Glorificare la bellezza

Lo sport  produce la bellezza perché l’atleta in azione è una bellissima scultura vivente“. (Pierre De Coubertin)

E’ indubbio che De Coubertin volesse con la sua idea di sport glorificare la bellezza. Ma per capire cosa volesse dire quando parlava di bellezza, dobbiamo prima aggiungere qualcosa. Il presente, infatti, è il mondo delle parole svanite. Dire bellezza oggi equivale a dire molto meno di quello quello che un certo tempo poteva attribuirgli. Per noi bellezza equivale a “estetica”, intesa come semplice dottrina della percezione e della misura. Si tratta di una specie di ordine autonomo che riguarda le proporzioni e la produzione di prodotti ben confezionati. Ma un tempo, per un ottocentesco, imbottito di cultura classica, proclamare bellezza voleva dire molto di più.

Bellezza 1

Se diceva “bellezza“, sicuramente De Coubertin non pensava solo a come un oggetto poteva apparire alla vista, o in generale ai sensi, ma a come quello spettacolo poteva colpire l’anima. E parlare di anima, o se preferite un modo meno condizionato, quando è il nucleo dell’esperienza umana del soggetto ad essere coinvolto, allora non possiamo allontanare questa cosa dal suo legame inscindibile con l’idea di bene. Così pensavano anche gli antichi e i medioevali e perché no? Così possiamo pensare anche noi.

Bellus

Bello come intendiamo noi, in latino si diceva pulcher o formosus, non bellus. Bellus è il diminutivo di una forma antica del termine bonus, per l’appunto “buono”. La questione del bene, quindi, la parola ce l’aveva dentro. Se rivolto ad una persona significava gentile, amabile, piacevole, grazioso, sano. Se riguardava una cosa la definiva buona, eccellente, conveniente, adatta e opportuna. Era un termine affettuoso, famigliare, probabilmente prossimo, come significato, alla nostra parola ‘attraente’, una parola generale che ne contiene molte altre. Era quindi un termine sufficientemente chiaro, ma anche carente di specificazione. In questo senso, quindi, voleva sempre dire qualcosa di più di quanto diceva.

Bellezza 2

La parola “Bellezza” contiene quindi un vero mondo di pensieri da celebrare. Tutti ben rappresentati nello sport. “Bellezza” dice ordine, armonia, proporzione delle parti, ma anche rapporto col tempo, con lo spazio, con l’espressione artistica. Ci sono poi anche questioni che rimangono più in ombra. Se la bellezza, ad esempio, si dà soltanto nel tempo, c’è la possibilità che sia impossibile realizzarla. In questo caso non sarebbe che una promessa. Se invece dovesse intendere la possibilità di superare il tempo stesso, allora l’esperienza che produce sarebbe rivelazione di un eternità possibile e quindi ipotesi di felicità. Se poi, invece, questo superamento del tempo fosse solo nella forma dell’arte, come capacità di conservare l’atto estetico, allora “bellezza” avrebbe la memoria di ciò che il mondo ha sempre cercato di rimuovere e reprime, vale a dire soprattutto la fatica, il dolore e la sofferenza dei vinti.

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