Protocollo FIN: regole, applicazione e scenari futuri

A tre settimane della pubblicazione del documento che integra quanto indicato nelle Linee Guida emanate dalla FIN “Misure di sicurezza da adottare negli impianti sportivi dotati di piscina e palestra per la Fase 2” sembra ormai maturo il tempo per poter fare un primo bilancio sulla effettiva applicazione dello stesso e sulle problematiche connesse.

Per prima cosa, il Protocollo sollecita il senso di responsabilità di tutti i dirigenti, tecnici e atleti al rispetto delle indicazioni delle autorità competenti: con il recente aggiornamento si forniscono ulteriori indicazioni in tal senso, volte ad evitare i contagi e a non esporre la Federazione Italiana Nuoto a responsabilità per eventuali infezioni da SARS-CoV-2, che possano essere contratte durante le attività di allenamento e/o di competizione svolte dalle Società nelle varie discipline. In particolare, il documento dispone di evitare la partecipazione alle attività sportive in condizioni di alterazione del proprio stato di salute (anche molto modesta) e, in tal caso, di consultare immediatamente il proprio medico o il medico sociale. Viene poi ribadita l’importanza di individuare, da parte della Società sportiva, un Referente per le misure di riduzione del rischio di contagio dai SARS-CoV-2, al quale gli operatori sportivi del sodalizio possano rivolgersi per dubbi e chiarimenti.

Fermo restando quanto già riportato dalle linee guida federali “Emergenza Covid-19. Misure di sicurezza da adottare negli impianti sportivi dotati di piscina e palestra per la fase 2” del 19 maggio 2020 e ad integrazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell’11 giugno 2020 recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, il Protocollo, per evitare la diffusione del virus, per quanto riguarda il nuoto,  dispone quanto segue:

  • è opportuno indossare la mascherina e osservare la distanza interpersonale di almeno 1 metro (preferibilmente di 2 metri) tra gli operatori sportivi e con gli atleti, quando non direttamente impegnati in competizione (camera di chiamata, controllo antidoping, trattamenti fisioterapici, ecc);
  • una volta stabilito il numero massimo di persone che potranno avere accesso contemporaneamente all’impianto sportivo, le manifestazioni dovranno essere suddivise in più sessioni di competizione giornaliere per mantenere il numero degli atleti e dei tecnici entro i limiti previsti per garantirne la sicurezza tramite il corretto distanziamento interpersonale, sia nelle fasi di riscaldamento e di competizione sia per occupare gli spazi destinati agli atleti e agli operatori. A tale fine dovranno essere definiti anche i periodi di accesso all’impianto e al piano vasca per ciascuna delle sessioni di gara per gli atleti in essa impegnati e dovranno essere predisposti elenchi nominativi per ciascuna sessione in modo da facilitare il controllo;
  • le fasi di riscaldamento e defaticamento dovranno essere programmate in modo da mantenere il numero di chi usufruisce delle vasche ad esse dedicate nei limiti previsti dalle norme di sicurezza, regolando accesso ed uscita in modo da evitare sovrapposizioni e sovraffollamento;
  • eccetto che per i giudici di gara ed eventuale personale dell’organizzazione espressamente autorizzato (oltre naturalmente a chi deve gareggiare), il piano vasca dovrà essere sempre libero da atleti e operatori sportivi, salvo che nelle fasi di riscaldamento. Gli atleti dovranno sostare, rispettando le opportune distanze di sicurezza, negli spazi loro assegnati sino al momento in cui dovranno accedere alle camere di chiamata per avviarsi alla partenza. Tutti gli operatori sportivi sono tenuti a restare negli spazi previsti;
  • qualora dopo la gara, prima di andare a defaticarsi, l’atleta volesse passare dal tecnico in tribuna atleti, dovrà seguire il percorso previsto dal protocollo in modo da evitare assembramenti e sovrapposizione dei due sensi di marcia;
  • è prevista la pulizia e la sanificazione degli spazi utilizzati da atleti e operatori sportivi al termine di ogni sessione e anche nelle fasi di competizione per quanto riguarda blocchi di partenza, sedie, ceste e quant’altro sia stato utilizzato fra un turno, serie o batteria e l’altra;
  • la punzonatura e il briefing saranno contemporanei. I nuotatori arriveranno in camera di briefing/punzonatura sapendo già il numero della propria batteria e il proprio numero di partenza. La chiamata dovrà essere fatta con microfono o megafono, e il personale addetto dovrà indirizzare i concorrenti. La camera di briefing/punzonatura dovrà essere organizzata all’aperto con file di sedie adeguatamente distanziate. Mentre un giudice spiegherà il percorso, un giudice munito di pennarello, guanti e mascherina procederà con la punzonatura. Appena terminata la procedura, i nuotatori prenderanno posizione in acqua sull’apposita linea di partenza (corsia/corda/pontone) e quando saranno tutti allineati il giudice di partenza farà partire la serie. Tra la punzonatura di un gruppo e l’altra, una persona addetta, messa a disposizione dell’organizzazione, procederà con la pulizia/disinfezione delle sedie;
  • la partenza dovrà essere collocata in una posizione diversa dall’arrivo;
  • le partenze dovranno prevedere un numero di atleti definito per mantenere un distanziamento interpersonale adeguato, che sarà predisposto sino dalle fasi preliminari. I nuotatori partiranno dall’acqua e con apposita corda/corsia/pontone, che mantenga un distanziamento di almeno 1 metro tra di loro. Per mantenere il corretto distanziamento, segni distintivi andranno apposti sulla corda/corsia/pontone, dove il nuotatore dovrà aggrapparsi/appoggiarsi con le mani. Nel caso che debbano essere previste più partenze, esse dovranno susseguirsi con un tempo minimo di almeno 5 minuti l’una dall’altra;
  • nel caso di partenze separate, gli scaglioni di nuotatori saranno divisi in agonisti e master, maschi e femmine. Per gli agonisti partendo dalla categoria assoluta a scendere (assoluti, cadetti, juniores e ragazzi). Per i nuotatori master le batterie di partenza saranno composte con nuotatori della categoria più giovane alla più vecchia in ordine crescente di età.

