Marco Bonifazi: Arianna Bridi e le donne nel gran fondo.

Arianna Bridi è stata protagonista di un risultato che possiamo definire storico: la prima donna a vincere il Trofeo Farmacosmo Capri-Napoli, stabilendo anche il record della manifestazione. Negli ultimi tempi abbiamo visto una grande rimonta delle donne su quelli che sono i risultati sportivi in queste competizioni. Abbiamo voluto chiedere un parere autorevole a Marco Bonifazi, professore associato presso l’università degli Studi di Siena e Presidente della Commissione Medica della Federazione Italiana Nuoto.

Arianna Bridi è reduce da un risultato veramente notevole: la prima donna a vincere la Capri-Napoli, stabilendo anche il nuovo record. Altre atlete comunque danno prova di grandi capacità nelle gare di fondo, e spesso arrivano a giocarsela con i colleghi maschi. Qual è la sua opinione su questa evoluzione?

Il risultato di Arianna alla Capri-Napoli è sicuramente straordinario e infatti ha colpito la fantasia di molte persone. Devo dire che è difficile generalizzare questo evento come l’abbattimento della barriera delle differenze sportive tra uomini e donne, però sicuramente conferma che in determinate condizioni le donne possono essere capaci di prestazioni sovrapponibili a quelle dell’uomo. Ma questo fatto era già abbastanza noto: la ricerca scientifica si è cimentata da tempo nel calcolare quando sarebbe avvenuto il momento in cui le donne avrebbero potuto battere gli uomini nella maratona, per esempio. E in effetti, negli anni il record della maratona si è avvicinato di molto. Ha influito molto l’ex atleta Paula Radcliffe, britannica, che ha portato nel 2003 il record a 2h15’25” riducendo così di molto le differenze con gli uomini e incrementando il trend che va verso il pareggiamento delle prestazioni. Però bisogna dire che gli uomini fanno la maratona da molti più anni delle donne: c’è sempre stato un atteggiamento in un certo senso protettivo delle donne per le distanze più lunghe. Basti pensare che alle Olimpiadi del nuoto, fino a poco tempo fa, c’erano gli 800 femminili e i 1500 maschili, nell’ottica di limitare gli sforzi femminili. Bisogna dire però che ci sono state alcune gare che sono state vinte dalle donne, e si trattava sempre di ultramaratone estreme: per esempio Jasmin Paris, anche lei britannica, che vinse nel 2019 un’ultramaratona di 428 km, per la precisione la Spine Race, in 83 ore battendo gli uomini e facendo il record della maratona. Si tratta di un campo estremo, che dimostra comunque che le donne hanno una resistenza e una resilienza superiore a quella degli uomini. Ma a mio avviso questa superiorità si vede anche in altre attività.
La novità che c’è stata con la vittoria di Arianna è che si tratta di una competizione che si avvicina di più a quelle ufficiali, anche se la durata di 6 ore è comunque impegnativa. Se fino a prima le donne riuscivano a superare gli uomini in competizioni estreme, questa volta la performance richiesta era sicuramente di grande impegno ma meno estrema.

Molte discipline sportive se praticate al maschile o al femminile sono molto differenti. È innegabile che fisicamente e fisiologicamente uomini e donne sono diversi e interpretano lo stesso sport in modo differente. Come spiega che una donna, nelle gare di gran fondo, arrivi addirittura a superare un uomo? Ricordiamo che alla manifestazione il primo e il secondo posto era tutto al femminile, i maschi sono arrivati dopo.

Nell’ambito del metabolismo aerobico abbiamo alcune condizioni in cui si consumano prevalentemente grassi, altre in cui si consumano miscele di grassi e zuccheri o solo zuccheri. Quando si consumano prevalentemente o quasi esclusivamente grassi, come nel caso di una maratona di 6 ore, quale la Capri-Napoli, le donne risultano favorite rispetto agli uomini, perché gli estrogeni rispetto agli ormoni maschili favoriscono l’utilizzo dei grassi. C’è però da fare un ragionamento specifico sul nuoto: le donne in genere, e Arianna in particolar modo è una delle atlete che ha dei valori di costo energetico della nuotata più bassi. Le donne in acqua consumano molto meno degli uomini. Mentre il costo energetico nella corsa per unità di massa corporea, cioè per kilogrammo di peso, è abbastanza simile tra uomo e donna, nel gran fondo le donne consumano un 30% di meno e Arianna, tra tutte, è una di quelle che consuma particolarmente poco. Questa condizione nel nuoto, ma in particolar modo nel gran fondo, potrebbe portare a favorire la prestazione delle donne rispetto agli uomini, perché è vero che la potenza metabolica è comunque più bassa, ma se il costo energetico è notevolmente inferiore allora il vantaggio è superiore.

Ritiene che una certa metodologia di allenamento possa influire in maniera così importante?

Quella che i fisiologi chiamano potenza lipidica, cioè la capacità di produrre energia ad alto livello nell’unità di tempo utilizzando i grassi come carburante, è già molto importante nella 10 km di fondo nel nuoto, lo è ancora di più nella 25 km e, a maggior ragione, una potenza lipidica media adeguata diventa fondamentale in una gara come la Capri-Napoli. Sicuramente si sono sviluppate nella maratona, nel ciclismo e nel nuoto delle metodologie specifiche per migliorare la potenza lipidica individuale, anche se queste metodiche però sono comuni per uomini e donne, sono sostanzialmente le stesse. Rimane il fatto che le donne si sono avvicinate, storicamente parlando, da meno tempo a queste competizioni e quindi godono di un’evoluzione più rapida rispetto agli uomini.

