande stupide. Se ci fosse un vincitore capace realmente di trasmetterci cosa prova dopo una vittoria, lo proporrei per il Nobel per la letteratura.
Ma sono molte altre le domande che vengono poste in maniera stereotipata ai personaggi pubblici, sportivi e non. Per questo mi annoiano mortalmente i programmi televisivi dove un tapino di turno tenta di provocare una reazione in un protagonista con una domanda (o peggio, con un opinione personale)  assolutamente dimenticabile.
Tra noi fotografi  (anche perché molto raramente ci intervistano), ogni tanto ci chiediamo l’un l’altro “quale foto vorresti aver fatto e invece non ce l’hai”. Un po’ come le figurine.
E lì fioccano i ricordi, le invidie, le scuse e molte altre considerazioni su uno scatto che non hai.

Questo è valido anche per me. Solo che non mi manca uno scatto. Me ne mancano centinaia. Anche se due avrebbero avuto un significato particolare.

Mi mancano gli scatti di Domenico, Davide e Massi a Sidney (massima invidia per Ferdinando Mezzelani, non tanto perché le ha, ma perché era lì).  Ma non sono queste le più importanti. Avrei voluto immortalare Duke Kahanamoku, Johnny Weissmuller, Arne Borg, Gertrude Ederle (e se non sapete chi sono andate a studiarli) oppure il nostro Carlo Pedersoli mentre scendeva, primo italiano, sotto al minuto dei 100 SL.. Non ho fotografato, ma mi sono debitamente commosso davanti al televisore, quando nel 1973 Novella Calligaris, durante i primi mondiali di nuoto,  vinse gli 800 SL con record del mondo.  Ma non sono comunque queste le foto che mi mancano.

Nel 2005, raccattando qualche soldo qua e là, con un’attrezzatura di basso livello, sono partito per i mondiali di Montreal. Ho trovato una stanza nel quartiere gay (ed era periodo di gay pride – ma non me ne sono accorto), sentendomi un po’ fuori posto. Una volta iniziate le gare, non mi sono neanche reso conto del casino che c’era fuori, perché i grandi campionati sono (ed allora non lo sapevo) un massacro. Non sai neanche come hai fatto a tornare a dormire e la mattina dopo, alle sei e mezzo, sei in piedi e torni in piscina.

La terzultima mattina del nuoto, c’erano le batterie dei 50 SL maschili. Ero accanto ai miei colleghi ed amici Guido Cantini,  Gianmattia D’Alberto e Guido Barbagelata e stavamo “cazzeggiando”. Chiunque abbia provato a scattare foto durante i 50 stile sa che è una perdita di tempo. Si fa prima a fotografare un frullatore in azione. L’unico fotografabile che ricordi è stato un certo Alexandr Popov.
Eravamo quindi giustificati a distrarci quando, leggendo al volo la startlist, mi cade l’occhio sul un nome meraviglioso. In corsia 3 della quarta batteria: Bamba Gibrilla.  Un nome da cartone animato. Meraviglioso.
“A che batteria siamo? – La quinta – Mortacci, l’abbiamo mancato – Noooo – Ma da dove arriva? – Che sigla è SLE? Sierra Leone – troppo fico, sto nome – dai fondiamo il Bamba Gibrilla fan club – motto: non tutto quello Bamba, Gi-brilla – Ma nuota di nuovo? – aspetta che guardo – YES! Domani fa i 50 rana. – Oh, domani lo bombardiamo, eh!”

E così, la mattina dopo, tutti pronti per immortalare il sierraleonino (come si chiamano gli abitanti della Sierra Leone?, Leoni coltivati?)
E lui non c’era. DNS, did not show. Massima delusione tra i quattro astanti.