 

Ancora, riguardo alla modalità di procedere alle cerimonie di premiazione, sia nella fase di aggregazione dei premiati sia in quella di consegna delle medaglie, tutti dovranno indossare la mascherina, evitando i contatti ravvicinati tra gli atleti e con le autorità premianti: queste ultime indosseranno guanti, che saranno sostituiti a ogni premiazione. Le medaglie saranno consegnate direttamente nelle mani dell’atleta che provvederà personalmente ad indossarla.

Relativamente agli ufficiali di gara, giudici e cronometristi, essi sono tenuti a rispettare le disposizioni di distanziamento interpersonale previste dalle norme di sicurezza, in particolar modo quando si verificano fasi di sovraffollamento o di avvicinamento ad atleti reduci da sforzo, nonché ad indossare sempre la mascherina durante lo svolgimento della loro attività nel corso della competizione; mentre gli arbitri della pallanuoto sono esentati dall’uso della mascherina esclusivamente nel corso della partita durante la quale dovranno mantenersi a distanza di sicurezza (di almeno 2 metri) da atleti e tecnici.

Per quanto concerne la questione riguardante la volontarietà/obbligatorietà del test anti Covid-19 che precedono la competizioni, la questione sembra più complessa.

Si legge, nel documento, che:

“L’effettuazione di test sierologici per la ricerca degli anticorpi anti-SARS-CoV-2 IgM e IgG, preferibilmente con prelievo ematico, secondo le metodiche approvate dalle autorità competenti o con tecnologie di prossima validazione quando disponibili, è fortemente raccomandata prima dell’inizio dell’attività per gli atleti e per tutti i componenti dello staff tecnico della squadra o del gruppo agonistico e, qualora il medico sociale lo ritenga necessario sulla base della situazione epidemiologica, anche periodicamente durante la stagione agonistica. In particolare, per la pallanuoto, considerato il contatto ravvicinato durante il gioco, si consiglia, per esempio, di fare i test sierologici per atleti e staff con una frequenza almeno quindicinale. Tali indicazioni sono valide anche per gli ufficiali di gara e in particolare per gli arbitri di pallanuoto.”

Gli atleti, le squadre, lo staff e gli ufficiali di gara, quindi, sono “fortemente raccomandati” di effettuare un test sierologico. Il comitato tecnico scientifico FIN non obbliga a sottoporsi al test e indica la possibilità di sottoporsi al tampone solo dopo accertamento di positività per IgM o IgG riscontrato in seguito a test sierologico.

