Quando la gente paga non capisce più niente

Quando la gente paga non capisce più niente. Capisco. È normale sia così.
Nel mio post su Facebook sulle società sportive e i contributi versati che trovate in calce, qualcuno ha risposto arrabbiato dicendo “allora bisogna fare beneficenza alle società sportive?” Ritenendo di non aver sbagliato a chiedere il rimborso di una quota. Lo capisco. L’idea che tutto si paga, tutto è un guadagno, che se si fa qualcosa vuol dire che qualcuno fa soldi è troppo dominante nel pensiero ricorrente. E forse è anche vera.

Eppure esistono organizzazioni che danno molto di più di quello che uno paga e sono le società sportive (quelle vere). Quando ero bambino addirittura non si pagava neanche.

Il testo diceva proprio l’opposto della contestazione: “avete ricevuto prestazioni superiori a quello che avete pagato” quindi non fate nessuna beneficenza, ricevete, non date.

Solo perché esistono le associazioni è possibile. Senza le società sportive sarebbe impossibile una cosa del genere. Nessuna bottega può chiedere di meno di quello che dà. Solo società. Società, cioè cittadini che si mettono insieme per uno scopo e non aziende (anche se vanno gestite come tali per stare in piedi). Non è un’accusa. è una constatazione.
Anzi, ritengo proprio che sia giusto così. Le società devono dare di più di quello che chiedono. Altrimenti lo sport non lo farebbe nessuno. Solo i ricchi.

Lo sport non può essere solo per i ricchi. Ma perché si mantenga per tutti non va abbandonato al sistema commerciale, agli appalti al ribasso, agli enti pubblici che pretendono si costruisca il tetto della piscina in cambio della concessione o che si facciano investimenti sui posteggi.

La pretesa dell’ente pubblico (che guarda caso siamo sempre noi) dovrebbe essere che si continui a fare sport, lo si faccia ad un prezzo accessibile, si aiuti chi non può permettersi neanche quel contributo, lo si faccia seguiti da professionisti e all’interno di istituzioni che l’abbiano a cuore.

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