Due anni dopo. Melbourne 2007. Guidone Barbagelata non c’è, perché arrivare qui costa un botto. Lui ancora rosica.  Gianmattia, Guido ed io a scorrere le liste.
C’è!
Bamba (che poi è il cognome, perché di nome fa Gibrilla) è iscritto ai 50 rana. Grande attesa.
Il giorno prima della gara, avviso: “ Ragazzi, domani io devo andare a fare Tania Cagnotto, voi state al nuoto. Gareggia Bamba. Non ve lo fate scappare, mi raccomando!”
La sera, anzi la notte, perché finivamo sempre dopo mezzanotte di lavorare le foto: “Guido, avete fatto Bamba? – No, ci siamo distratti e non l’abbiamo fatto – non ve posso lascià soli n’attimo che fate il buco –  evvabbè, che vuoi che sia? Lo rifaremo!”

Il giorno dopo. Prime pagine dello sport di tutto il mondo. Fotona di BAMBA GIBRILLA!!!!!!!!
Che si nuota i 50 rana con gli occhialini in bocca, tipo morso di cavallo.
Fine del Bamba Gibrilla fan club (anche se è ancora nel mio cuore) e FOTO CHE MANCA n.1.

La FOTO CHE MANCA N.2 non è mai stata fatta, e forse la potrei ancora fare. Verrebbe catalogata come foto “di colore” e giustamente.
È il 1976, si torna a Montreal ma in un’altra piscina. Una rotonda olandese tocca il bordo al terzo posto nei 100 SL donne. È un bronzo che vale oro, tutti lo sanno. Le prime due, infatti sono due bombatissime tedesche est, componenti di quella DDR che spadroneggerà in vasca fino al crollo del muro. Quelle che agli europei di Roma 1983, mi spaventarono, con la testa che sfiorava il soffitto sotto le tribune dello Stadio del Nuoto  e che chiacchieravano con voci tonanti alla Pavarotti.
L’olandese di cui sopra si chiama Enith Brigitha, ed è la prima nuotatrice di colore a vincere una medaglia olimpica. La metterei al centro della foto, come una matriarca. Al suo fianco, nel ruolo del padre, un altro primo in tutto. Dal Suriname, ex Guyana Olandese, Anthony Conrad Nesty è il primo uomo di colore a nuotare nell’oro olimpico. È anche il primo surinamese a salire sul primo gradino del podio olimpico. Tutto per un centesimo. Ferma il crono a 53:00 nei 100 farfalla ai giochi di Seoul, lasciando il secondo posto allo strafavorito Matt Biondi, che porta a casa 53:01 pive nel sacco.
Stabilito chi sono i personaggi centrali della foto, metterei loro accanto un po’ di atleti in attività, o che hanno smesso da poco.
Non vi racconto le loro storie, ma li conoscete: Malia Metella e suo fratello Mehdy, Simone Manuel, Cullen Jones e la mia amica Alia Atkinson. Sicuramente (e per fortuna, segno che i tempi cambiano) mi sto dimenticando qualcuno.

Simone Manuel
MANUEL Simone USA UNITED STATES OF AMERICA Gold Medal
Gwangju South Korea 28/07/2019
Swimming Women’s 50m Freestyle Final
18th FINA World Aquatics Championships
Nambu University Aquatics Center
Photo © Giorgio Scala / Deepbluemedia / Insidefoto

 

Vorrei però aggiungere ancora un paio di nomi: una leggenda, l’incarnazione dello spirito olimpico nei tempi moderni, atleta di un paese che pochi sanno mettere sul mappamondo. Forse il cittadino più famoso della Guinea Equatoriale: Eric Moussambani. Chi non ricorda la sua impresa a Sidney 2000, se la vada a vedere. Lo sport è (anche) quello. Soprattutto nello spirito.

Per completare questa mia seconda foto, che vuole essere un omaggio, un virtuale ginocchio a terra per una discriminazione assurda, che ci ha privato, tra altre mille – e forse più importanti cose – di atleti di valore, esclusi dal nostro sport per il solo colore della pelle, vorrei lasciare un angolino per Bamba Gibrilla.

In fondo, sono ancora il presidente del fan club.

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