Il Protocollo, infatti, dispone che “i test hanno un significato epidemiologico e di controllo nell’ambito della tutela della salute dell’atleta, ma non rappresentano una “patente” di immunità al COVID-19 per lo svolgimento dell’attività sportiva. In caso di positività per IgM o IgG o entrambe è necessario fare un tampone naso-faringeo per la ricerca dell’RNA virale (i positivi sono da considerare non infettanti solo se il tampone è negativo)”.

Alla luce di tutto questo, nel mondo del nuoto è sorto il quesito se fosse il caso rendere obbligatorio e non volontario il test o se, addirittura, fosse il caso di proporre direttamente il tampone come prova per scoprire la positività/negatività da Covid-19, come peraltro già predisposto da altri sport come il basket (le disposizioni FIP, per la ripresa delle competizioni ufficiali prevedono, nelle categorie professionistiche o semi come Serie A e l’A2 maschile, un test sierologico e doppio tampone negativo a 72 ore dal primo. Per B, C Gold, C Silver maschile, serie A in carrozzina e A1 e A2 femminile un esame sierologico e tampone rapido).

Pertanto, se in merito alle modalità di comportamento in piano vasca il Protocollo sembra essere chiaro, preciso e di facile ed utile applicazione – seppur con qualche incongruenza per la disciplina della pallanuoto che, per sua natura, presume durante le partite uno stretto contatto tra giocatori, i quali poi devono tenere la distanza  in panchina o ai time out –, non pare esserci medesima unanimità di consensi per quanto riguarda l’indicazione del test sierologico “volontario” come unico strumento di controllo per attestare lo stato di salute di un atleta, dello staff o degli ufficiali di gara.

 

Questa scelta può ingenerare diffidenza da parte degli addetti ai lavori: un atleta che sceglie di sottoporsi volontariamente ai test rischia, infatti, di veder vanificato il proprio “investimento” se dovesse incontrare in gara altri atleti, ufficiali di gara o anche solo membri dell’organizzazione che non si sono sottoposti agli stessi test perché non obbligatori. Lo stesso “tampone” appare utile ed efficace se periodico e non occasionale, o se fatto solo dopo il test sierologico, al fine di monitorare in maniera affidabile ed effettiva l’eventuale diffusione del contagio.

È doveroso considerare, poi, anche quanto sta accadendo nel settore pallanuoto con il rinvio dell’inizio dei campionati ufficializzato con un comunicato del presidente della FIN Paolo Barelli, il quale riporta: “considerata l’applicazione delle disposizioni governative in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, che prevedono tra l’altro l’isolamento dei contagiati e la quarantena delle persone che vi sono state a stretto contatto, abbiamo deciso, in accordo con le società, di rinviare l’inizio dei campionati”. A margine di questa decisione, si è discusso di un eventuale cambiamento della formula del campionato stesso: si è proposto di giocare in concentramenti in sede unica (con l’ipotesi della suddivisione sulla base di criteri geografici per limitare gli spostamenti), con l’effettuazione di tamponi prima e dopo ogni concentramento per tutte le squadre, lo staff e gli arbitri partecipanti. Una formula rischiosa, ma che cerca di fornire una soluzione alle questioni irrisolte di cui sopra.

Ad ogni buon conto, il Protocollo rimarrà in vigore fino al 31 Ottobre sebbene l’auspicio generale sia di un rapido arrestarsi della diffusione del Covid-19, è bene considerare attentamente tutte le opzioni disponibili per la tutela della salute generale sia seguendo le indicazioni del Comitato tecnico scientifico FIN, ma anche facendo appello a quello spirito di responsabilità e solidarietà menzionato più volte all’interno dello stesso Protocollo e che la stessa FIN si augura possa guidare tutti gli operatori del settore in un momento critico come il presente, che tuttavia non può far abbandonare o rinunciare alla pratica, anche agonistica, e alla diffusione delle discipline federali.

 

Cristina Varano – Avvocato del Foro di Roma; esperto di giustizia sportiva; Procuratore Federale FIJLKAM/FIPE; Procuratore Aggiunto FISE

Andrea Doro  Laureando in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Trento; Ufficiale di gara FIN (Arbitro nazionale di pallanuoto – Serie A2)

Foto © Dialola
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