Sport a scuola, quale futuro?

Nominalmente importante ma di fatto sempre in secondo piano. Il destino dell’attività fisica, motoria, sportiva (o come è meglio chiamarla) è quello di passare sempre in secondo piano, per un motivo o per un altro. La bozza del piano scuola ha suscitato qualche preoccupazione sul tema sport a scuola.

Di certo in passato non era un tema così discusso, ma l’oggettiva importanza del movimento e le possibili ricadute hanno accresciuto il valore e l’attenzione al tema. Valori educativi, rispetto di cose, persone, regole, poi il benessere, la salute, la cultura dell’attività fisica e le ricadute – positive – sulla spesa sanitaria, hanno portato negli anni a parlare sempre più dello sport, di quanto a scuola sarebbe importante dedicare più attenzione e spazio.
Purtroppo –ironia della sorte– il prossimo anno scolastico sarà forse il peggiore per lo sport a scuola. Ancora non è chiaro se e quando riaprirà la didattica frontale . Si parla già di Didattica digitale integrata, quale possibile soluzione compensativa in caso di un potenziale ri-contagio. E le lezioni, con l’imposizione della distanza interpersonale, vedranno un condizionamento significativo della didattica: modi e quindi tempi, si parla di lezioni di 45 minuti.

In ogni caso al momento è tutto un punto di domanda. Le famiglie che sperano di trovare normalità e vorrebbero certezze. Lo stesso vorrebbero le scuole, che ad oggi non sanno se e quando inizierà la didattica, quali spazi utilizzare per le lezioni – rispettando il distanziamento – e soprattutto con quali fondi supportare le risorse indispensabili alla gestione della prevenzione (spazi isolamento, sanificazioni, controlli, ecc).
Una cosa è certa, le palestre scolastiche, spesso già inadeguate, non basteranno. In molti casi in assenza di altri spazi le palestre verranno utilizzate per la didattica frontale, come fossero aule, limitando dunque l’utilizzo per il loro scopo primario. L’educazione motoria è dunque meno importante di altre materie?
Tema da tenere in considerazione, inoltre, è la gestione condivisa delle palestre con le associazioni locali, che fino ad oggi, nelle ore pomeridiane , hanno svolto un ruolo fondamentale per l’avviamento allo sport. Gestione condivisa, chi pagherà la sanificazione continua degli spazi? Su chi ricadranno le responsabilità? La riorganizzazione dell’orario scolastico ed il conseguente utilizzo delle palestre lascerà ancora spazio allo sport di base? La convivenza scuola-associazioni locali regala un’ulteriore criticità: quanti genitori vorranno esonerare i figli dall’attività motoria perché hanno paura di contagi per l’utilizzo condiviso di palestre?

Si prospetta un’attività didattica individuale che dovrà rispettare i famosi due metri di distanza, snaturando completamente i valori delle attività stesse. Limitando la socialità costruita e rinforzata dai giochi di squadra, dal confronto e dalla collaborazione per perseguire insieme un risultato attraverso regole ben codificate.

Sogniamo l’America, anche per lo sport, ma siamo molto lontani, separati da qualche oceano.

Incrociamo le dita, anche per questo. In qualche modo parliamo della salute dei nostri figli.

Foto © Stefan Schranz

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