Il nuoto in acque libere ha una preparazione molto diversa da quella del nuoto in vasca; gli aspetti su cui ci si focalizza sono sicuramente tecnici, quindi propri della nuotata, ma a livello metabolico si cercano stimolazioni di tipo aerobico, di soglia e di VO2max. Ritiene che alcuni di questi lavori possano essere assimilati meglio dalle donne con risultati migliori in gara?

Ricollegandomi a quanto detto precedentemente, le donne, grazie al basso costo energetico e a una maggiore capacità di utilizzo dei grassi, combinati al fatto di avere una predisposizione individuale per caratteristiche genetiche, possono essere più facilmente stimolabili e adattabili rispetto agli uomini. E quindi, soprattutto nei lavori aerobici, un’atleta come Arianna, che ha già avuto risultati mondiali nella 25 km, risulta particolarmente predisposta. Ovviamente la prestazione è fatta anche dallo sprint finale, quindi si deve necessariamente tenere conto di andature come un VO2max e anche oltre. L’allenamento deve avere come obiettivo quello di esaltare le qualità genetiche migliori di un atleta, e non quello di compensare le carenze. Questo è ciò che sicuramente il suo allenatore, Fabrizio Antonelli, fa con un’atleta come Arianna. L’allenamento proposto è indirizzato in questo senso e quindi favorisce la crescita prestazionale dell’atleta. Questo ragionamento comunque si potrebbe estendere agli atleti molto dotati indipendentemente dal genere. Il grosso dell’allenamento è rivolto a cercare di andare il più veloci possibili, mantenendo un utilizzo prevalente dei grassi, che poi è la traduzione pratica di quanto detto prima, ossia incrementare la potenza lipidica. Ciò significa riuscire ad andare sempre più veloci a parità di utilizzo dei grassi. E probabilmente su questi parametri, una donna predisposta geneticamente come lo è Arianna, può avere un condizionamento più efficace dei maschi. Nel corso della storia, donne sottoposte a questo condizionamento specifico ce ne sono state molte meno rispetto ai maschi.

Negli ultimi anni si è riscontrato uno sviluppo delle ragazze un po’ diverso rispetto a qualche tempo fa. Le abitudini alimentari sono cambiate e lo stesso sviluppo auxologico è diverso. Ritiene che questi cambiamenti possano influenzare gli adattamenti che si cercano e si ottengono con l’allenamento?

Fra i motivi per cui c’è un miglioramento complessivo delle prestazioni bisogna considerare un progresso tecnico, del materiale tecnico utilizzato, un miglioramento delle metodologie di allenamento applicate, e anche un progresso legato ad una migliore alimentazione. Il miglioramento delle caratteristiche fisiche è legato, oltre che a una sana alimentazione, anche a maggiori controlli sanitari durante l’infanzia. Si tratta di un processo storico, un’evoluzione che contribuisce a questa crescita, a questo miglioramento. Le donne, storicamente parlando, hanno avuto queste opportunità un po’ più tardi rispetto agli uomini, ma ora colmano la distanza molto più rapidamente. Gli atleti di oggi possono beneficiare di quello che sostanzialmente è il miglioramento della qualità della vita in generale e vale un po’ per tutte le discipline sportive. Il gap nelle discipline di potenza resta comunque importante perché comunque gli aspetti di forza muscolare sono diversi tra uomini e donne; ma nelle discipline di resistenza, ed in particolar modo di resistenza particolarmente prolungata, per i motivi che abbiamo detto, il divario tende ad assottigliarsi. E più è prolungata la competizione e più il divario si assottiglia, fino ad arrivare, in condizioni particolari, addirittura ad un ribaltamento per cui si vede una donna davanti a degli uomini. Tutto va contestualizzato, ma nel caso specifico della Capri-Napoli, Arianna aveva degli avversari al suo livello, perché stiamo parlando di atleti internazionali, e le condizioni di gara erano le medesime per tutti.

Una gara di OpenWater è soggetta a molte più variabili rispetto a una gara in vasca. La condizione mentale, specie su distanze importanti come può essere la Capri-Napoli, la fa da padrone. Nella sua esperienza di medico federale e Presidente della Commissione Medica FIN ha osservato importanti cambiamenti da parte delle atlete anche sotto questo aspetto?

Sicuramente una gara come la Capri-Napoli presenta molte variabili, è una gara in linea, non a circuito come altre competizioni, per cui diventa un vero e proprio sport di situazione. I campionati del mondo, le Olimpiadi stesse vengono fatti in bacini riparati o addirittura artificiali, in condizioni di acqua particolarmente calma, quindi con delle variabili ridotte. Una maratona di acque libere come la Capri-Napoli necessita anche di una strategia di gara più accurata, perché si potrebbero verificare, e quindi sfruttare, situazioni a favore oppure incappare in situazioni sfavorevoli che vanno a penalizzare la prestazione. Arianna e il suo allenatore hanno avuto anche la bravura di individuare la strategia giusta e di questo bisogna rendere merito. La strategia di gara per forza di cose comprende anche la condizione mentale dell’atleta, la convinzione di potercela fare, la capacità di gestire imprevisti. Anche sotto questo aspetto si sta crescendo molto. La capacità di resistere ad uno stress mentale legato ad uno sforzo di lunghissima durata è sicuramente una prerogativa più marcata in alcune donne che in alcuni uomini. La straordinarietà di questo risultato è che le condizioni non erano estreme come in altri casi.
È sicuramente innegabile che Arianna ha fatto veramente una grande prestazione, ottenendo un grande risultato ed ha dimostrato che le donne possono battersi ad armi pari con gli uomini e che addirittura, in questa disciplina, le prestazioni possono essere sovrapponibili.

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